Paolo Benvegnų

H3+

2017 (Woodworm) | songwriter, alt-pop

Perché non parli?
Forse non ti piace la notte?
(da “Olovisione in parte terza”)

Il viaggio. Il buio. Il vuoto. La scoperta. Il rientro verso casa. E, finalmente, la luce. Paolo Benvegnù ci invita a bordo di un’ipotetica astronave per seguirlo in un trip interstellare fuori da ogni percezione, alla scoperta dell’ignoto, verso infinite distese di mondi da esplorare, dove il tempo esiste solo come percezione.
La disciplina dell’impossibile si concretizza in “H3+”, molecola fondamentale, fra le più abbondanti presenti nell’universo, una particella elementare che potrebbe far presumere un nuovo inizio: invece siamo al cospetto della felice chiusura di un’illuminata trilogia, iniziata con i personaggi di “Hermann” e proseguita dentro le stanze di “Earth Hotel”.

Meno prolisso del primo, meno immediato del secondo, “H3+”, quinto album firmato da Benvegnù (senza contare il live “Dissolution”, una selva di Ep e la lunga traiettoria condivisa con i redivivi Scisma), è un progetto elegante e ricercato, ma non certo il più accessibile della sua carriera.
Ci vuole pazienza e amore per penetrare nelle cadenze di “Victor Neuer” (nobilitata da una bella partitura d’archi), l’ode composta per dar via all’odissea astrale, che vuole essere esplorazione dell’infinito, ma al tempo stesso metafora di un percorso di ricerca interiore, attraverso vertigini e tempeste.

Sospinta dai tappeti electro di “Macchine” e dal dolce svolazzo pianistico che introduce “Olovisione in parte terza”, l’astronave prosegue la propria navigazione, tirando a bordo persino il Bowie - uno che di mondi “altri” se ne intende - di “Ashes To Ashes” in “Goodbye Planet Earth”.
Dopo aver ingannato il buio della notte, proprio quando l’alienazione stava per impossessarsi dell’equipaggio (“Boxes”), ecco finalmente la luce, il rientro a casa, il ritorno sulla Terra, sottolineato dalle maestose escursioni jazzy di “Slow Parsec Slow” (ospite il sax di Steven Brown dei Tuxedomoon), dalla radiosità pop di un drink consumato da “Astrobar Sinatra” (complimenti per il titolo) e dalle scintillanti trame acustiche della conclusiva “No Drinks No Food”, di nuovo con gli archi in gran spolvero.

Sono queste le tre perle di rara bellezza presenti in “H3+”, il meritato premio per tutti coloro che avranno saputo sostenere, nei trenta minuti precedenti, un percorso meno diretto del solito, varcando orizzonti soltanto per perdersi una volta ancora.
Tutto questo puoi chiamarlo amore, puoi chiamarla idiozia, ma è soltanto infinita, smisurata poesia. E alla fine, smettendo di appartenere, sospesi fra ghiaccio e idrogeno, tutto diventa luce, tutto s’illumina, per sempre.

Il sole esplode
E finalmente non vedo più
(da “Astrobar Sinatra”)

(07/03/2017)

  • Tracklist
  1. Victor Neuer
  2. Macchine
  3. Goodbye Planet Earth
  4. Olovisione in parte terza
  5. Se questo sono io
  6. Quattrocentoquattromila
  7. Boxes
  8. Slow Parsec Slow
  9. Astrobar Sinatra
  10. No Drinks No Food
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