Paul Draper

Spooky Action

2017 (Kscope) | alt-pop, rock

Dopo i due convincenti Ep dell’anno scorso, per Paul Draper era arrivato il momento di definire meglio questa prima fase della carriera solista con un album, che puntualmente arriva ora, 14 anni dopo lo scioglimento dei Mansun. Il percorso di avvicinamento a questa uscita è stato segnato dall’annuncio di sei concerti che si terranno in Gran Bretagna nel mese di settembre, tutti già sold-out, e dal dialogo sempre più continuo con i fan, che hanno avuto modo di seguire tutte le vicende legate alla realizzazione del disco tramite i profili dell’artista sui vari social e un paio di gruppi su Facebook.

Analizzando i credits, si nota come, dal punto di vista della scrittura, sono più le canzoni nate da collaborazioni rispetto a quelle scritte totalmente da Draper. Cinque brani su 11 vedono come co-autrice Catherine Anne Davies, aka The Anchoress, con la quale il sodalizio artistico è sempre più forte; un’altra canzone è stata scritta con il compositore Richard Ayres e in un’altra ancora è accreditato come autore nientemeno che Dominic Chad, il chitarrista dei Mansun stessi. Questo non significa che tra i due ci sia stato un riavvicinamento, anzi, ma, semplicemente, Draper ha preso per questo suo disco anche una canzone nata ancora ai tempi della vecchia band, quando i due scrivevano spesso insieme.

Il tocco di Draper su tutta l’opera è comunque evidente, sotto ogni punto di vista. Lo stile melodico rimanda immediatamente a tutto ciò che ha fatto in precedenza, ed è sicuramente l’elemento che meno è mutato in tutti questi anni; per quanto riguarda il suono, lo sviluppo delle canzoni e i testi, viene confermato quanto già si percepiva chiaramente dagli Ep del 2016: non si vuole rinnegare il passato, ma lo si vuole usare semplicemente come un punto di partenza per esplorare nuove strade. Ovviamente qui, essendoci un maggior numero di canzoni, il ventaglio di idee messo in mostra è decisamente più ampio.
Dal punto di vista compositivo, abbiamo episodi quasi free-form, come l’iniziale, ambiziosissima, “Don’t Poke The Bear”, o dall’attitudine prog, come la già nota “Friends Make The Worst Enemies” (qui presente in versione estesa rispetto all’Ep), accanto ad altri dall’andamento più lineare ma che non aderiscono completamente alla forma-canzone (la successiva “Grey House” o “Who’s Wearing The Trousers”), e ad altri ancora in cui invece lo schema strofa-bridge-ritornello la fa da padrone (il singolo “Things People Want”).

L’aspetto sonoro è quello in cui Draper cerca quante più idee possibili. L’elemento di maggior novità è senz’altro dato dall’utilizzo dei synth, che già erano apparsi nel primo brano mai pubblicato dal Draper solista, ovvero “Feeling My Heart Run Slow”, presente anche qui, e che in altre canzoni sono ancora più protagonisti, sempre comunque all’interno di un contesto sonoro stratificato e ricco di dettagli. In generale, la produzione è mediamente più pesante rispetto al passato, ma allo stesso tempo gli strumenti sono usati in modo più dinamico: non ci si limita mai a tenere un accordo per sostenere la melodia, ma si cerca sempre di dare la giusta spinta all’interno di ogni singola linea strumentale utilizzata. Lo stesso si può dire del timbro vocale: già con i Mansun la versatilità di Draper era rimarchevole, ma ora si cercano senza paura tonalità ancora più alte, o più basse, e non si teme di cantare in modo più sporco, ruvido, quasi urlato se è la scelta più adatta nel contesto della canzone.

I testi, sempre molto importanti nell’opera di Draper, mantengono il carattere introspettivo del passato, ma trattano tematiche diverse, legate alla sfera personale dell’individuo, con un linguaggio e un’attitudine in equilibrio tra autobiografia e capacità di far immedesimare anche l’ascoltatore nelle situazioni presentate, grazie anche a descrizioni più dirette, senza l’utilizzo di metafore e personaggi fittizi come avveniva con i Mansun.
Attenzione ai dettagli e voglia di evolversi, quindi: due cose che spesso portano a risultati qualitativamente elevati, cosa che avviene anche in questo caso. “Spooky Action” è un disco denso e intenso, ma mai ridondante, e ogni singolo momento ambisce a risultare ricco di significato, riuscendoci.
Certo, ci sono un paio di episodi che convincono meno, ovvero una “Feel Like I Wanna Stay” a cui manca un po’ di groove per decollare completamente, e, come detto già in sede di recensione del relativo Ep, la produzione di “Feeling My Heart Run Slow” potrebbe essere più ariosa e scorrevole.
Tutte le altre canzoni, invece, sono impeccabili dal punto di vista formale e trascinanti da quello emotivo, e, nel corso di questi 54 minuti, l’ascoltatore viene travolto, spintonato, aiutato, coccolato o alleggerito in un vero e proprio viaggio destinato a lasciare il segno.

Meritano una menzione particolare le due canzoni migliori del lotto, ovvero “Jealousy Is A Powerful Emotion” e “You Don’t Really Know Someone, Til You Fall Out With Them”. In entrambe, si nota una particolare abilità nel creare uno spazio molto ampio, partendo da linee melodiche rotonde e avvolgenti, nel quale è più facile inserire un gran numero di strumenti senza che si perda in fluidità, oltre a variazioni sul tema principale che rendono la canzone più interessante, mantenendone intatta la coerenza. Il fatto che, con questa tipologia di brani, Draper e il suo team abbiano dato il meglio, non fa comunque auspicare che si concentrino maggiormente su essa in futuro, ma si spera sempre che venga mantenuta la voglia di svariare così tanto, visti i risultati comunque molto soddisfacenti.

Adesso, mancano solo i sei concerti di settembre per certificare in pieno il ritorno in grande stile di un artista che ha comunque già dimostrato, grazie al lavoro in studio, di essere ancora ispirato e in grado di mettersi in gioco ad alti livelli. Draper ha già annunciato che a febbraio-marzo 2018 farà un tour britannico più ampio e in venue più grandi, ma intanto ha dato a tutti la possibilità di ascoltare un disco bello e importante, che merita grande attenzione.

(16/08/2017)



  • Tracklist
  1. Don't Poke The Bear
  2. Grey House
  3. Things People Want
  4. Who's Wearing The Trousers
  5. Jealousy Is A Powerful Emotion
  6. Friends Make The Worst Enemies
  7. Feeling My Heart Run Slow
  8. You Don't Really Know Someone, Til You Fall Out With Them
  9. Can't Get Fairer Than That
  10. Feel Like I Wanna Stay
  11. The Inner Wheel
Paul Draper su OndaRock
Recensioni

PAUL DRAPER

Ep One

(2016 - Kscope)
L'ex-frontman dei Mansun riprende il proprio passato ma segue anche nuove strade

PAUL DRAPER

Ep Two

(2016 - Kscope)
Una nuova uscita sulla corta distanza, in attesa dell'album di debutto, per l'ex-Mansun

News
Paul Draper on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.