Pere Ubu

20 Years In A Montana Missile Silo

2017 (Cherry Red) | avant-rock, garage-blues

Sessantaquattro anni e non li dimostra, stiamo parlando di David Thomas, ex-Rocket From The Tombs e mente del progetto Pere Ubu, una delle formazioni più originali ed eccentriche della new wave, autentici trasgressori degli eccessi intellettuali che fecero seguito all’esplosione del punk.
Autore di un garage-rock ai limiti del caos, mai incline all’autocelebrazione, il musicista di Miami è uno dei pochi protagonisti del post-punk ad aver conservato un peculiare profilo stilistico. Il nuovo album a nome Pere Ubu, “20 Years In A Montana Missile Silo”, sembra infatti provenire da un’altra dimensione temporale, quasi come se il musicista avesse tirato fuori dal cassetto un progetto dimenticato o accantonato volontariamente, al punto che l’esuberanza delle prime tracce è non solo riconducibile agli esordi, ma è perfino corroborante e leggermente disturbante.

E’ infatti un David Thomas in forma, quello che ringhia come un personaggio di un film horror incurante dei sinuosi e frastagliati accordi sottostanti (“Monkey Bizness”), o che prende spunto da una vecchia canzone dei James Gang (“Funk 49”) sputando e gracchiando alla maniera di un giovane Iggy Pop, non senza dimenticare le regole del blues (“Prison Of The Senses”), che il musicista avvolge in toni sepolcrali e sudici che non suonano mai confortevoli  (“Walking Again”).

Nella sua pur prevedibile bizzarria art-freak, “20 Years In A Montana Missile Silo” è l’album più autenticamente Pere Ubu da molto tempo a questa parte, inquietante e lugubre come i migliori Yo La Tengo (“Cold Sweat”) e altresì amabilmente paradossale come un brano di Captain Beefheart (“Swampland”). Un album audace, lievemente iconoclasta nel suo accostare un maestro del blues  come Howlin Wolf nel carnale noise-rock di “Howl”, ai soundscape elettronici dei primi Tangerine Dream nell’avventurosa “Plan From Frag 9”.

Non mancano aneddoti e leggende sulla genesi del nuovo disco dei Pere Ubu, a cominciare dai titoli che David Thomas ha scartato prima della scelta definitiva (“Bruce Springsteen Is An Asshole" e "Robert DeNiro Is An Asshole") o dalle session di registrazione, durante le quali i musicisti sono stati isolati in camere oscure con la presenza di un oggetto o di un animale che stimolasse la loro anima selvaggia.
Resta solo la costante impressione che, nonostante David Thomas resti maestro del grottesco, “20 Years In A Montana Missile Silo” riesca solo in parte ad allontanarsi dalle secche della routine, anche se il musicista americano dimostra di saper invecchiare come un buon vino, evitando di affidare il suo appeal all'effetto-nostalgia.

(24/12/2017)



  • Tracklist
  1. Monkey Bizness
  2. Funk 49
  3. Prison Of The Senses
  4. Toe To Toe
  5. The Healer
  6. Swampland
  7. Plan From Frag 9
  8. Howl
  9. Red Eye Blues
  10. Walking Again
  11. I Can Still See
  12. Cold Sweat




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