Peter Perrett

How The West Was Won

2017 (Domino) | alt-rock-pop

Si, lo so, senza gli Only Ones il mondo della musica sarebbe stato forse lo stesso, ma anche a distanza di anni appare arduo non provare un briciolo di emozione riascoltando la loro “Another Girl Another Planet”, come mi sembra alquanto superficiale liquidare le loro gesta con un semplice e frettoloso riferimento ai Television e Lou Reed. Ed è forse per questo personale residuo di romanticismo e stima che ho ascoltato con rispetto e attenzione il ritorno di Peter Perrett, la cui lontananza forzata dalle scene musicali, durata quasi un trentennio con un breve intervallo con la band The One, è stata in parte causata da problemi personali e dalla dipendenza da crack ed eroina.

Ripulito e rigenerato, il musicista inglese affronta con maggior consapevolezza il suo rientro discografico, non va infatti dimenticato che fu proprio Perrett a smorzare gli entusiasmi del ritorno in scena degli Only Ones, rifiutando la proposta di un album di inediti proposto al gruppo dopo il successo nel 2006 di “Another Girl Another Planet”, ripescata per lo spot di una compagnia telefonica.
La sfida più ardua per il musicista è stata quella di recuperare la voce, messa in seria difficoltà da problemi polmonari che non gli consentivano più di portare a termine una canzone. Il tono nasale languido e appassionato è ora più simile a quello di Shane Mc Gowan, anche se lo spettro di Lou Reed fa subito la sua comparsa nell’introduttiva title track, che riprende in parte il riff di “Sweet Jane” per farne un moderno inno anti-Trump.

Il suono è comunque meno abrasivo e ruvido che in passato, il musicista preferisce un registro più ammaliante e sensuale, le esternazioni solistiche sono meno rilevanti, infatti la band, guidata dai suoi due figli Peter Jr e Jamie, predilige atmosfere più compatte e notturne (“Living In My Head”).
Il ritorno di Peter Perrett non è un disco auto celebrativo, l’artista predilige mettere alla prova se stesso raccontando il suo presente, ma anche giocando con ironia sul proprio turbolento passato nella vellutata ballata rock “Something In My Brain“, o indugiando sui sentimenti per la moglie Xena nell’eccellente “An Epic Story”.
Non è nemmeno una semplice raccolta di canzoni, “How The West Was Won”, ogni brano concorre a creare un flusso emotivo ricco e personale. L’incalzante riff soul-rock di “Hard To Say No”, il mood più psichedelico e spirituale della sinuosa e malsana “Living In My Head”, l’epica noir quasi surreale di “C Voyeurger”, la semplicità disarmante di “Troika” e la nostalgica chiosa finale di “Take Me Home” non sono frutto di un’occasionale ritorno di fiamma dell’ispirazione.

Al di là dei prevedibili entusiasmi dettati dalla nostalgia, va infine sottolineato che “How The West Was Won” è un album solido e avvincente, le canzoni hanno tutti i crismi del miglior rock’n’roll, i riff sono agrodolci e gradevolmente familiari, in fin dei conti l'ex-Only Ones è ancora uno dei più abili autori di canzoni sulla morte e sulle sue romantiche e beffarde sfumature emotive.
Peter Perrett è in gran forma e promette nuove eccitanti avventure in quel mondo di mezzo da dove altri visionari (Syd Barrett, Robin Hitchock, Lou Reed) hanno attinto ispirazione. Un gradito ritorno.

(03/12/2017)



  • Tracklist
  1. How The West Was Won
  2. An Epic Story
  3. Hard To Say No
  4. Troika
  5. Living In My Head
  6. Man Of Extremes
  7. Sweet Endeavour
  8. C Voyeurger
  9. Something In My Brain
  10. Take Me Home




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