P.O.P. (Psychology Of Perception)

Ikebana

2017 (FMR) | free improvisation, spettralismo

La sperimentazione acustica ha sempre avuto molto a che vedere con le qualità "fisiche" del suono, oltre che con approcci decisamente eterodossi alla strumentazione classica. Si è già detto dell'importanza di essere realmente presenti a un concerto di musica contemporanea per non disgiungere il piano sonoro da quello gestuale, quasi paritario in un dominio creativo dove ormai non esiste più alcun tipo di regola prestabilita.
Il meister Reinhold Friedl è attore e regista primario di una rivoluzione in costante divenire, con i "suoi" zeitkratzer così come da musicista autonomo, eminente sacerdote dell'inside-piano. Psychology Of Perception nasceva pochi anni fa in forma di duo assieme a Hannes Strobl al basso e all'elettronica, collaborazione confluita nel primo album "Täbriz" (Monotype, 2013).

Oggi la line-up risulta raddoppiata, così da rendere P.O.P. (sic!) un’ancor più variegata cornucopia di sonorità assemblate nelle composizioni astratte di "Ikebana", pubblicato da FMR Records. Al complesso soundscape artificiale si aggiungono il violoncello di Nora Krahl e il corno francese di Elena Kakaliagou: l'uno ponendosi come riflesso speculare delle corde metalliche sfregate e percosse da Friedl, l'altro come unico elemento distintamente tonale di un ensemble principalmente dedito a una stratificazione di linee rumoristiche e armonici di derivazione spettralista.
Molteplici i rimandi alle ricerche più singolari dell’ultimo mezzo secolo: ci sono infatti le tensioni microtonali di Scelsi (“Nageira”) e il concretismo di Lachenmann, così come lo scorrere della sabbia nelle clessidre di Radulescu, ieratico e incolore (“Jiyuka”); “Rikka” è un’occasionale riverenza alle “simmetrie storpie” di Morton Feldman, divenute un’ispirazione comune a moltissime formazioni sia in Europa che nell’America natìa; le onde corte di “Chabana” e “Moribana” si inseriscono nel solco del microsound di marca Wandelweiser, riferimento stilistico più attuale e forse radicale nell’ambito della composizione “libera”.

L'impressione preponderante è quella di uno spazio-tempo deformato, turbato nella sua essenza più sfuggente. L’azione adescrittiva del quartetto misto punta a eludere qualsiasi forma di realismo, attuando un netto distacco da una semantica che possa imitare il mondo sensibile al di là dell'apparato uditivo stesso: tuttavia, sequenze come “Shoka” e “Shimentei” potrebbero lecitamente suggerire l’immagine di una fabbrica abbandonata in cui le macchine abbiano continuato a girare indefinitamente a vuoto, generando clangori stanchi e consumati dal tempo.
La materia sonora si presenta al suo stato grezzo, “ricavata” e redistribuita tra le parti sul momento, con la sapienza artigianale di chi ha piena conoscenza delle proprietà intrinseche agli strumenti, percorsi e stimolati nelle zone che secondo tradizione non competono all’interpretazione classica.

Gli inauditi “Ikebana” di questi talentuosi improvvisatori vanno a situarsi in una regione intermedia di para-musicalità, analizzando da ogni prospettiva possibile i caratteri più enigmatici della gamma sonora “potenziale” in quella regione buia e affascinante che sta al di fuori del sistema tonale.
A metà strada fra divulgazione culturale e suggestione metaforica, gli apparati iconografici del libretto mostrano alcuni esempi delle composizioni floreali che titolano i brani, in certi casi derivate da quei processi aleatori che ancora oggi seducono e alimentano le menti creative della nuova musica.

(17/03/2017)

  • Tracklist
  1. Shoka
  2. Rikka
  3. Nageira
  4. Chabana
  5. Shimentei
  6. Morimono
  7. Jiyuka
  8. Moribana


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