Prostitutes

Dance Tracksz

2017 (Diagonal) | no-wave techno

Prostitutes è l'alter ego di James Donadio, producer americano, che in un lustro di attività, ha inciso per alcune delle maggiori etichette dell'ambito elettronico tra cui Spectrum Spools, succursale della Editions Mego e Opal Tapes. Elemento tanto prolifico quanto sconosciuto, James, che però si tiene in stretto contatto con un certo Oscar Powell, boss della Diagonal.Al quartier generale dell'etichetta londinese, come si sa, prima di essere degli addetti ai lavori sono dei grandissimi festaioli, animali da pista che si scatenano sul dancefloor senza stare a menarsela troppo; lo stesso Powell durante le sue esibizioni live abbatte il muro tra produttore/consumatore, ballando di gusto sui vinili che egli stesso passa in quel momento, spaziando tra techno, industrial, house ambiziosa e rock purissimo (!) aizzando continuamente la folla in una bolgia senza freni. 
Ora in studio le cose si complicano. Ogni volta che viene presentata un'uscita Diagonal, un dilemma insormontabile sorge nelle nostre menti: che genere mai assegnare a questa musica? Il sound fatto in casa da Powell e soci è unico nel suo genere, forse solo la L.I.E.S. di Ron Morelli gli si avvicina. Siamo lontani dalle austerità della scuola berlinese e della sua techno quadrata. Potente ma raffinata, è qualcosa di esponenzialmente più "sporco", che si avvicina concettualmente all'ideologia punk più che a quella di clubbing. No-wave techno è la parola che fa al caso nostro, suonata in una maniera immonda e rude, con degli strumenti digitali scordati e arruginiti, proprio come in un concerto di una punk band sfatta. 
 
Questa premessa era necessaria per descrivere "Dance Tracksz", ennesima mina lasciata esplodere dal quartier generale Diagonal. La libertà che si è preso James per quest'uscita è davvero fuori dal comune anche per la stessa label, già dal fucsia shocking della cover che insieme al moniker "Prostitutes" compone proprio un'accoppiata vincente, fino al suono, che è follia totale: techno sporchissima, infarcita di campionamenti vocali volutamente acutissimi, passaggi attraverso un j-pop caramellato che viene letteralmente dilaniato e stuprato dalla cassa ("Bottle Smashing").
La opening track "Ah 
Yeah" è un inizio a dir poco folgorante dell'opera, con un sample vocale mandato in loop a intorpidire i neuroni prima dell'esplosione a metà traccia, che spazza via anche l'ultimo barlume di resistenza e ti fa vibrare ogni singola fibra del corpo. In "Rudeboy" gli schemi classici del 4/4 saltano del tutto: James fa semplicemente quello che gli pare, piazzando rullanti, cassa, beat in maniera caotica e sconclusionata, anche se deve essere davvero bravo, perché il prodotto è godibilissimo lo stesso, "Hot Key Motherfucker" invece è la sua gemella: stessi ingredienti, stesso feeling. "Reds" e "War Goes On" perdono quel minuscolo filo logico che teneva unite le restanti tracce: una è più lenta e apparentemente più ragionata, mentre l'altra corre su binari ad altissima velocità. 
 
Tra i tanti pregi di questo album, anche il minutaggio estremamente azzeccato: appena 40 minuti scarsi danno il tempo di prendere fiato dopo una sbandata del genere, anche per chi mastica poco certe sonorità.
Dio benedica Powell e la ventata di aria fresca che sta portando nel panorama attuale con la sua 
Diagonal, senza mai perdere, comunque, il punto centrale: scendete in pista e date il meglio di voi.

(04/02/2017)

  • Tracklist

1. Ah Yeah
2. Bottle Smashing
3. Prey
4. Rudeboy
5. I Luv U Bruv
6. Hot Key Motherfucker
7. War Goes On

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