Q'uq'umatz

Well Of Sacrifice

2017 (autoprodotto) | experimental, avant-metal, psych-noise

Ispirato al Popol Vuh, il libro sacro dei Maya, il progetto Q'uq'umatz (messo su da Loren Zibull e Christophe Bassett, entrambi di stanza a South Lake Tahoe, California) vanta una delle musiche più avventurose e aliene degli ultimi anni, un ibrido di sperimentalismo rock senza limiti, metal d’avanguardia, bizzarre incursioni in una musica folk d’antico retaggio, squarci ambientali e acide divagazioni che prendeva forma appena un anno fa, con il già interessante “Tepeu”, seguito dall’ancora stimolante "I Know It's the Trees...".

“Well Of Sacrifice” è il disco della maturità, un lungo viaggio sonoro aperto da “Cave Of The Crystal Sepulchre”, che procede da una sbilenca introduzione psych-folk verso nebulose di cupi rimbombi e distorsioni, inalberandosi, quindi, in tempestoso blackgaze che, tra cielo e terra, assurge a mitico rituale. Ecco spiegata, allora, quell’improvvisa digressione che, intorno all’undicesimo minuto, conduce l’ascoltatore attraverso una no man’s land elettroacustica, roba che sembra uscita dalla mente di uno Steve Roach sotto peyote. La successiva “Cave Of Blood” si dibatte, all’inizio, tra scansioni quasi industriali, salvo lanciarsi, poi, dentro un lungo piano-sequenza fatto di colossali muraglie di noise (i Sonic Youth remixati dai Titani?), telluriche manomissioni del corpo psichedelico, ipnosi melodiche che guizzano sullo sfondo come nubi cariche di sinistri presagi e squarci di folk acustico costruito a partire da oblique strategie oltremondane.

Se i primi quattro minuti circa di “Jaya-Vijaya” (i due nomi sono quelli dei guardiani della dimora di Vishnu, una delle principali divinità Indù) fanno pensare a una versione surrealista delle precedenti due partiture, nel prosieguo sembra di ritrovarsi, invece, prima al cospetto di uno “scheletrico” remake degli assalti ultra-noise dei Gravitar e, quindi, alle prese con una jam psych-rock imbastita da una tribù di uomini primitivi. Su tutto il brano, aleggia un senso di destabilizzazione psichica. All’occorrenza, suoni e timbri sono alterati e deformati, generando un flusso insieme magmatico e sfuggente.
Negli oltre ventiquattro minuti di “Ndaxagua” (il loro capolavoro), i Q'uq'umatz mettono mano, infine, a un vero e proprio tour de force progressivo, buttando nel calderone una specie di new age malsana, dei Chrome virati math-rock, ridde di alchimie etno-spaziali, geometrie e minimalismi, rifferama stordenti, sciami elettronici e voci così orrendamente filtrate da assomigliare ai bisbigli di diaboliche creature che abitano la penombra della materia.
Più che a un disco, "Well Of Sacrifice" assomiglia a un’allucinazione.

(04/01/2018)

  • Tracklist
  1. Cave Of The Crystal Sepulchre 
  2. Cave Of Blood 
  3. Jaya-Vijaya 
  4. Ndaxagua
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