Residente

Residente

2017 (Sony) | latin rap, folk, art-pop, world music

Réné Pérez Joglar, in arte Residente, è il frontman del trio rap portoricano Calle 13. Sono passati ormai dodici anni dal loro debutto e il successo che hanno raccolto nei paesi dell'America ispanofona è stato travolgente, attraversando ogni contesto e classe sociale. Inizialmente la loro musica non disdegnava di ammiccare al reggaeton, poi l'ambizione è andata aumentando, portando a collaborazioni con musicisti dal blasone internazionale. Dal Messico dei Café Tacvba alla Cuba di Silvio Rodríguez, dal Panama di Rubén Blades all'Argentina di Mercedes Sosa e Fabulosos Cadillacs, il parco ospiti dei Calle 13 vanta un sapore panamericano, che più variegato non si potrebbe.
Critica, accademie e colleghi sono pazzi per il trio, come testimonia anche la pioggia di premi (tre Grammy Awards e ventidue Latin Grammys, cifra record). Tuttavia, anche nei momenti più importanti, i loro brani hanno sempre lasciato trasparire una sensazione di freno a mano tirato, dovuta probabilmente a una popolarità enorme cui dover rendere conto.

Ora che i Calle 13 non pubblicano più nulla da tre anni, Residente debutta come solista e pubblica il disco che ha probabilmente voluto pubblicare da sempre, nel segno dell'emancipazione.
Un test del Dna di alcuni anni fa rivelò che le radici dell'artista affondavano in almeno dieci nazioni differenti. Colpito dal fatto, Residente ha viaggiato due anni in giro per il mondo, visitando i posti indicati nel test. Ha registrato durante il viaggio le performance di musicisti locali, perlopiù sconosciuti, ottenendo il permesso di utilizzarle per il suo progetto e pagandoli lautamente. A questi ha poi aggiunto una manciata di star con cui è entrato in contatto e che hanno volentieri acconsentito di far parte di un progetto tanto peculiare. Troviamo così la stellina indie-pop Soko dalla Francia, il celebrato tuareg Bombino, l'immancabile Goran Bregović e la chitarra di Omar Rodríguez-López dei Mars Volta.
Il risultato è un disco rap che non vale neanche più la pena di essere chiamato tale. Le basi sono talmente visionarie, variegate e creative che sarebbe più appropriato parlare di musica totale. C'è spazio per la programmazione e l'elettronica, ma molti strumenti sono suonati dal vivo, dalle chitarre ai fiati passando per organo e arnesi tradizionali. La musica è interamente originale, non c'è spazio per il campionamento di brani altrui, e ogni pezzo è radicalmente diverso dal precedente.
Nessun rapper anglofono ha pubblicato di recente nulla che possa anche solo avvicinarsi a una simile babele. Di suoni, ma anche di lingue, contenendo l'album inserti di cinese, francese, inglese, russo e idiomi minori, a volerne sottolineare la natura globale e temeraria.
Residente un po' rappa e un po' canta, più la prima che la seconda, benché non si tratti di un rap hardcore e sia anzi inclinato a cadenze facilmente memorizzabili.

"Somos anormales" è stata registrata a Tuva, repubblica della Federazione Russa al confine con la Mongolia, con la partecipazione dei maestri di canto armonico Chirgilchin. I loro vocalizzi gutturali e i loro strumenti a corda si intersecano con lo stratificato battito percussivo, mentre Residente sputa con foga un inno alla diversità: "Ciò che si mischia è più interessante, come una mosca con le orecchie di elefante. [...] Originale, non lo possono copiare. Ciò che è impuro non può essere duplicato, la razza si aggiusta quando si danneggia".
A un interludio di due minuti, a base di canto armonico non manipolato, segue "Una leyenda china", con l'intervento della cantante d'opera pechinese Pan Xiaojia. Una splendida, arcana melodia, abbinata agli strumenti locali e al battito elettronico del coproduttore Rafael Arcaute, fanno da sfondo a un rap ammansito, quasi sottovoce, che sciorina metafore spirituali e paesaggi naturali.

"Dagombas en Tamale" si sposta in Ghana e vede cori tribali e tamburi supportare il racconto delle popolazioni costrette a vivere in povertà. "Lo diciamo senza amplificatori, che chiediamo a fare una radio se qui ci sono i tamburi?". Non si tratta ovviamente di una lode alla miseria, semmai di una rivendicazione della dignità, pretesa nonostante la condizione economica. Un argomento che Residente, venendo dalle strade di Porto Rico, sente quantomai suo.
In "Desencuentro" spunta Soko, nata e cresciuta a Bordeaux, che canta finalmente nella propria lingua natale dopo tante canzoni in inglese, e quanto risulta più profonda e poetica così, rispetto a quando utilizza l'idioma universale. Residente canta, quasi recita, con un'espressività pacata degna dei migliori cantautori intimisti, facendo da specchio alla voce fumosa e vellutata di Soko. È una ballata art-pop di infinita raffinatezza, scelta come singolo a dispetto di ogni logica commerciale, con tanto di gran finale strumentale dove batteria, orchestra e pianoforte se ne vanno in crescendo, a schiantarsi in qualche angolo dello spazio.

Le registrazioni di "Guerra" sono iniziate nella Repubblica di Artsakh, per poi essere spostate dopo un bombardamento da parte dell'esercito azerbaigiano. Il pezzo è forse anche per questo fra i più sentiti del disco. Magari non ha versi grondanti originalità, indulgendo sugli orrori di quei conflitti, ma il contesto in cui li inserisce è struggente, con una banda fiatistica georgiana, i lamenti di un coro di donne cecene e un gruppo di tamburini dell'Ossezia del Sud, uniti in un muro di suono incessante e cupissimo.
"Apocalíptico" vede alternarsi il rap di Residente, rabbioso e in linea col titolo del brano, con la soave voce di Duan Ya Wen, sconosciuta cantante scovata in una bar di Pechino, che chiosa: "Quando l'oceano si affoga da sé, le nuvole cadono pesantemente al suolo, quando il sole ferisce se stesso, quando gli alberi restituiscono gas di scarico, siamo qui alla fine del mondo". È il manifesto ambientalista dell'album e dipinge perfettamente l'impotenza umana di fronte alla natura. Un battito militaresco e due organi da chiesa sovraincisi puntellano l'arrangiamento, per poi dominarne gli ultimi due minuti, in un'imponente, minacciosa coda al confine fra ambient e musica cosmica.

"La sombra", il momento più chitarristico del disco, vede il blues africano di Bombino sposarsi perfettamente coi fraseggi latinoamericani di Rodríguez-López, mentre i frastornanti stacchi jazz della batteria chiudono il cerchio.
"El futuro es nuestro" è un capolavoro di distopia satirica, con una base dove Goran Bregović, mostrando una lodevole autoironia, lascia le sue tipiche orchestrazioni in balia di ritmi martellanti, arrivando a farle dilaniare. Il testo, dissacrante e demenziale, si scaglia contro il potere: "Nel futuro mangeremo scarafaggi come in Cina, perché occupano poco spazio e hanno molte proteine. Il paese con più insetti controllerà tutte le nazioni, per questo la nuova potenza mondiale sarà il Messico, bastardi!". Il riferimento è ovviamente alla classe politica locale e ai suoi tanti risvolti oscuri. Anche il cristianesimo porta a casa la dovuta dose di strali: "Nel futuro troveranno sperma sui vangeli ufficiali, a conferma che la Bibbia fu scritta da omosessuali con disordini mentali". L'accostamento fra il cristianesimo e la minoranza che ne viene più di tutte oppressa non è ovviamente casuale, essendo da anni Residente un appassionato sostenitore della comunità Lgbt.

Il viaggio termina a Porto Rico con "Hijos del cañaveral", un celestiale brano acustico dal sapore tradizionale, graziato dalla voce di sua sorella, Ile, e del cantante locale Cholo Rosario. È la giusta chiusura di un'autentica odissea, che pone Residente sempre più al centro dell'universo musicale ispanofono. Il suo sguardo senza frontiere ci restituisce il più ambizioso disco del villaggio globale targato 2017, e apre infinite possibilità sugli sviluppi della sua carriera, soprattutto ora che i Calle 13 sembrano essersi arenati.

(09/09/2017)

  • Tracklist
  1. Intro ADN / DNA (feat. Lin-Manuel Miranda)
  2. Somos anormales
  3. Interludio entre montañas siberianas
  4. Una leyenda china
  5. Interludio Haruna Fati
  6. Dagombas en Tamale
  7. Desencuentro (feat. Soko)
  8. Guerra
  9. Apocalíptico
  10. La sombra (feat. Bombino)
  11. Milo
  12. El futuro es nuestro (feat. Goran Bregović)
  13. Hijos del cañaveral




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