Roberto Mazza

Scoprire le orme (ristampa)

2017 (Soave) | modern creative, new age

Il Franco Battiato della prima metà anni 70 vara il supergruppo estemporaneo Telaio Magnetico (vissuto lo spazio di un piccolo tour documentato nel loro unico “Live ‘75”) non solo come opera sperimentale da aggiungere a tutti gli effetti a quelle solistiche del periodo (“Sulle corde di Aries”, “Clic”), ma anche per raccogliere e possibilmente rilanciare musicisti afferenti all’area dell’avanguardia italica. Juri Camisasca, suo protégé, veniva da “La finestra dentro” (1973); Giacomo Di Martino era fresco della svolta impegnata e seria impressa ai suoi Giganti per “Terra in bocca” (1971), cui si affiancherà sua moglie Terra Di Benedetto, presente anch’essa nel Telaio, per proseguire le sperimentazioni a nome Albergo Intergalattico Spaziale; Lino Vaccina, fuoriuscito dagli Aktuala, avrebbe di lì a poco sfornato il suo “Antico adagio” (1978).

Da questa line-up viene però spesso omesso l’apporto di Roberto Mazza, fiatista innamorato di tecniche e timbrica indoeuropee e scozzesi. Ancor più oscuro e misconosciuto risulta, perciò, il suo debutto solista “Scoprire le orme”, giunto alla luce a quasi vent’anni dall’esperienza col Telaio.
Concepito per oboe, arpa bardica (dovuta al contatto con l'arpista Vincenzo Zitello), sintetizzatori e percussioni etniche, è una raccolta di bozzetti di breve durata che esplorano uno spettro concettualmente pan-etnico ma stilisticamente piuttosto ristretto. Una certa magia permea comunque l’aggraziato duetto di oboe e arpa, in un’allucinazione d’echi, di “Ebridi” (fa pensare alla “Crosswinds” dei Dif Juz), oppure “Vulcano blu”, danza marocchina generata dalle risonanze delle tastiere come campane tubolari, o “Visioni del sentiero azzurro”, la più tumultuosa ritmicamente.

Al limite dell’aforisma sonoro, purtroppo incompiuto o proprio asettico, sono poi i brevi panneggi per sola arpa, colti tra diffrazioni in penombra (“Stanze parallele”) fino a svolazzare in staccato ultraterreni (“Acrostici indolenti”, “Artigli arguti”). Qualcosa di più moderno arriva verso la fine, una “Mahoraga” quasi ambient-techno con preziosismi nipponici, una “Koan” sostenuta da un ticchettio da orologeria, e, finalmente, una quasi riuscita sublimazione tra codici arcaici e futuribili, “Le lunghe ore luminose”.

Uscito originariamente in cassetta - 1991, per l’industriale milanese ADN - e riversato da Soave su vinile, nero o trasparente (qualche rumorino e tremolio nella riproduzione, ma l’edizione rimane valida). Di certo ridondante e un po’ molle sul piano dell’elaborazione e lo scavo armonico, ma suonato con erudizione e passione. Percorso da una brezza cinematica morriconiana e una certa spiritualità alla Kitaro, è una versione soft degli Aktuala col dono dell’empatia, del canto di suono. Seguito dal mediocre “Cyprea” (1999) e la raccolta "Reve Bleu" (2000).

(13/12/2017)

  • Tracklist
  1. Vulcano blu
  2. First Song
  3. Stanze parallele
  4. Ebridi
  5. Acrostici indolenti
  6. Altari della luna
  7. Visioni del sentiero azzurro
  8. Esperidi
  9. Mahoraga
  10. Artigli arguti
  11. Koan
  12. Le lunghe ore luminose
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