R. Stevie Moore & Jason Falkner

Make It Be

2017 (Bar None) | alt-pop

È bello percorrere le strade del pop e trovarsi improvvisamente catapultati all’incrocio tra un polveroso sterrato del Tennessee e una scintillante highway californiana. Succede quando un’icona vivente della cultura indie e della registrazione casalinga come R. Stevie Moore decide di passare due settimane nello studio di registrazione di Jason Falkner per dare vita a una collaborazione al sapore di divertissement. Già, perché negli anni, i due statunitensi si sono adoperati per esaltare l’estetica DIY con metodi diametralmente opposti. Pioneristico e indipendente il primo (e quindi fedelissimo al concetto DIY originale), grazie a una bulimica produzione di materiale lo-fi cominciata all’alba dell’era delle incisioni home-made (è del 1976 il suo memorabile esordio, “Phonography”). Votato al professionismo il secondo, grazie al prezioso curriculum come turnista per Beck, Air, Paul McCartney, Brendan Benson, e a un cristallino talento autoriale, sancito da quattro album di pregevole fattura power-pop, realizzati suonando da solo pressoché tutti gli strumenti.

Entrati  in contatto grazie al comune amico Tim Burgess una decina d’anni fa, Falkner e Moore hanno fiutato quasi subito nell’aria molto di più di un’ammirazione reciproca, ma c’è voluto del tempo per far confluire quella intuizione in uno sforzo comune. “Make It Be” si dà oggi il compito di riassumerla, facendo leva su una formula che parte dalla straripante inclinazione di Moore per la scrittura di getto e dalla capacità di Falkner di dare forma adeguata al tutto dal punto di vista della produzione.
Il risultato è oltremodo eccentrico e alchemico in virtù del carattere acerbo eppur abilmente costruito delle 18 tracce: Falkner e Moore si dilettano senza regole e senza ruffianerie, intonando subito senza timore "io odio la gente" (“I H8 Ppl”), chiarendo senza lasciar ombra di dubbio che la natura di questo progetto è irriverente, bislacca e intransigente.
I confini più definiti dell’eccellente “Horror Show” e la perfezione pop alla Xtc di “Another Day, Slips Away” tradiscono un approccio alla Todd Rundgren che ben si addice all’ex-membro dei Three O’ Clock.

Da parte sua R. Stevie Moore fa di tutto per disturbare con intelligenza e sublime incoerenza il potenziale power-pop di Jason Falkner, rispolverando la lunatica “Play Myself Some Music”, evocando Zappa per l’eccellente brano strumentale “Gower (Theme From A Scene)” e per la sua breve coda per spoken voice (“Prohibited Permissions”).
“Make It Be” è un album volutamente imperfetto, i due musicisti arginano qualsiasi deriva normalizzante, pur generando piccoli gioiellini pop che farebbero la fortuna di molte band passate e presenti. Il tocco quasi glam-kitsch di “Sincero Amore”, l’erotico disco-soul di “That’s Fine, What Time”) il lucente jangle-pop alla Big Star di “I Love Us, We Love We” e la sublime psichedelica alla Andy Partridge di “If You See Kay/Run For Your Lives” sono finezze armoniche di rara bellezza.

Irriverente, ricco di humour, coraggioso e alfine sprezzante, l’album di R. Stevie Moore e Jason Falkner, per poter essere apprezzato fino in fondo, va ascoltato con la stessa giocosa schizofrenia con la quale è stato creato. In un mondo dove il politically correct impera e uccide la diversità culturale, un progetto come “Make It Be” è una manna dal cielo.

(11/07/2017)

  • Tracklist
  1. I H8 Ppl
  2. Another Day Slips Away
  3. I Love Us, We Love Me
  4. Gower (Theme from A Scene)
  5. Prohibited Permissions
  6. Stamps
  7. Horror Show
  8. Guitar Interplé
  9. Sincero Amore
  10. Don't You Just Know It
  11. If You See Kay/Run For Your Lives!
  12. Guitar Interplay Dos
  13. That's Fine, What Time?
  14. Play Myself Some Music
  15. Passed Away Today
  16. Album Drop
  17. I Am The Best For You
  18. Falkner Walk




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