Ryuichi Sakamoto

async

2017 (Milan) | experimental, solo piano

Ma poiché non sappiamo, finiamo per pensare alla vita come a un pozzo inesauribile. Eppure ogni cosa accade soltanto un certo numero di volte, e un ben piccolo numero, in effetti. Quante altre volte ricorderai un certo pomeriggio della tua infanzia, qualche pomeriggio che sia così profondamente parte del tuo essere per cui tu non possa nemmeno concepire la tua vita senza quelle ore? Forse altre quattro o cinque volte. Forse nemmeno. Quante altre volte guarderai sorgere la luna piena? Forse venti. E tuttavia tutto sembra senza limiti.
(Paul Bowles, "Il té nel deserto")

Moltissime opere d'arte hanno visto la luce in seguito a un periodo di degenza o come reazione a un sentimento di morte imminente: in altre circostanze, probabilmente, non sarebbero mai state nemmeno immaginate. La percezione della propria finitezza, da sempre, spinge a lasciare qualcosa di permanente che sopravviva al suo creatore.
Ma pensando a questa categoria vengono in mente quasi soltanto grandi composizioni classiche, o certi dischi iconici che avrebbero consacrato a posteriori i loro autori. Eppure, in una fase precedente, esse esistevano anche in forma di appunti sparsi, reminiscenze mai elaborate e frammenti gettati nel dimenticatoio.

Tale appare oggi la composizione "fuori sincrono" di Ryuichi Sakamoto: a quattro anni dalla diagnosi di un cancro alla gola e otto anni dopo l'ultima prova in studio, il maestro nipponico si abbandona a una scrittura che partendo dal caos procede a imporre un ordine rigoroso, nel tentativo di catalogare una varietà di sentimenti e percezioni il cui accostamento genera contrasti netti.
"async" è il prodotto di una necessità diretta: quella di ascoltare e catturare un certo tipo di suoni, ispirati dalla modesta bellezza degli oggetti comuni e della natura nelle sue forme essenziali, dando loro un senso compiuto che si esaurisca nell'arco di pochi minuti.
Effettuati all'aria aperta o tra le stanze di un museo, i field recordings disseminati nelle quattordici sequenze rispecchiano la volontà di collocare ogni momento in un dato luogo, reale o immaginario, entro il quale le diverse tastiere, le entità acustiche ed elettroniche agiscono indisturbate come ombre di personaggi secondari.
Più che luoghi, allora, vanno a crearsi spazi di riflessione che come cartine tornasole restituiscono le tonalità cangianti di un isolamento ricercato e custodito gelosamente. Per Sakamoto non è certo una novità quella di comporre per progressiva sottrazione, soppesando ogni elemento con cura, pur senza rinunciare alla sperimentazione di mescolanze inaudite. Ciò nonostante, nel suo insieme "async" accetta di inciampare nell'imperfetto e nel provvisorio, accoglie con generosità il basso profilo giungendo per vie traverse e inaspettate al sublime.

L'introduttiva "andata" proietta Bach in uno slow motion gradatamente rivestito di feedback e synth dalla grana spessa, così come il notturno romantico di "ubi" è scandito da un radar sottomarino che evoca con chiarezza una disagevole apnea; analogamente, "ZURE" diffonde nel perimetro acustico lo stesso accordo inframmezzato dal freddo segnale di un battito cardiaco. Cellule estranee disequilibrano forzatamente uno scenario altrimenti conciliante che pure alterna episodi di segno opposto: l'estratto letterario da Paul Bowles viene recitato in più lingue su un soundscape metamorfico sospeso fra turbamento e sollievo, ma ad esso fa seguito la più dirompente agitazione della title track, un tumulto di archi pizzicati con assurda violenza. Giunge a ripristinare la verticalità del pensiero "tri", dove riluce soltanto un metallo sottile che da ultimo viene scomposto in minime particelle digitali.
E ancora, il lugubre percussionismo del "preparato" cageano ("disintegration") viene attutito da una sorta di antifona liturgica di derivazione kosmische ("solari"), e il baluginio fantascientifico di "stakra" va a recidere la bolla di "Walker", che opacizza all'estremo la malinconia di Basinski. Infine, ogni inquietudine viene sommersa dalla quiete sintetica di "ff", tra onde corte e avvolgenti scie melodiche alla Harold Budd, il cui approdo è in un giardino irreale, oltre la ragione e la viva percezione del mondo.

Sakamoto invoca la vita, ciò che deve essere e non può non essere dal momento che ne facciamo esperienza. "Life, Life": non potendo offrire all'amato regista Andrei Tarkovsky una colonna sonora - per un film soltanto immaginato durante la gestazione di "async" - il maestro e David Sylvian fanno proprie le parole del poeta suo padre Arseny, commosso e ammirato di fronte alla meraviglia di esistere.
No need for a date: I was, I am, and I will be,
Life is a wonder of wonders, and to wonder
I dedicate myself, on my knees, like an orphan,
Alone - among mirrors - fenced in by reflections.

(08/05/2017)

  • Tracklist
  1. andata
  2. disintegration
  3. solari
  4. ZURE
  5. walker
  6. stakra
  7. ubi
  8. fullmoon
  9. async
  10. tri
  11. Life, Life
  12. Honk
  13. ff
  14. garden




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