Saint Etienne

Home Counties

2017 (Heavenly) | vintage-pop, folk-pop, lounge-pop

Ormai lo sanno anche i sassi: da quasi un anno a questa parte il popolo inglese ha espresso il desiderio di uscire dall'Unione Europea. Una situazione senza precedenti, che sta inevitabilmente rimettendo in discussione l'intero equilibrio del Vecchio Continente. Ancora le manovre non sono neanche iniziate, ma già l'ultimo anno di politica interna inglese è stato un battibecco continuo sul futuro economico e istituzionale di un Regno che, chissà, forse presto cesserà pure di esistere. Del resto, dopo il risultato del referendum, le divisioni socio/culturali all'interno dell'isola sono apparse nero su bianco come mai prima d'ora, esasperate da una parte da beceri nazionalismi e dall'altra dalle grida d'orrore della middle class. Il nocciolo della questione appare come riflesso allo specchio soprattutto nel caso di Londra contro il resto della nazione; la bolla metropolitana della capitale viaggia da sempre alla velocità della luce, con i suoi spietati contrasti economici e le sue enormi ricchezze multi-culturali, ma nel suo incessante e - va detto - un po' egoista progredire, non è riuscita a captare i sentimenti del resto della nazione, e il risultato del volere popolare nel resto della nazione è stato uno shock.

Come si può rimettere in prospettiva un sentimento di appartenenza orgogliosamente British senza, con questo, vedersi associare al becero populismo di certe masse o alle coltellate nel buio che i Tories continuano a tirare in vista delle elezioni dell'8 giugno?
Risposta univoca, ovviamente, non c'è, ma la voce dei sempre fini Saint Etienne sembra arrivare proprio al momento giusto, manco l'avessero fatto apposta. Assieme a gente come Jarvis Cocker e Lawrence Hayward, gli Etienne rappresentano da sempre la quintessenza di una pura anima britannica, celebrata nei loro progetti multimediali tramite i più reconditi rimandi culturali (per esempio, avete mai dato un occhio al certosino lavoro di recupero attuato da Bob Stanley tramite la Croydon Municipal?). Ma i tre sono anche fervidi urbanites londinesi con gli occhi puntati verso il resto del mondo, musicalmente parlando si muovevano in terra d'Europa già negli anni novanta di "Tiger Bay", e poi in trasferta diretta in Svezia con Johannson e a Berlino coi fratelli Lippock, giusto per dirne un paio. Ed è proprio tramite quest'ambivalenza culturale che i Saint Etienne, adesso, celebrano un immaginario ponte tra la capitale inglese e le circa undici contee di provincia che la circondano, le cosiddette home counties che danno il titolo al loro nono album di studio.

Davvero non si poteva essere più British di così: arraffoni di tutto, ma perfetti maestri della rielaborazione. Si balla al ritmo di Cool Britannia e Swinging Sixties con "Magpie Eyes" e "Underneath The Apple Tree", ma anche di sfizioso disco-funk tramite la scalpitante linea di basso di "Dive". Spicca soprattutto una perlina di canzone come "Take It All In", che traballa tra la colonna sonora di un film anni 70 stile "Amici Miei" e gli archi in evidenza rubati al vecchio Philly soul (ma affiora alla mente pure il Lenny Kravitz di "It Ain't Over 'Til It's Over"). C'è anche il puro e scintillante pop-rock di "Out Of My Mind", e le immancabili tintarelle indie in aria di Belle And Sebastian nella simpatica dolcezza di "Unopened Fan Mail" e "Something New", mentre "Heather" calza la mano su una nostalgica ma vagamente angosciosa base di synth. E quando l'atmosfera si fa per l'appunto un po' pesante, e le opinioni troppo accese scadono in caciara, allora tutti in fuga verso il sud della Spagna sulle note di "What Kind Of World", una teporosa traccia lounge-pop messa lì quasi per farci evadere dai problemi di tutti i giorni.
Il cangiante ed elegante melodismo tipico del loro stile, insomma, è ancora una volta messo al servizio di un concept album sempre squisito per le orecchie, ma strutturato a più livelli di comprensione a seconda dell'attenzione posta alle liriche - come altro volete descrivere "Train Drivers In Eyeliner", un pezzo che parla di riunioni di sindacati, datori di lavoro e pari opportunità?

Ma Bob, Pete & Sarah creano pure degli amabili acquerelli di folk-pop screziati da una sensibilità tutta electro, che poi è la vera essenza sonora di quei paesaggi di periferia osservati attraverso il finestrino di un treno. Ecco quindi l'introduzione barocca di "Whyteleafe" (nome di un villaggio del Surrey) e lo scarno bozzetto di "After Hebden" (località di confine tra l'est di Londra e l'Essex). Non manca il finale ad effetto: gli oltre sette minuti di "Sweet Arcadia" si dipanano lenti su uno spoken-word recitato dalla Cracknell nel suo tipico tono vellutato e accento irresistibilmente British, ma presto il pezzo muta di tono e vaghi sentori industriali disegnano un paesaggio di brughiera osservato poco prima del sorgere del sole, quando il chiarore della luce non ha ancora diradato del tutto la nebbia. Il misterioso strumentale di "Angel Of Woodhatch" che lo segue senza pausa chiude il disco con una nota onirica.

Rispetto alla pimpante fuga verso il passato del precedente "Words And Music", "Home Counties" completa quasi una sorta di trilogia nella carriera degli Etienne assieme all'urbanesimo di "Finisterre" e alle storie di quartiere di "Tales From Turnpike House", ma lo fa con una ritrovata grazia melodica e la capacità di non cadere mai nel retorico - indispensabili ancora una volta i vari intermezzi che rimpinzano il disco, dall'introduzione radiofonica di "The Reunion" all'evocativo momento di folk industriale di "Breackneck Hill".
Cosa vuol dire, dunque, sentirsi inglesi in un momento così incerto e delicato per il futuro loro (e nostro)? I Saint Etienne - eterni maestri di calma e passione - ci rispondono con innato savoir faire e una punta di dolce eccentricità, come a volerci ricordare che, nonostante tutte le urla, le crociate e le brutture del passato recente, in Albione non ci stanno solo i perfidi.

(02/06/2017)



  • Tracklist
  1. The Reunion
  2. Something New
  3. Magpie Eyes
  4. Whyteleafe
  5. Dive
  6. Church Pew Furniture Restorer
  7. Take It All In
  8. Popmaster
  9. Underneath The Apple Tree
  10. Out Of My Mind
  11. After Hebden
  12. Breackneck Hill
  13. Heather
  14. Sports Report
  15. Train Drivers In Eyeliner
  16. Unopened Fan Mail
  17. What Kind Of World
  18. Sweet Arcadia
  19. Angel Of Woodhatch




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