Savak

Cut-Ups

2017 (Ernest Jeenning Record Co.) | alt-rock, psych-rock, post-punk

La giovanissima formazione statunitense arriva a questo "Cut-Ups" dopo la non entusiasmante prova dello scorso anno. "Best Of Luck In Future Endeavors", poco considerata da pubblico e critica sia sotto l'aspetto del gradimento sia dal punto di vista della popolarità generale. Arriva al nuovo album con l'enorme peso di dover fare di più per non sparire, e farlo sia cercando modi per farsi notare, sia stuzzicando le giuste corde di chi finisce finalmente per ascoltare.

È un peso che i Savak riescono a sorreggere con destrezza, puntando l'asticella dell'ambizione più in alto del passato e offrendoci in pasto dieci brani di tutto rispetto, ottimamente composti e suonati, capaci di mostrare il lato pop British ma di farlo in maniera pungente e graffiante, come da scuola yankee, non disdegnando digressioni psych-rock che calzano perfettamente nei brani più languidi e riuscendo a coniugare aspetti più affettati e foschi con una buona dose di sana gagliardia.
Il post-punk che scaturisce da "Cut-Ups" non ha nulla di anacronistico, ritornelli e melodie afferrano da subito l'ascolto, la maniera in cui è forgiata la materia pop ne elimina ogni forma di stucchevolezza e il risultato è un disco che ha un certo sapore nostalgico ("Keys To The City") ma che non sprofonda mai nel passato, che sa farsi apprezzare senza voler piacere a tutti i costi, che suona tanto newyorkese ma non quel tanto di troppo da renderlo vezzoso.

La dimestichezza con la quale le note attraversano il kraut-rock nelle sue reiterazioni psichedeliche, il punk-blues impreziosito dai fiati, gli accenni surf suggeriti dalla tastiera, quei ritmi che invitano a ballate oscure, il ricordo di certa mai dimenticata new wave di fine anni Settanta, i suoni lisergici di decenni prima, il jangle degli Ottanta, l'indie-rock moderno ("Christo's Peers") sono roba tale da non lasciare indifferenti. Non saremo di fronte a un capolavoro, al disco dell'anno o a qualcosa destinato a segnare la storia della musica e, volendo abbassare ulteriormente i toni, ci sarebbe davvero tanto da migliorare sotto l'aspetto vocale, almeno in certe situazioni ma anche sotto l'aspetto compositivo generale. Diversi sono i momenti in cui è sembrato mancare coraggio alla band, ritrovatasi bloccata su suoni che avrebbero potuto ma che non hanno voluto, tanto che i dichiarati punti di riferimento straccerebbero i Savak a occhi chiusi in una gara di spavalderia. I brani funzionano, ma quasi tutti allo stesso modo e alla fine rischiano di annoiare e in generale l'idea che ci si fa dopo tanti ascolti è di aver ascoltato buone canzoni che dovremo però faticare a non dimenticare.

(04/11/2017)

  • Tracklist
  1. Sick Of War
  2. Like Gary Wilson Said
  3. I Wanna Exist
  4. Christo's Peers (Soon We'll Be Floating)
  5. Natural Light
  6. They Are Bones
  7. Loma Prieta
  8. I Don't Want To Be Defended
  9. Keys To The City
  10. I Left America


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