Scandroid

Monochrome

2017 (FIXT Music) | synth pop, wave

Seguendo un ordine prettamente cronologico, Scandroid è l’ultima invenzione del polistrumentista statunitense Albert Scott aka Klayton, considerato a ragione uno dei musicisti più innovativi all’interno della scena crossover elettronica nordamericana. Ma se il progetto industrial metal Circle Of Dust, finito in formalina per quasi vent’anni, è stato riesumato soltanto lo scorso inverno con risultati altalenanti, Klayton per tutti è Celldweller, il cyber-ibrido industrial-electro che non sbaglia un colpo fin dal lontano 2003.
Scandroid in apparenza può sembrare un semplice divertissement creato nel 2013 per cavalcare l’onda retrowave del decennio corrente, ma non è così, perché al di là di una produzione molto più patinata rispetto a quella di altre proposte simili, quello di Scandroid è diventato nel giro di soli due anni un nome osannato quasi quanto la creatura madre Celldweller.

“Monochrome” riparte esattamente da dove si era fermato il debut-album del 2016: una copertina in chiaro stile 80's, questa volta dalle suggestioni sci-fi di taglio metafisico. Un bagliore che prende vita con “2518”, atmosfere introduttive che sembrano risuonare da una galassia lontana. “Afterglow” apre le danze con un classico giro di synth di ottantiana memoria, accompagnata dalle vocals melodiche di un Klayton sicuramente a suo agio pure in questi territori meno complessi rispetto al suo standard abituale. Anche se il songwriting si concede qualche impennata nei break centrali (tra tastiere in fuga e qualche schitarrata), l’idea alla base di “Monochrome” è la semplicità, il gusto pop, luci al neon e plastica metropolitana. “Rendezvous” era già nota da tempo e si accoda perfettamente a quanto detto sopra, mentre la successiva “Thriller” è una curiosa rivisitazione (cyber)discofunky del successo di Michael Jackson. L’impianto resta praticamente identico, cambiano il mood e la strumentazione, ma il risultato si rivela meno originale del previsto, senza quella marcia in più che da sempre ha contraddistinto le cover realizzate dal nostro musicista oggi residente a Detroit.
A tal proposito funziona divinamente lo splendido tributo dedicato a "Star Wars" (“The Force Theme”), epica cavalcata strumentale che segna il punto più alto dell’intero album. La robotica title track non lascia grandi ricordi, così come l’anonima “Future Bloodline”, molto meglio la malinconia sintetica di “A Thousand Years” e gli arrangiamenti new wave presenti in “The Veil”, altro pezzo da novanta del disco. I restanti brani raggiungono sicuramente la sufficienza piena, ma se facciamo un paragone tra “Monochrome” e il self-titled album dello scorso anno, notiamo subito che l’asticella dell’ispirazione si è abbassata (in alcuni casi anche di molto), nonostante il livello delle composizioni resti comunque al di sopra della media nell’inflazionato genere di riferimento.

“Monochrome” si rivela un lavoro sicuramente piacevole soprattutto per un ascolto easy (qui scordatevi le dirompenti entrate a gamba tesa di gente come Perturbator), dopotutto Scandroid offre melodie e paesaggi sonori futuristici meno opprimenti rispetto a quelli proposti da molti colleghi. Però adesso forse è arrivato il momento di prendersi una pausa per rimettersi seriamente in moto con il main-project Celldweller, anche perché questo ritorno prepotente degli anni Ottanta (da “Stranger Things” ai cloni analogici di John Carpenter) prima o poi è destinato a lasciare spazio a nuovi orizzonti. Ma quel giorno Klayton si inventerà qualcos’altro, statene certi.

(12/12/2017)

  • Tracklist
  1. 2518
  2. Afterglow
  3. Rendezvous
  4. Thriller
  5. Oblivia
  6. Monochrome
  7. The Force Theme
  8. Future Bloodline
  9. A Thousand Years
  10. On The Face of The Deep
  11. The Veil
  12. Searching For a Lost Horizon
  13. Thriller (PYLOT Remix)




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