Scott Wollschleger

Soft Aberration

2017 (New Focus Recordings) | contemporanea

Nel secondo dopoguerra l'America ha avuto il merito esclusivo di riuscire a fare tabula rasa con gran parte della sua cultura artistica pregressa: mentre ancora l'Europa si divideva in fazioni ben distinte sul fronte musicale, tra post-romanticismo, serialismo e sperimentazione elettronica, oltreoceano si spalancavano le porte di un'espressione realmente libera dal rigore degli schemi compositivi tradizionali, trovando nuovi punti di contatto con la performance e la danza.
Alle nuove generazioni d’autori statunitensi, dunque, non serve tanto una scelta di campo quanto l'intelligenza e la curiosità per spingere un passo più in là le conquiste fatte in nome di quel potenziale infinito da cui può originare un concetto sempre nuovo di musica.

“Bring Something Incomprehensible Into This World”: a ciò che sentenziava il filosofo Gilles Deleuze è anche intitolato, a mo' di dichiarazione poetica, il buffo brano tripartito per soprano e tromba (2015) contenuto nella prima raccolta di composizioni di Scott Wollschleger, classe 1980. Il variegato repertorio da camera selezionato per “Soft Aberration” ha un carattere ossessivo e sfuggente, come se tentasse di sviare costantemente dai tentativi d'interpretazione di chi ascolta. La ripetizione di pattern e microcellule armoniche non si inserisce in un processo di significazione progressiva, anzi non fa che rimarcare la natura elusiva e l’autoreferenzialità dei significanti.

Il trio per pianoforte “Brontal Symmetry” (2015) riconduce stralci scartati da altre possibili partiture allo stesso sinistro tema principale, un enigma della sfinge il cui incedere sornione si gioca tra i due estremi della tastiera, mentre violino e violoncello inseguono traiettorie fantasma con gesti sonori talvolta posati, talaltra nervosi e scomposti.
“Soft Aberration no. 2” (2015) è un imperturbabile paesaggio mentale alla maniera di Feldman, il cui moto apparente è agito dalle ruvide increspature della viola in dialogo con le gocce e i cerchi nell’acqua disegnati dal pianoforte; una desolazione che può apparire dolorosa ma in qualche modo estranea alla tassonomia emotiva del reale – un’aberrazione, per l’appunto, ma dai contorni gentili.

Una pratica compositiva brillante e inortodossa, influenzata dall’alea cageana, ha dato vita all’assolo “America” (2013): Wollschleger e il violoncellista John Popham si sono scambiati per due anni, sotto forma di allegati e-mail, i vari tasselli dell’opera in progress; poche righe di spartito venivano eseguite da Popham, registrate su smartphone e reinviate al mittente, creando così interpretazioni effimere e piccole sporcature che hanno influito sulla scrittura finale; ne risulta un dinamico esercizio di ripetizione differente e microvariazioni date dall’esecuzione di altezze uguali su corde diverse. Racconta l’autore che “in origine il piano era di portare avanti il processo di email/frammenti finché l’America non fosse crollata, ma invece si è optato per il completamento del lavoro dato che abbiamo capito che il mondo sarebbe finito prima del paese”.
Il secondo quartetto d'archi, “White Wall” (2013/14), presenta già dal titolo un chiaro legame coi dipinti monocromi, con un primo movimento di segnature minime, simili alle tracce spontanee inscritte nelle texture su tela, e un successivo sviluppo in vibrati e glissandi parimenti inconsequenziali, (non) risolti da ultimo nella più fragile sospensione nel vuoto.

Dimostrando lo stesso controllo sia su registri quieti e poetici che su prove di raffinato virtuosismo, la versatilità e l’intelligenza compositiva di Scott Wollschleger appaiono immediatamente evidenti anche grazie all’animo giocoso – ma tutt’altro che naif – di certe invenzioni che ne attestano la piena appartenenza alla contemporaneità. Una rivelazione che si è già accaparrata il plauso del critico-star Alex Ross sulle pagine del New York Times e che con un po’ d’impegno per presentarsi nei programmi delle sale da concerto otterrà presto l’attenzione che merita.

(28/12/2017)

  • Tracklist
  1. Brontal Symmetry
  2. Soft Aberration no.2
  3. Bring Something Incomprehensible into this World: Part I
  4. America
  5. Bring Something Incomprehensible into this World: Part II
  6. String Quartet no.2 “White Wall”: Part I
  7. String Quartet no.2 “White Wall”: Part II
  8. Bring Something Incomprehensible into this World: Part III


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