Senzabenza

Pop From Hell

2017 (RocketMan) | flower-punk

Quindici anni sono un'eternità: in un simile lasso di tempo un musicista può mutare la propria prospettiva, e del resto cambiano anche l'età e i gusti del proprio pubblico di riferimento: per i Senzabenza questo decennio e mezzo è trascorso senza pubblicare nulla - eccetto il 7 pollici "Especially For You", che segnò il loro ritorno nel 2015 - ma senza alcuna interruzione dell'attività live, magari meno intensa di una volta, ma sempre ben radicata sul territorio.
Quando è stata presa la decisione di entrare finalmente in studio per registrare, facilitati dall'allestimento di un home recording casalingo in grado di evitare i proverbiali estenuanti tour de force da sala di registrazione, il quartetto si è ritrovato in tre, per la dipartita del bassista. Invece di rimpiazzarlo, Sebi Filigi (chitarre), Nando Ferdinandi (voce) e Max Bergo (batteria) - integrati da Daniele Nonne ai synth - hanno deciso di ospitare in ognuno dei sedici brani previsti un bassista militante in altre punk rock band italiane (fra le altre Punkreas, Leeches, Manges, Rappresaglia, Derozer, Latte+), pescando in primis fra gli amici di vecchia data, soluzione che ha contribuito a rendere "Pop From Hell" compatto ma al contempo più diversificato del solito nel suono.

Ma come suonano i Senzabenza del 2017? Beh, inutile aspettarsi rivoluzioni copernicane: il loro continua a essere quel flower-punk unico in Italia, vicino tanto alla scuola dei Ramones (non va dimenticato che Joey partecipò alla produzione di un loro disco negli anni 90) quanto al disimpegno cazzone degli Hard-Ons.
"Pop From Hell" non è un album che cambierà il mondo, e non ne ha la neppur minima pretesa, ma è un lavoro che accanto ai consueti riferimenti sixties ("Do You Wanna To Bring Me Down" è a tratti surf) e smaccatamente pop (non stupitevi se vi ritroverete a canticchiare sotto la doccia la title track o il ritornello di "Someone"), cerca con forza nuove prospettive, ad esempio incrociando i Clash col modernariato indie in "Chinese Take Away", oppure citando il brit dei primi Blur in "She Is Just A Runaway", la hit che Damon Albarn non riesce più a scrivere da anni.

Tutto scorre senza inciampi, dalle strade dell'iniziale "London Town" fino alle sfiziose tracce finali, quelle nelle quali la band osa di più, nel tratto che va da "Mrs. Lucy Simmons", che vede Sebi occuparsi delle parti cantate, alla sorprendente chiusura affidata a "Ten Day Holiday", un'esplosione di colori dove spiccano i calibratissimi coretti e la bella voce di Francesca Bagno.
La sensazione, terminato l'ascolto, è di trovarsi al cospetto della migliore punk-rock band italiana in circolazione, o quanto meno di quella oggi maggiormente in grado di ibridarsi con generi affini. Bravi a non restare fermi su posizioni integraliste, restando però in qualche modo fedeli alla propria estetica, i Senzabenza firmano un ritorno che è l'esatto contrario di una minestra riscaldata: va ben oltre qualsiasi ragionevole aspettativa, consentendo al gruppo di aprire tante nuove porte senza chiuderne nessuna di quelle vecchie. Che le nuove leve prendano appunti: l'inferno non è mai stato così (flower) "pop".

(07/05/2017)

  • Tracklist
  1. London Town
  2. A Street Car Named Desire
  3. Do You Wanna To Bring Me Down
  4. Someone
  5. Chinese Take Away
  6. Pop From Hell
  7. She Is Gone Again
  8. Solitary Man
  9. Never Really Hurts
  10. I Only Need You On Saturdays
  11. Suzanne
  12. You Told Me Lies
  13. Mrs. Lucy Simmons
  14. Father Jack
  15. She Is Just A Runaway
  16. Ten Day Holiday
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