Shenandoah Davis

Souvenirs

2017 (Plume) | baroque-folk-pop, chamber-pop

Nonostante una certa esuberanza cabarettistica fosse stata uno dei marchi di fabbrica di Shenandoah Davis, cantautrice di Seattle, quanto si apprezza nel suo nuovo, terzo “Souvenirs” è un salto di livello della sua proposta notevole. La grandeur dal sapore retrò, fatta di grandi arrangiamenti per archi e una produzione teatrale, con gli strumenti che sembrano risuonare come se venissero da uno spazio incommensurabile, i rintocchi di campana, i cori angelici, del singolo di lancio “The Wings” parlano proprio di una diversa attitudine sonora e musicale, di un deciso coup-de-theatre estetico.
L’ambientazione culturale del disco è quella di un’America risorta dalla Grande Depressione: sembra di vedere la gente ridere nell’atrio del Plaza Hotel di fronte a Central Park, sotto i lampadari di cristallo, i signori in frac, le signore con le stole e i lunghi bocchini.

Questo tradisce una naturale fiducia nelle proprie canzoni: più si calca la mano su arrangiamenti, sound e produzione, più il materiale dev’essere all’altezza. In questo l’album offre scorci d’orgoglio, come nella ballata al pianoforte che ricorda Olivia Chaney (“East Facing Window”), anche se esponendo un po’ troppo la vocalità meno profonda della Davis, probabilmente in difficoltà nel carattere enfatico del disco; il meglio è probabilmente espresso in queste ballate dal carattere inquisitorio e tormentato, come di uno che suona mentre nessuno lo ascolta, che ricorda vagamente il cabaret postmoderno di Daniel Knox (“The Future”, “Curtain Call”).
Altre volte, nei brani più “rock”, sembra di sentire i peggiori Arcade Fire, ossia decisamente sopra le righe negli arrangiamenti rispetto alla qualità dei brani (“Supernatural Powers”, “Tilden”); oppure si avverte che il brano avrebbe bisogno di un’espressività un po’ più contenuta (“Gold Coast” avrebbe bisogno di un Sufjan Stevens).

Insomma, c’è un po’ del volo pindarico in questa mutazione estetica, che consiste sostanzialmente nell’aumento di livello del volume sonoro, che rimane “alto” e pieno con una gestione piuttosto scarsa, rendendo l’ascolto un po’ stucchevole, alla lunga.

(17/11/2017)



  • Tracklist
  1. The Wings
  2. Supernatural Powers
  3. Seventeen
  4. Gold Coast
  5. Orbit
  6. East-Facing Window
  7. Tilden
  8. Curtain Call
  9. A Ride That Never Came
  10. The Future
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