Siavash Amini

TAR

2017 (Hallow Ground) | drone, dark-ambient

La musica ha dato tanto (per non dire quasi tutto) all'arte cinematografica, offrendo una potenza di trasmissione emotiva che le immagini allo stato puro non sempre raggiungono. Ma col tempo il debito è stato in buona parte ripagato, e a goderne è stata specialmente la musica strumentale: è in virtù di ciò che molto spesso si parla di atmosfere cinematiche, in riferimento a orizzonti (soundscape) e "inquadrature" sonore che stabiliscono un legame diretto con la suggestione visiva.

Va in questa direzione il quarto Lp dell'iraniano Siavash Amini, dopo alcuni lavori improntati al non facile controllo della materia prima drone/noise. Sin dal 2014, con "What Wind Whispered To The Trees", il mastering dei suoi album è stato affidato all'orecchio colto e sensibile di Lawrence English, e con "TAR" questo legame professionale sembra arrivi a far collimare le reciproche estetiche. In altre occasioni Amini si è avvalso di strumenti classici per fornire un complemento melodico alle dense colate dei bordoni elettronici, ma come nel recente apice espressionista "Cruel Optimism" il violino (Nima Aghiani) e il contrabbasso elettrico (Pouya Pour-Amin) sono qui parte integrante del cinereo panorama concepito dal sound artist.

I quattro movimenti attraversano gradazioni variabili di oscurità, dove il languido archetto di "A Dream's Frozen Reflection" è come voce di una musa dolente che indica la strada verso i fiumi di catrame: qui la grana spessa del contrabbasso ricorda i grandi quadri a tecnica mista di Anselm Kiefer, waste lands tempestate di frammenti organici che da vicino ispessiscono la superficie dall'apparenza astratta, mentre da lontano creano l'effetto di una veduta soverchiante, a perdita d'occhio.
Decisamente più arioso lo scenario di "Face On The Sand", seppur scosso da ondate elettriche - eco delle sponde infernali di Dirty Knobs - al confine con l'ultimo brano. L'eloquente "The Dust We Breathe" si apre su abrasioni in stile Jefre Cantu-Ledesma ma sfuma quasi subito in un largo statico che conduce verso una luce redentrice, l'eterea distensione del finale.

La dark-ambient di Amini, insomma, è attraversata anche da bagliori di speranza, così che i più tetri sentieri di "TAR" appaiono come una prova da superare necessariamente in vista di un sollievo che proprio per questo ci raggiunge con ancor più intensità.

(10/06/2017)

  • Tracklist
  1. A Dream's Frozen Reflection
  2. Rivers Of Tar
  3. Face On The Sand
  4. The Dust We Breathe
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