Sodastream

Little By Little

2017 (Self-released) | indie-pop, folk-rock

Venti anni, dieci anni. Una delle paure più grandi delle persone dovrebbe essere quella del proprio orologio biologico, di trovarsi in un'età in cui un anno sembri un mese, un mese un'ora, e così via. A vederla sulla carta, sembra così per i Sodastream: passati i bei tempi, improvvisamente si decide di prendersi una pausa, e allora improvvisamente si riemerge, dieci anni più tardi, venti dal proprio esordio.
E invece "Little By Little" è un disco che porta su di sé i segni di questi dieci anni (nei quali, va detto, Karl ha pubblicato un interessantissimo ed estroso disco solista, "Kites", ci sono stati i Lee Memorial e altre collaborazioni e progetti), portando in dote un'intensità forse sconosciuta prima d'ora al duo di Melbourne, all'esplicita ricerca del suo capolavoro di pop d'autore.

Maestri da sempre nell'intagliare melodie eleganti e suggestive da accordi elementari ("Walking Bones"), i Sodastream non si smentiscono, unendo alla loro maniera Murdoch e McLennan nell'iniziale "Colouring Iris" (o nell'ispirata ballata "Grey Waves") e ricordando, nell'afflato collettivo, quello che resta il loro miglior lavoro, "A Minor Revival". Ma è appunto l'intensità emotiva a rendere "Little By Little" un po' più lontano dai canoni indie-pop, e più vicino a un folk-rock corale dal taglio arrembante, quasi spigoloso, da Neutral Milk Hotel, o da Clap Your Hands Say Yeah! (prima di sputare il caffè provate il crescendo di "Three Sins", o l'allegro vociare di "Tyre Iron").
In tutto questo, Smith e Cohen tirano fuori le loro perle di country virato indie-pop come "Moving", o "Letting Go", oppure numeri teatrali come la melodia zingaresca di "Habits", che confermano la qualità senza tempo della scrittura dei due, la capacità di elevare e trasfigurare gli ingredienti musicali più basilari, facendosi veri interpreti della tradizione.

"Little By Little" rappresenta, insomma, un nuovo motivo di interesse per la carriera dei Sodastream per chi li segue da sempre, e anche probabilmente la miglior introduzione per un nuovo pubblico alla musica del duo. Più nel dettaglio, questo nuovo lavoro degli australiani è uno sberleffo al tempo. Il calore che si sprigiona dal disco è una presenza così percepibile che, se per scherzo qualcuno invertisse la cronologia degli album della band, pochi se ne accorgerebbero. In questo è una dimostrazione più unica che rara di quanto l'esperienza può fare, quando la passione rimane intatta.

(04/02/2017)



  • Tracklist
  1. Colouring Iris
  2. Habits
  3. Three Sins
  4. Letting Go
  5. Grey Waves
  6. Moving
  7. Walking Bones
  8. Tyre Iron
  9. On The Stage
  10. Saturday's Ash
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