Spinning Coin

Permo

2017 (Geographic Music / Domino) | indie-pop-rock, garage pop-rock

Se uno menziona Glasgow, e parla di musica, probabilmente capiterà dalle parti di Edwyn Collins degli Orange Juice (e oltre) e dei Pastels. E se per caso esiste una band che in qualche modo è collegata a entrambi, allora vuol dire che qualcosa di grosso si sta agitando. Gli Spinning Coin sono quella band: dopo aver registrato questo esordio, “Permo”, nello studio del primo, lo hanno pubblicato per la Geographic, etichetta dei secondi.
A dir la verità, gli Spinning Coin fanno musica un po’ diversa: sempre con le chitarre, ma la sensibilità dei due songwriter non è così affine a quella di questi due mostri sacri di Glasgow. Hanno aperto concerti per i Teenage Fanclub, ma non ne condividono l’estetica power-pop, dritta al punto. In comune hanno gli strumenti, ma anche qualcosa di insieme più sghembo e classico al tempo stesso, non sempre identificabile per via del dualismo alla Go-Betweens presente nella band.
 
Jack Mellin, Sean Armstrong. La delivery più ansiogena del primo, controparte scura e tormentata del secondo, ha l’intensità post-punk del primo jangle (“Tin” sembra effettivamente un pezzo dei Josef K), con la band che sembra mutare, ma in qualche modo mediare le due impostazioni, dando una sfumatura più ludica e colorata alle invettive di Mellin (l’arrangiamento solleticante e vagamente ubriacante di “Powerful”), e una più slabbrata e stordita a quella di Armstrong. Con le dovute eccezioni, come nella ribellione giovanile, punk di “Magdalene”, che sa ancora, però, di un velato (ma non troppo) ripescaggio/divertissement, che si ritrova nel capolavoro guitar-pop “Money Is A Drug”, brano centrale del disco, in tutti i sensi.
I brani del secondo, più vicino al Paisley Underground che all’indie-pop britannico (la band ha suonato di supporto anche ai Real Estate, fra l’altro), prendono invece dei deragliamenti, delle impennate, come nel breve assolo dell’ipnotica “Starry Eyes”; o si riempiono di un rumore abbagliante, come nella dichiarazione ebbra di “Raining On Hope Street”.

Il lavoro fatto per equilibrare tutte queste forze presenti nella scrittura dei due, a volte tumultuosa e recalcitrante, altre quasi tradizionalista (“Metronome River” potrebbe tranquillamente avere un arrangiamento chamber-pop, alla Apartments, per non parlare dei Beatles di “Floating With You”), a volte anche centrifuga nei riferimenti e nello stile, è straordinario, e permette di apprezzare tutte le sfumature delle canzoni e delle sensibilità dei due songwriter.
Come sound generale, il disco può ricordare il pastiche psych-grunge-britpop “Spacehopper”, dei Tripwires, anche se l’attitudine della band fa pensare parecchio anche alla bonarietà casinista degli Wave Pictures. Decisamente una delle band indipendenti più solide e di maggiori speranze degli ultimi tempi.

(20/12/2017)



  • Tracklist
  1. Raining On Hope Street
  2. Tin
  3. Money For Breakfast
  4. Money Is A Drug
  5. Metronome River
  6. Magdalene
  7. Floating With You
  8. Be Free
  9. Sides
  10. Sleepless
  11. Powerful
  12. Starry Eyes
  13. Running With The World
  14. I Feel The Need To Be An Actor
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