Squadra Omega

Materia oscura

2017 (Soave) | avant-prog, canterbury

Ormai divenuti capofila della cosiddetta "Italian Occult Psychedelia", gli Squadra Omega di Andrea e Marco Giotto si ripropongono con "Materia Oscura", un disco molto più asciutto - almeno stando alla tracklist - del predecessore "Altri occhi ci guardano" (2015).

Il preludio di "Massa mancante" è però incredibilmente leggero. Nonostante il profluvio di pianoforti elettrici spaziali e il conclusivo carnevale di percussioni, finisce per fare il verso alle colonne sonore blaxploitation degli anni 70. Idem per buona parte dei dodici minuti di "Mondo-brana", con una linea di basso che scimmiotta, rallentandola, quella Doors-iana di "Light My Fire", e una tipica jam melodica in stile Agitation Free seconda maniera: due chitarre che ingaggiano, più che un duello, uno sfoggio vanitoso e rilassato (e anche un tantino inconcludente). La squadra si ridesta negli ultimi cinque minuti di caos affascinante, un concertino atonale che si sfalda in pernacchie galattiche, una delle loro tipiche prodezze jazz-rock.

Tutt'altra marcia ingrana la suite "Le oscillazioni dell'universo giovane" (diciotto minuti). Apre un fitto, dissonante jamming elettronico (dei Tied & Tickled Trio in una sorta di crisi isterica) che dopo tre minuti si disintegra nell'iperspazio. Dal quarto minuto la squadra inizia ad affrescare una rada storia in forma d'improvvisazione d'avanguardia alla Necks, o alla Lol Coxhill, priva di sezione ritmica. Dapprima sono danze persiane letteralmente urlate dai fiati, anche che se poi via via prendono a illanguidirsi melanconiche, intonando infine un canto tragico. Vi si frappongono indi le tastiere, ancora in forma di raga, impastate - un artificio alla Mike Oldfield - con il rollio delle chitarre acustiche che, di nuovo, risuonano come sitar. Ed è un'apoteosi acida.

Opera un po' ingannevole, con un nomen omen al contrario: per metà, c'è poco di quell'"oscurità" del titolo. E nemmeno molta "materia", se con questo sostantivo s'intende un corpo creativo che sa prevalere sulle spire tentatrici del revival. Per fortuna, le "Oscillazioni" che occupano l'intera seconda facciata - edizione solo in vinile a cura di Grandangolo, divisione di Soave Records - portano avanti il discorso con potente fermezza d'intenti. C'è un assaggio di ricerca archeologica, o filologica, sul suono primordiale, uno sguardo ampio e ponderato alla musica dal mondo, filtrato da alchimie e ricercatezze. Dietro le quinte (al master), il buon vecchio Carl Saff.

(08/06/2017)

  • Tracklist
  1. Massa mancante
  2. Mondo-brana
  3. Le oscillazioni dell'universo giovane
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