Susanne Sundfør

Music For People In Trouble

2017 (Bella Union) | songwriter

A distanza di soli due anni dal sorprendente "Ten Love Songs", la cantautrice norvegese Susanne Sundfør, forte anche di un'accresciuta popolarità al di fuori del proprio paese, torna con "Music For People In Trouble" ed è fin dalle prime note una riscoperta delle origini. Se il suo precedessore sorprese tutti con una decisa virata synth-pop, la sua attenzione è ora spostata verso l'essenzialità e il minimalismo.

La chiave di lettura di questo album, indipendentemente dallo strumento-cardine di una canzone, sia esso uno scarno pattern di chitarra ("Reincarnation") o un piano suonato in punta di piedi (la bella e intensa "Good Luck Bad Luck"), è l'acredine derivante dal contrasto fra il solenne e lo scheletrico. Già un pezzo come "The Sound Of War" mette in note questi concetti, dove se da una parte l'impianto strumentale è quanto di più essenziale si possa trovare, dall'altra abbiamo la voce chiara, limpida e leggiadra che in certi frangenti ha dentro di sé qualcosa di forte e imponente, donando al pezzo un qualcosa di inspiegabilmente stentoreo grazie anche alla coda dal sapore dark-ambient.
Nonostante la bella sensazione rilasciata da queste atmosfere, l'album, visibilmente un'opera ambiziosa, risulta monco e poco sviluppato, quasi abortito anche grazie a una durata troppo affrettata. Ed è dunque sugli episodi che la qualità generale si alza tantissimo, dove se le tracce già citate svettano sul resto, la fantastica "Undercover" ha ovviamente il predominio, mentre pezzi come "Bedtime Story" e "No One Believes In Love Anymore" gli stanno leggermente indietro in termini di efficacia e bellezza.

Come anche sottolineato per "Ten Love Songs", la Sundfør pare aver perso una coerenza di fondo che le potrebbe permettere di pubblicare un album con il quale davvero spaccare il mercato in due, infatti se i singoli brani anche qui promuovono quasi del tutto il disco, il complesso è sfilacciato e senza un tema sonoro che lo contraddistingua. Non per questo, però, possiamo ignorare la bellezza del vocal-pop di "The Golden Age", tutto svolazzi di synth e vocalizzi, o la chiusura momentale di "Mountaineers" con la collaborazione di John Grant. Siamo dunque di fronte a un'opera che recupera in parte le origini della musicista nativa di Haugesund, spingendo molto sulla commistione fra un vocal-pop sussurrato e certe trame folk sperimentate con i primi due album, mettendo quasi inspiegabilmente da parte i synth tanto ben accolti in pezzi come "Delirious".

Si sorride dunque a metà ed è davvero un peccato perché le potenzialità di questa ragazza sono sconfinate quanto la bellezza della sua voce, qualsiasi sia il registro vocale con cui si misuri. Urge dunque una decisa riassettata agli obiettivi da raggiungere, magari lasciando decantare un po' più di due anni prima del prossimo disco.

(10/10/2017)



  • Tracklist
  1. Mantra
  2. Reincarnation
  3. Good Luck Bad Luck
  4. The Sound Of War
  5. Music For People In Trouble
  6. Bedtime Story
  7. Undercover
  8. No One Believes In Love Anymore
  9. The Golden Age
  10. Mountaineers
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