Sylvain Chauveau + Chant 1450 Renaissance Ensemble

Echoes Of Harmony - Early Music Reworked

2017 (Sub Rosa) | musica rinascimentale, ambient

La riscoperta della musica antica da parte dei compositori di oggi non sempre assume aspetti "problematici", alla ricerca di nuove fusioni di linguaggi ed estetiche. Capita infatti che il fascino - e forse il timore reverenziale - per l'eredità del passato ispiri lavori volti a restaurare e conservare lo splendore delle partiture secolari.
Anche in questo a dare l'esempio è stata anzitutto la Ecm di Manfred Eicher, editrice del progetto tra ambient e canto sacro di Ambrose Field e John Potter ("Being Dufay", 2009) e dell'album dedicato a Carlo Gesualdo da Venosa con opere di Erkki-Sven Tüür e Brett Dean ("Gesualdo", 2015). Si aggiunge invece alla sottosezione "unclassical" del prestigioso catalogo Sub Rosa la raccolta "Echoes Of Harmony", firmata dal francese Sylvain Chauveau assieme all'ensemble Chant 1450.

Autore di elettronica sperimentale affermatosi sin dai primi anni Duemila, Chauveau esprime questo particolare interessamento per l'epoca rinascimentale andando ad attingere, per mano del tenore e sound designer Daniel Manhart, a un repertorio poco rappresentato e ancor più di rado inciso su disco. Si tratta di due manoscritti compilati in Spagna a cavallo tra il XV e XVI secolo, durante il dominio dei monarchi cattolici: il Cancionero de Palacio, comprensivo di 458 opere con prevalenza di testi in catalano, e il Cancionero de la Colombina, successivo e contenente molti brani ricopiati dal primo.

Nei reworks di Chauveau quasi nulla tradisce un tentativo di attualizzazione del repertorio barocco spagnolo, nei canti monodici e ancor più negli intermezzi per strumenti a corde, le cui lievi dissonanze suggeriscono addirittura l'utilizzo di liuti e viole da gamba secolari, sensibilmente consumati dal tempo. È piuttosto nel merito delle risonanze e dei bassi continui - realizzati con larghe campiture ambient/drone - che si riconosce il rispettoso intervento del compositore, che sottolinea così l'ariosità di tali armonie dall'equilibrio aureo.

Le opere di Juan del Encina (1468-1529/30) e di Enrique (?-1488), assieme a quelle di diversi anonimi, risplendono dunque di una luce che è quasi esclusivamente propria, laddove invece Chauveau ha forse ceduto troppo a un pur comprensibile timore reverenziale. Nulla vieta, ed è anzi auspicabile, che questo tipo di iniziative riporti l'attenzione su pagine importanti della musica europea pre-moderna, con un approccio misto e "contaminante" rispetto alla massima fedeltà dei progetti su Alia Vox del virtuoso Jordi Savall.
Nel caso specifico tale intento non ha prevalso nel dialogo tra l'ensemble e la "regia" sonora, i cui arricchimenti sono in ultima analisi troppo poco ravvisabili nel risultato finale. Quanto alla cura del suono e alla scelta dei brani in programma, non vi è nulla da eccepire e anzi soltanto da scoprire e apprezzare.

(03/11/2017)

  • Tracklist
  1. O reyes magos
  2. Sienpre criece + Alburquerque
  3. A los maitines era + Por unos puertos
  4. Digas tu + Pues con sobra + Tristesa
  5. Ave virgo + Justa fue
  6. Vyrgen dina de honor + Quien vos dio
  7. Pues serviçio vos desplase
  8. Tres morillas + Pues que tu reina + Mi libertad
  9. Por unos puertos + Oya tu merced
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