The Gift

Altar

2017 (La Folie) | dream-pop, synth-pop

Le collaborazioni di Brian Eno sembrano (fortunatamente) infinite, un musicista così poliedrico da influenzare e partecipare in prima persona a scene musicali tanto diverse tra loro (glam-rock, ambient, Canterbury, no-wave, new wave, kraut, solo per citare le principali) da assumere negli anni il ruolo di vero guru della musica popolare.

Tra le collaborazioni meno attese c’è quella con i portoghesi The Gift, giunti con “Altar” al loro sesto album. La vocalist è Sonia Tavares - moglie di Fernando Ribeiro, leader dello storico gruppo gothic-metal Moonspell - mentre il tastierista è l’eclettico Nuno Goncalves; se ci si chiedesse cosa abbia spinto Brian Eno a produrre l’album di The Gift, basterebbe ascoltare la qualità della voce della cantante e la tecnica del tastierista, i due elementi fondamentali di una band che, agli occhi di Eno, aveva potenzialità molto alte, ancora non del tutto espresse nei cinque album precedenti.

Ad ascoltare il nuovo “Altar” sembra che questa sia l’ennesima scommessa vinta da Eno. Subito dopo pochi secondi di ascolto della prima traccia “I Loved It All” si capisce di avere a che fare con un pop sostanzialmente anomalo, ricco di melodia ma allo stesso tempo ipnotico e poetico, con synth ariosi e dilatati e una voce equilibrata e potente. La mano di Eno si sente tutta, dall'iniziale e brevissimo pattern di piano ripetuto all'imponenza dei synth; siamo in un territorio che sta a metà tra la new wave dei Talking Heads e il dream-pop dei Cocteau Twins.

Il vertice viene raggiunto in "Love Without Violins", apoteosi di synth martellanti, voci baritonali che sconfinano nelle atmosfere dream del finale cantato da Eno, uno di quei momenti in cui il pop melodico supera i connotati di mero intrattenimento per diventare poesia. Ma la bellezza in “Altar” è disseminata un po’ ovunque; dal pop decadente ed etereo di “Vitral” al synth-pop ossessivo di “Clinic Hope”, nella morbida ballata di “Lost And Found”, nelle atmosfere dark di "You Will Be Queen" o ancora nei ritmi talmente rallentati da rasentare l’ambient di “Hymn To Her”. Non mancano momenti più giocosi e ironici come in “Big Fish”, miscela di synth-pop nostalgici e cori con ritmi incalzanti.

"Altar" è emblematico di quanto la mano di un produttore come Eno possa essere necessaria per tirar fuori tutte le potenzialità da un gruppo di musicisti capaci di registrare - dopo più di venti anni di carriera - il loro miglior album.

(20/02/2018)



  • Tracklist
  1. I Loved It All (Intro)
  2. Clinic Hope
  3. Big Fish
  4. Love Without Violins
  5. Vitral
  6. Malifest
  7. You Will Be Queen
  8. Lost And Found
  9. Hymn To Her
  10. What If...




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