The Singer Is Dead

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2017 (EdisonBox) | post-rock

Scoperchiare il grande pentolone del post-rock italiano non è un affare semplice, tanto che quasi nessuno si è dedicato con precisione alla reale comprensione delle sue evoluzioni e delle sue sfaccettature. Quel che è certo è che al suo interno entra di diritto la creatura dei fratelli Luca e Dario Doldi - The Singer Is Dead - che aveva esordito nel 2014 con un Ep omonimo. Dopo tre anni ci troviamo di fronte al loro primo Lp dal titolo “\\” (da intendersi come due).

Già il nome The Singer Is Dead pone l’accento su uno degli aspetti della cultura “post”; quello del superamento dei vecchi canoni rock per raggiungerne di nuovi e persino opposti. Il post che ha ridotto a mero sussurro la voce o che l’ha eliminata del tutto, che ha abolito il concetto di riff, che ha modificato radicalmente l’apporto della chitarra rispetto al rock più tradizionale, strumento che però nella musica dei milanesi è assolutamente centrale. Se il movimento al suo estremo porterà all’abbandono della chitarra come simbolo stesso del rock tradizionale, non è questo il caso dei The Singer Is Dead.

Post-rock strumentale senz’altro, ma dei tanti gruppi post diversissimi tra loro che hanno fatto la storia e la fortuna di questo (non) movimento sembrerebbe - a un primo ascolto - che il gruppo milanese si rifacesse maggiormente alle sonorità dei Mogwai. Ma andando avanti nell’ascolto ci si rende conto che, pur partendo dall’immaginario degli scozzesi, la potenza di certi suoni lega le sonorità dei The Singer Is Dead anche ai primordi del post-rock americano, quello ancora legato a doppio filo all’aggressività hardcore. Il mix di impetuosità e di ricercatezza dei suoni porta a una produzione perfetta che si muove dai God Is An Astronaut, passando da June Of 44 o Slint.

L’iniziale “S T Q T” parte subito con un’intro che sarebbe stata perfetta nel recente album dei Mogwai, ma che raggiunge nel finale livelli di velocità e vigore che gli scozzesi hanno da tempo abbandonato. “Q L N V” è forse il loro brano più importante con finale epico da brividi e un costante dialogo tra chitarre. La struttura delle tracce resta simile ma, ad esempio in alcuni momenti di “S C N V”, si avvertono chiaramente le influenze dei canadesi Godspeed You! Black Emperor. Cresce la magniloquenza nel caos finale di “R Y L B”, fino alle violente esplosioni quasi metal di “L C T R”, che mostrano anche un avvicinamento alla melodia.

Immancabile per gli appassionati della storia del movimento post-rock degli ultimi 25 anni.

(27/11/2017)



  • Tracklist
  1. S T Q T
  2. Q L N V
  3. S T R G
  4. S C N V
  5. R Y L B
  6. L C T R


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