Those Who Walk Away

The Infected Mass

2017 (Constellation) | modern classical, sound art

Esiste - o meglio, dovrebbe esistere - una questione morale nella sfera creativa? C'è nell'espressione artistica, come nel giornalismo, un confine che separa un supposto "dovere di cronaca" dalla violazione della privacy e di una deontologia comune? È assurdo, persino paradossale che in un momento storico in cui la tragedia quotidiana del mondo ci scivola addosso, qualcuno sia ancora capace di additare un'opera dell'ingegno come un atto dalla dubbia moralità, specie se evidentemente il fine ultimo della stessa non è quel mero intento provocatorio di cui le gallerie contemporanee sono ormai stipate.

Di sicuro il nuovo progetto del compositore e sound artist canadese Matthew Patton, all'esordio sull'emerita Constellation, è quanto di più lontano ci sia dal cattivo gusto e dalla morbosità: Those Who Walk Away è la sua personale elegia dedicata a coloro che se ne vanno senza che nessun altro possa avvertirne le grida straziate, le preghiere e gli sguardi di puro terrore prima del devastante impatto al suolo. Di più, poiché per il musicista di Winnipeg è anche la dolorosa rievocazione di un lutto famigliare, affrontato con un autocontrollo e una delicatezza narrativa che nemmeno a un ascolto disattento potrebbe mai risultare irrispettoso verso le vittime e i sopravvissuti. E non è casuale né pretestuoso che proprio William Basinski, il cui magnum opus scaturisce dal trauma post-9/11, abbia definito "The Infected Mass" un lavoro "dalla bellezza devastante".

La scrittura per quintetto d'archi e "coro fantasma" a quattro voci è leggera come una piuma: armonici puri accostati secondo le regole più elementari della polifonia rinascimentale, aggiornati alla lezione dei Godspeed nel ventennale di "F#A# ∞". Sono il contrappunto senza parole alle registrazioni estratte dalla scatola nera in cabina di pilotaggio, unica testimonianza attendibile di ciò che accade nei febbrili istanti che seguono l'avvio di una manovra d'emergenza. Il comandante deve avere sangue freddo e dedicare la massima attenzione a comunicare con la torre di controllo, pur nella consapevolezza che in pochi minuti la sua esistenza e quella dei suoi passeggeri potrebbero giungere a un prematuro epilogo.

Gli scambi di messaggi radio sono rapidi e nervosi, ma non vi è alcun cedimento all'emozione, ed è forse questo il loro carattere più disturbante. Similmente a un'ombra fa loro da sostegno un bordone in bassa frequenza, oppure un reiterato rintocco di campana talmente compresso nel secondo piano acustico da apparire un tono continuo di rassegnazione e sconfitta.
Come riti liturgici alternati, gli "inni deteriori" di Patton sembrano ricalcare il "Canto Sospeso" di Luigi Nono filtrato dalla pietas cristiana di Arvo Pärt - si legge chiaramente in trasparenza il tintinnabuli "Spiegel Im Spiegel". Solo "After The End" è concesso il pieno abbandono: è l'estrema "sorrowful song", l'ultima preghiera dopo il canone che offre perdono e salvezza, perché chi ha sofferto trovi finalmente pace e continui a vivere.

È decisamente raro incontrare opere poggianti su un tale equilibrio tra distacco forzato e infinita compassione. Un crinale espressivo, più che pericoloso, facilmente soggetto a didascalismi o scelte fuori luogo. Those Who Walk Away promette di continuare a condurre il proprio racconto su queste coordinate, e la Messa Impura qui celebrata è un ulteriore passo nella ridefinizione del concetto di sensibilità artistica in epoca postmoderna.

(20/03/2017)

  • Tracklist
  1. Before The Beginning
  2. First Degraded Hymn
  3. First Partially Recollected Conversation
  4. Second Degraded Hymn
  5. Second Partially Recollected Conversation
  6. Third Degraded Hymn
  7. After The End
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