Tomer Lavie

Losing The Back Room

2017 (Self Released) | alternative, songwriter

Confesso che in un primo momento avevo persino pensato a uno scherzo, poi a un curioso progetto parallelo del musicista Israeliano Oren Lavie  (autore di due eccellenti album che se non avete ancora ascoltato vi consiglio caldamente di recuperare per le vostre nottate invernali), oltretutto l’ottima versione di "Honeymoon” di Lana Del Rey aveva tutte le caratteristiche del one-off, ovvero di una curiosa idea estemporanea che giustificava il diverso nome, ovvero Tomer.
L’arcano è stato infine risolto: le attinenze vocali tra Tomer e Oren hanno radici genetiche e parentali, i due musicisti sono infatti fratelli, entrambi autori di un raffinato folk-pop dai toni austeri e classicheggianti. Quello che non mi aspettavo è che oltre alla splendida cover version, il giovane Tomer fosse anche autore di un album, pubblicato purtroppo solo in formato digitale. Al di là delle similitudini tra i due musicisti, in primis il timbro vocale che aveva tratto in inganno i miei sensi, la musica si snoda su sonorità a volte affini, ma mentre Oren predilige uno stile più cantautorale sulla scia di Leonard Cohen  o Nick Drake, Tomer mette in mostra un’attitudine più sperimentale e ambiziosa, con jazz, avantgarde e neoclassica in evidenza.

Piano, tastiere e un quartetto d’archi sono gli elementi-base di “Losing The Back Room”, un album il cui fascino malinconico è pura saudade, con canzoni dal lirismo spesso dissonante, a volte grondante di tristezza. Bastano i due minuti dell’introduttiva “Avoid Apologies” per apprezzare questo piccolo miracolo d’ispirazione: su note di piano che sembrano rubate a Eric Satie, la voce lotta con irruenti e minimali accenni orchestrali, mentre noise e oscure trame neosinfoniche violano il romanticismo tipicamente noir.
Synth e chitarra acustica si impossessano poi della scena tenendo per mano una delle melodie più carezzevoli e delicate dell’album, “Self Destructing (On Account Of A Woman)”, conducendola tra soffuse trame ritmiche e articolate armonie in bilico tra l’astrattismo dei King Crimson e la poetica di David Sylvian. Su queste coordinate si snoda gran parte dell’album, con canzoni dai tratti oscuri e minimali che flirtano con il jazz e la musica sperimentale (“Exile In Siberia”), o stravolte da ritmi incalzanti e frastagliati che mettono insieme Dave Brubeck, Caravan e Scott Walker (“Don’t Forget”), finendo nelle braccia di un chamber-pop dai tratti austeri e finemente colti (“Sleeping Beauty's Dreams Are Ugly (In My Dreams I Burst In Flames)”).

Mentre il delicato uptempo pianistico della title track offre un’apparente attimo di tregua all’esuberante costruzione armonica delle canzoni, e dopo aver archiviato il poetico duetto tra piano e voce della crepuscolare e sognante “Invocation” (immaginate un brano di Chopin interpretato da Neil Hannon), resta da raccontare il delizioso e ancor più ambizioso trittico finale di “Losing The Back Room”. Apre le danze l’apparentemente lineare “Himself (Part I)” con piano e voce che vengono infettate di noise, ritmiche possenti e suoni grevi di chitarra che non trovano mai uno sbocco definitivo, a seguire “His Love (Part II)”, che approda nell’oscurità con un passo lirico greve e malsano della sezione d’archi, reso ancor più suggestivo dalla tromba di Edo Gur, il cui suono fa affiorare quelle nuance canterburiane che facevano già capolino altrove, affidandole il pregevole finale di “His Place (Part III)”.

A questo punto mi sorge solo il dubbio che questo album sia purtroppo destinato a un oblio non meritato, forse nessuno scriverà un’altra recensione di questo affascinante e inconsueto progetto discografico, oltretutto Tomer Lavie oltre a una pagina Bandcamp ha solo un profilo Facebook la cui comprensione necessita di una costante opera di traduzione dall’ebraico. Malgrado ciò, mi calo nei panni di un moderno Don Chisciotte, ingaggiando la mia battaglia contro i mulini a vento dell’indifferenza di un pubblico obnubilato dall’ennesimo delirio discografico dei santoni irlandesi e chiedo per una volta di affidarvi solo al vostro innato senso della bellezza. Questo disco vi catturerà.

(04/01/2018)



  • Tracklist
  1. Avoid Apologies 
  2. Self Destructing (On Account Of A Woman) 
  3. Losing The Back Room 
  4. Sleeping Beauty's Dreams Are Ugly (In My Dreams I Burst In Flames) 
  5. Exile In Siberia 
  6. Invocation 
  7. Don't Forget 
  8. Himself (Part I) 
  9. His Love (Part II) 
  10. His Place (Part III) 




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