Tom O.C Wilson

Tell A Friend

2017 (Pickled Egg) | avant-pop, experimental

Per quanto la musica pop abbia cercato di elevarsi ad arte sopraffina, ha dovuto sempre lottare con chi ha frainteso la sua accezione popolare, trasformandola in una creazione artistica più spesso populista. La storia, però, conosce un'infinita serie di artigiani delle sette note che hanno combattuto la mediocrità del formato-canzone.
Con cinque album sotto il nome Freeze Puppy, un sodalizio artistico minimal-pop a nome Beetles e una lunga serie di collaborazioni estemporanee, Tom Wilson ha provato a smantellare il concetto di pop-music, recuperando le logiche del situazionismo e del surrealismo.
Il ragazzo di Bristol, ora di stanza a Londra, nel 2012 ha conseguito un dottorato di ricerca in composizione presso il Royal Holloway College di Londra, un titolo accademico che gli ha permesso di mettere a punto il suo stile.

Nelle dodici canzoni di “Tell A Friend” (il primo con una band e una nuova denominazione Tom O.C. Wilson) non c’è solo il tentativo di superare le barriere del pop, ma la volontà di creare un vero e proprio nuovo linguaggio lirico-armonico, che non solo non segua il classico schema - strofa-ritornello-variazione - ma che, avvalendosi della tecnica di scrittura della narrativa, dia forma a canzoni frizzanti e atonali, la cui ridondanza sia allo stesso tempo eccentrica e accessibile.

E’ una strada perigliosa, quella scelta dal musicista inglese, un percorso tracciato dal genio della trasfigurazione Captain Beefheart in “Trout Mask Replica” e poi semplificato e frazionato da migliaia di piccoli coraggiosi artigiani del pop-rock (da Andy Partridge agli Stump, giusto per citarne un paio) ma Wilson dimostra di avere la giusta dose di coraggio e incoscienza.
Non è un album dal fascino immediato, “Tell A Friend”, le coordinate sono quelle della pop music più audace e sofisticata, le architetture complesse e ricche di contrappunti armonici disorientano e a volte disturbano, ma dopo alcuni ascolti la forza e l’esuberanza della scrittura lascia libere una serie di canzoni memorabili e geniali.

La scena sonora è quella del chamber-pop, stile con il quale l’autore condivide l’atipico romanticismo, anche se non vi è espressione musicale che Wilson non manipoli o trasgredisca. Ad esempio, nell’introduttiva “Here & Now”, il musicista incastra in una furibonda sequenza elementi di musica pop, funky, jazz, art-pop e soul, snaturandone la natura e ammassandoli in una delizia sonora che sembra figlia degli Happy Family, mentre in “Re Preston” strappa a un violino suoni che evocano ora una sirena ora una voce umana, prima di trasmutare delicate armonie da madrigale in desuete forme pop in stile Divine Comedy.
Le geometrie funk-jazz, che il basso tiene saldamente in vita nell’orgia misurata di strumenti e voci di “Give Yourself Some Credit” fanno impallidire le recenti digressioni soft dei Dirty Projectors, in converso la liricamente verbosa e musicalmente più lineare “Dale At 39” gioca con le ironiche e sciolte digressioni da pop-art alla Momus.

Nell’esplorare forme nuove di associazioni sonore, il musicista inglese incrocia ritmi elettronici e ardimentose misture di pop e jazz rendendole appassionanti con infinite variazioni (“This Is The Future”), oppure gioca con i fiati e incastri armonici e ritmici affini all’avant-prog degli Henry Cow (“The Wagon”), scendendo a patti anche con il folk barocco e con le contaminazioni neoclassiche (“Half Love”).
A questo punto il rischio  maggiore per Tom Wilson era quello di mettere in piedi un progetto dove, più che la sostanza, fosse l’effetto-sorpresa l’unico vero elemento di fascino, ma, superate le ardue e atipiche armonie atonali, quello che viene alla luce è un talento sopraffino, che regge abilmente il gioco fino alle ultime preziose note della conclusiva “Groundog”.

Tre gioiellini emergono nel mare magnum creativo di “Tell A Friend”: il primo è proprio il singolo “The Ones”, un brano dal ritmo incalzante, baciato dal riff più contagioso ed estroverso dell’intero album, al cui interno si accordano suoni di tromba, il pizzicato di un violino e dismetrie armoniche: elementi che mettono in scena una pop-song al cardiopalma che sembra uscire dalla penna di un giovane Paddy McAloon posseduto dal demonio.
Difficile poi resistere all’ammaliante melodia minimale e musicalmente forbita di “A Plan”, un brano delicato e suggestivo che cresce pian piano su pochi accordi di pianoforte e brevi incursioni strumentali atte a incrementarne l’estasi poetica, per molti versi affine a quella di Robert Wyatt o Peter Hammill
Introdotta da accordi di chitarra in chiave jazz, “Home Is Where” sfida ancor di più le strutture atonali e minimali, incastrando giochi lessicali e vocali con eccitanti dialoghi tra piano, batteria e basso che virano verso toni più plumbei e avant-jazz prima di esplodere in un finale jazz-prog che accoglie perfino note di fisarmonica.

Un album come “Tell A Friend” è in parte disarmante: il grosso calderone dove Tom Wilson fa confluire Steve Reich, Prince, Robert Wyatt e tanti altri coraggiosi protagonisti della musica pop e rock ha tutte le carte in regola per essere uno dei lavori più belli dell’anno, ma è anche un disco che chiede al pubblico uno sforzo in più per essere apprezzato fino in fondo.

(21/11/2017)



  • Tracklist
  1. Here & Now
  2. Give Yourself Some Credit
  3. Home Is Where
  4. The Ones
  5. Re Preston
  6. This Is The Future
  7. Dale At 39
  8. A Plan
  9. The Wagon
  10. Half Love
  11. Southern Compass
  12. Groundhog


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