Tom Rogerson with Brian Eno

Finding Shore

2017 (Dead Oceans) | experimental, ambient

"Finding Shore" è l'attesa collaborazione tra il pianista Tom Rogerson e Brian Eno, per la label americana Dead Oceans. Anticipato dai "singoli" "Motion in Field", "Idea Of Order At Kyson Point" e dal videoclip di "March Away", registrato dal vivo a Berlino, il progetto è una piacevole sorpresa che conferma le ottime aspettative. Al di là delle frequenti (e spesso superficiali) congetture che si ipotizzano puntualmente a ogni uscita che coinvolga Brian Eno, "Finding Shore" è il frutto di un percorso molto personale e intimamente connesso all'esperienza dei suoi autori, un ritorno, una riconciliazione con il concetto di "casa", come qualcosa di più di un luogo specifico, come ci ha raccontato Rogerson nella nostra intervista dedicata al making dell'album.

Tutto è iniziato da un incontro casuale tra i due fuori dalle "toilette" della Roundhouse di Londra. Tra una chiacchiera e l'altra, Eno e Rogerson si ritrovarono a parlare della loro Woodbridge e delle reciproche memorie legate a questa piccola città immersa nelle campagne pianeggianti del Suffolk, tra i siti archeologici di Sutton Hoo e le aree per i test militari. In primo luogo, per un curioso caso di Serendipity, non fu la musica ad accomunarli ma il ricordo condiviso di posti e paesaggi dell'Inghilterra orientale. Senza nulla di pianificato, iniziò così a prender forma l'idea di un possibile lavoro insieme.
Alla luce di tali premesse, "Finding Shore" sembrerebbe quindi ritornare a queste radici, scavando nella memoria e immergendo l'ascoltatore nei "condivisi luoghi del passato", ma non riserviamoci troppe certezze fantasticando più del dovuto; l'interpretazione è in realtà molto più aperta e soggettiva.

Ma andiamo con ordine. Le prime fasi della lavorazione iniziarono da un lungo brano in forma aperta di 45 minuti che Rogerson propose a Eno, a cui seguirono molte ore di sessioni e registrazione che condussero all'elaborazione di musica con modalità piuttosto astratte, senza alcuna ovvia intenzione di seguire l'apparente concept o inserire i riferimenti precedentemente citati. L'idea era semplicemente quella di sperimentare ampliando le possibilità timbriche del pianoforte, mediante l'utilizzo del "Piano Bar", un'interfaccia progettata nei primi anni Duemila da Don Buchla e Robert Moog, in grado di tracciare il movimento dei tasti attraverso segnali infrarossi, convertendone l'output in dati Midi successivamente elaborati e manipolati da Eno.
Lasciate da parte le esperienze con il gruppo post-rock Three Trapped Tigers, qui Rogerson si affida quindi al pianoforte protagonista indiscusso del disco, con un approccio diretto e istintivo, da improvvisatore, che riassume perfettamente il suo inconsueto percorso musicale, nato dalla curiosità e iniziato da bambino, cercando di "imitare" quello che la sorella faceva alla tastiera, per poi passare dalle prime lezioni con il compositore Harrison Birtwistle alle varie esperienza, tra cui, quella di pianista lounge presso un decrepito hotel della cittadina inglese di Peterborough.

Le tredici tracce di "Finding Shore", nei loro quarantanove minuti, tra ambient, neoclassica e spunti jazz, offrono un buon esempio di commistione elettro/acustica, nonché un compendio dell'intera esperienza di Tom che qui compie un percorso di riflessione a ritroso riconciliandosi con luoghi familiari dell'infanzia e sensazioni del suo passato. Gli interventi di manipolazione sonora di Eno, in regia, hanno agito soprattutto "come una cornice" nei confronti della fervida creatività di Rogerson, aiutandolo a "delimitare" e "circoscrivere" le sue creazioni, immaginandole come brani facenti parte di un possibile album. Rogerson stesso ci ha infatti raccontato quanto fosse complesso per lui, sottolineando la sua difficoltà di scelta tra le molteplici idee sonore che fluiscono costantemente dalle sue dita. In questo, Brian Eno è stato un chiarificatore, nonché importantissimo aiuto, permettendogli di definire e stabilire dei confini.
All'ascolto, le singole tracce dell'album fluiscono in continuità, pur mantenendo una loro autonomia: l'impressionistica "Idea Of Order At Kyson Point", con il tintinnio di campana digitale a opera di Eno, un cenno al suono delle campane di Woodbridge, introduce un tema, quasi uno studio sulle capacità percussive del pianoforte. "Motion In Field", uno dei brani più riusciti dell'intero progetto, si sviluppa invece da una propulsiva sequenza elettronica di Eno su cui Rogerson improvvisa una progressione che rimanda in parte alle atmosfere della splendida "Ho Renomo" proveniente dalle sessioni con i Cluster nel lontano 1977.

In "Finding Shore" trovano spazio anche le riflessive promenade: "On-ness", costruita sviluppando un tema costantemente arpeggiato, e "Quoit Blue", in cui la melodia minimale di Tom poggia su una caratteristica texture che ci riporta indietro agli esperimenti di "Ambient 2 The Plateaux Of Mirror" con Harold Budd. Diversi di questi brani si muovono in territori sonori cari tanto a Satie, quanto al Cage di "Dream" e "In A Landscape", da sempre importante riferimento per Eno, non a caso omaggiato dallo stesso nel quinto volume Obscure "Voices & Instruments" del 1976, con un'esecuzione del secondo brano a opera di Richard Bernas. I suoni elettronico/percussivi di "March Away" sono un'ottima dimostrazione delle possibilità timbriche del Piano Bar, mentre la splendida e desolata "An Iken Loop", costruita da Brian isolando e rielaborando una brevissima sezione finale del lungo pezzo, dimostra ancora la sua innata abilità di "montaggio" e trasformazione degli spunti, come racconta Rogerson nell'intervista.

Guardando indietro alla discografia di Brian Eno e focalizzandoci in particolare sui suoi recenti lavori, possiamo considerare "Finding Shore" come un capitolo a sé stante, lontano tanto dagli esperimenti generativi di "Reflection" o "Sisters", quanto da "Lux". "Finding Shore" abbandona infatti i lunghi brani estesi e astratti preferendo composizioni più brevi e per certi versi "strutturate", che, pur conservando naturalezza e impeto tipiche dell'improvvisazione, sembrano catturare e incasellare l'intuizione e la magia dell'attimo come fossero piccoli haiku sonori.
I riferimenti legati a memoria e rievocazione, temi già affrontati in passato da Eno, lasciano chiaramente intravvedere un possibile fil-rouge che potrebbe collegare questo lavoro ad "Ambient 4: On Land", che condivide certamente più di un punto in comune con "Finding Shore", pur rimanendo un esperimento "altro".
Un ottimo ed elegante esordio caratterizzato da climi generalmente raccolti e contemplativi seppur attraversati talvolta da tensioni inattese.

(21/01/2018)

  • Tracklist
  1. Idea Of Order At Kyson Point
  2. Motion In Field
  3. On-ness
  4. March Away
  5. Eastern Stack
  6. Minor Rift
  7. The Gabbard
  8. Red Slip
  9. Quoit Blue
  10. Marsh Chorus
  11. An Iken Loop
  12. Chain Home
  13. Rest
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