Tyler, the Creator

Flower Boy

2017 (Odd Future) | alternative hip-hop

Tyler, the Creator è uno dei rapper più interessanti di questa decade. Personaggio decisamente fuori dal comune, è sempre riuscito a trovare nuovi modi per far parlare (nel bene o nel male) di sé. Membro dell’ormai - quasi - defunto Odd Future, collettivo di Los Angeles che ha tra i suoi membri artisti come Frank Ocean e Earl Sweatshirt, Tyler torna a due anni dal suo disco peggiore, "Cherry Bomb". A dirla tutta, dopo "Goblin" (2011), disco d’esordio inquietante ma al contempo interessantissimo, il giovane losangelino non era mai riuscito a ripetersi. Spesso accusato di essere troppo politicamente scorretto e omofobo (tanto da aver ricevuto nel 2015 un ban dal Regno Unito firmato dall’allora ministro degli interni Theresa May, oggi Lady Brexit), con “Flower Boy” riesce a riscattarsi completamente.

Inizialmente l’album è stato promosso con il titolo “Scum Fuck Flower Boy”, che già di per sé faceva pensare a un suo lavoro sbracato, volgare e sconclusionato. Sorprendentemente, invece, il suo quarto lavoro in studio è di gran lunga il suo prodotto migliore. Anzi, “Flower Boy” è probabilmente il momento artistico che definisce lo stesso Tyler. Composto da 14 canzoni, il disco è un viaggio all’interno della personalità doppia del suo creatore. Da una parte lo “Scum Fuck”, il Tyler politicamente scorretto, dall’altra il “Flower Boy”, probabilmente gay (interessante perché per anni è stato accusato di essere omofobo), insicuro, vulnerabile. L’insieme di queste due realtà artistiche regala un disco che vede Tyler al suo apice. La produzione è eccellente, a tratti jazzy, a tratti dura, oscura, ma capace di regalare un'atmosfera melanconica e sognante. L’ispirazione dei N.E.R.D. questa volta sembra essere azzeccata (a differenza del fallimento di “Cherry Bomb”). Non ha mai rappato così bene, tecnicamente il flow è ben calibrato, sempre liscio su qualsiasi tipo di beat. Tyler ha avuto anche l’accortezza di circondarsi di amici e collaboratori di primissimo livello, da Frank Ocean ad A$ap Rocky, ma anche dalla leggenda Roy Ayers, Steve Lacy, Pharrell e molti altri. Tutti sono perfettamente inseriti nelle canzoni, ma al centro c’è sempre lui, Tyler, bravissimo nello “sfruttarli” al momento giusto.

“Flower Boy” parte con una delle canzoni più belle dell’intero album, “Foreword”. Fin da subito vengono messe in luce le tematiche principali che saranno presenti nei testi, altro punto di forza del lavoro. Si parlerà molto di supercar (una delle sue passioni) che se da una parte mostrano il suo lato più consumistico, dall’altro sono una perfetta raffigurazione della sua insicurezza. “Where This Flower Bloom” è un racconto molto personale della sua vita, prima barista da Starbucks poi artista di fama internazionale.
Con “See You Again”, la canzone preferita dallo stesso Tyler, si inizia a esplorare la sua sessualità, tema che ritornerà più volte ("Who That Boy”, “I Ain’t Got Time!”, “Sometimes…”). I singoli funzionano tutti, anzi sono tra le migliori canzoni del suo repertorio. Su tutte spicca “911 / Mr Lonely”, una doppia traccia che riesce a descrivere la sua solitudine, lo stato d'animo in cui vive. “November” è la terz'ultima canzone, una metafora di un non precisato periodo migliore.
L’album viene chiuso da “Enjoy Right Now, Today”, una strumentale che pur essendo ben fatta, è piuttosto inconcludente e fine a se stessa, uno dei pochi nei dell'intero disco.

Insomma, "Flower Boy” è il miglior lavoro di Tyler, the Creator e uno dei dischi hip-hop meglio riusciti di quest’anno. È un album intimo, incentrato su temi delicati. Solitudine, sessualità, insicurezza: è questa la triade che lo caratterizza. “Flower Boy”, però, non è un disco triste, anzi, si situa quasi all’opposto. La genialità di Tyler sta qua, nel non snaturarsi completamente, pur cercando di farlo. E' un disco che rimane: dai ritornelli orecchiabili, ai beat che fanno venire voglia di ballare.
Tyler con “Flower Boy” è riuscito a compiere un’evoluzione che mai nessuno avrebbe auspicato ascoltando sei anni fa quel ragazzino arrogante e incazzato in “Goblin”. Oggi abbiamo un artista quasi maturo nella sua insicurezza e, proprio per questo, nel suo momento migliore.

(03/08/2017)



  • Tracklist
  1. Foreword
  2. Where This Flower Blooms
  3. Sometimes...
  4. See You Again
  5. Who Dat Boy?
  6. Pothole
  7. Garden Shred
  8. Boredom
  9. I Ain’t Got Time!
  10. 911/Mr. Lonely
  11. Dropping Seeds
  12. November
  13. Glitter
  14. Enjoy Right Now Today
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