Ulan Bator

Stereolith

2017 (Bureau-b) | post-rock, alt-rock, wave, kraut

Ha ancora senso oggi parlare di post-rock?
Non di rado si leggono dibattiti in Rete su tutto ciò che il post-rock avrebbe voluto essere (vedi la vecchia menata del suonare strumenti tradizionali in maniera anticonvenzionale...) senza (quasi) mai riuscirci. Tranne rare eccezioni può essere più serenamente considerato una branca del rock alternativo degli ultimi venticinque anni, con alcuni dischi particolarmente illuminati (leggi ad esempio June Of 44, Mogwai, oppure i primi Tortoise) e tanti lavori che oggi, col senno di poi, possiamo indicare come prescindibili.

Gli Ulan Bator di "Végétale" erano più o meno schierati all'interno di quel filone, conobbero stagioni di notorietà nel circuito indipendente e, a distanza di molti anni, il leader Amaury Cambuzat continua a sventolare il proprio vessillo circondandosi di collaboratori che variano nel tempo, assicurando al progetto un flusso costante di novità.
Nel 2017 "Stereolith" suona molto bene, mette in risalto una vena creativa che non si è esaurita, e che esprime un'andatura meno irruenta e più rivolta verso un approccio cinematico-minimalista, a tratti austero, con il cantato quasi interamente in inglese, eccezion fatta per "Spinach Can", dove torna parzialmente il ricorso alla lingua madre.

Composto durante le pause del tour italiano a supporto del precedente "Abracadabra", "Stereolith" è un disco dalle molteplici sfaccettature, in grado di muoversi con costante autorevolezza fra gli accenni industrial di "Blue Girl", la tensione elettronica di "Ego Trip", il sassofono impetuoso che colora il raga circolare "NeuNeu", il decadentismo di "Icarus" e la melodrammaticità di "Lost", che introducono il deciso tratto epico molto Notwist di "Dust", per un superbo trittico di chiusura.
Ma soprattutto scorgiamo un forte taglio mitteleuropeo che rimanda al Bowie berlinese (la title track) e convinti accenti kraut e wave che ne forgiano lo sviluppo, rendendolo uno dei lavori più caratterizzanti dell'intera discografia degli Ulan Bator.

(07/04/2017)

  • Tracklist
  1. On Fire
  2. Stereolith
  3. Blue Girl
  4. Spinach Can
  5. Ego Trip
  6. NeuNeu
  7. No Book
  8. Icarus
  9. Lost
  10. Dust
Ulan Bator su OndaRock
Recensioni

ULAN BATOR

Abracadabra

(2016 - Acid Cobra / Overdrive)
Il nuovo capitolo del progetto post-rock di Amaury Cambuzat

ULAN BATOR

Tohu - Bohu

(2010 - Acid Cobra)
Tornano dopo sei anni d'assenza gli alfieri del post-rock d'oltralpe, sempre guidati da Amaury ..

ULAN BATOR

Ulaanbataar 1993-1998

(2007 - Jestrai)
Una raccolta fotografa i primi cinque anni di vita della band franco-italiana

Ulan Bator on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.