Uniform

Wake In Fright

2017 (Sacred Bones) | noise, punk hardcore, industrial, metal

Il nuovo disco degli Uniform è la colonna sonora perfetta per un'imminente nuova guerra civile americana. Il duo newyorkese, formato dal cantante Michael Berdan e dal chitarrista Ben Greenberg, con "Wake In Fright" ci consegna un ritratto grezzo e violento, ma anche realistico, di un paese in preda alla paura, all'odio e alla violenza, mai così diviso di fronte all'ombra di distopie e d'incubi sociopolitici, ormai pienamente realizzati.
Nelle intenzioni degli autori il disco, uscito su Sacred Bones, vuole essere essenzialmente una risposta adeguata a un mondo sempre più a rischio d'esclusione e segregazione sociale ed economica, insanguinato da guerre, terrorismo e atti di violenza insensata, perfetto palcoscenico per assistere, in prima fila, allo spettacolo del tramonto dell'Occidente.

Urla e distorsioni convivono in un perfetto amalgama tra punk-hardcore, noise, metal e industrial, che ha come punto di riferimento obbligato i Big Black più brutali e corrosivi. Prova ne è l'apertura con il brano "Tabloid", che corre come un camion impazzito.
"Habit" rallenta il ritmo, ma solo per costruire un claustrofobico e desertico paesaggio post-industriale che riecheggia il metal dei Godflesh, mentre la successiva "The Lost" fa emergere schegge di melodie post-hardcore conficcate in profondità nella carne di chi è costretto a sanguinare.
Per "The Killing of America" è stato realizzato anche un video in cui si mostra una mappa degli Usa. Luci rosse si accendono in corrispondenza degli omicidi da arma da fuoco; ben 450 morti solo nel 2016! Musicalmente il brano, come il successivo "Bootlicker", mostra elementi trash metal alla Slayer. "The Killing of America" termina con un assolo devastante tra distorsioni e un campionamento della voce di Charles Bukowski che recita una sua poesia, "The Genius Of The Crowd": "...but there is genius in their hatred there is enough genius in their hatred to kill you to kill anybody".

"Night Of Fear" è puro noise-core destrutturante e ansiogeno che sale su una montante ritmica marziale programmata da Ben Greenberg sulla sua drum machine, prima del finale di "The Light At The End (Effect)". Quest'ultima si apre con un campionamento tratto dal film del 1990 di Philip Ridley "Riflessi sulla pelle" (The Reflecting Skin): "It's all so horrible you know, the nightmare of childhood. And it only gets worse. One day you'll wake up, and you'll be past it (...)". Non meno angosciante è lo spoken word successivo di Berdan che conclude un lavoro pressoché essenziale, quanto fosco e nichilista: pura "Dystopian music for dystopian people", per parafrasare i Throbbing Gristle.

"Wake In Fright" ci fornisce uno spaccato crudo e realistico degli Usa del 2017. L'album è stato composto nel 2016, quando era nell'aria un cambiamento imminente, frutto di tensioni a lungo sopite (se non sottaciute) e di rancori da tempo covati. Che sia anche l'ispirato preludio di un futuro ancora peggiore e apocalittico?

(25/03/2017)



  • Tracklist
  1. Tabloid
  2. Habit
  3. The Lost
  4. The Light At The End (Cause)
  5. The Killing Of America
  6. Bootlicker
  7. Night Of Fear
  8. The Light At The End (Effect)


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