Valparaiso

Broken Homeland

2017 (Zamora) | blues, folk, dark

Quanti narratori dell'oscurità hanno fatto compagnia ai nostri incubi, quanti musicisti sono entrati nei meandri del blues e del folk per estrarne racconti dal fascino a volte ambiguo e maledetto.
In questo immaginario tragitto artistico che va da Nick Cave ai Tindersticks, passando per PJ Harvey e Sparklehorse, ecco ora apparire un nuovo gruppo di poeti delle sette note, pronti a cimentarsi con il fascino arcano del viaggio verso l'ignoto.

La destinazione di questo cammino si chiama Valparaiso: mitico approdo per marinai e viaggiatori, situato sulle coste del Cile. Ed è questo il nome scelto dai due ex-componenti dei Jack The Ripper, Herve e Thierry Mazurel, per il loro nuovo gruppo. A loro si accoda una ciurma di ottimi musicisti (Matthieu Texier, Thomas Belhorn e Adrien Rodrigue) e un'intrigante lista di ospiti d'eccezione.
Con il timone nelle mani di John Parish, i Valparaiso si avventurano tra ricordi e rimpianti, affogando nell'alcol e nella contemplazione dell'oscurità l'eterna sofferenza dell'anima, regalandoci una serie di canzoni che profumano di salsedine e polvere.

Le sonorità di "Broken Homeland", più che rimandare ai Jack The Ripper, ripercorrono gli stessi sentieri del progetto The Fitzcarraldo Session, dove i francesi coinvolsero musicisti del calibro di Stuart Staples, Joey Burns, Blaine Reininger e Graig Walker.
L'album è un crocevia nel quale varie culture si intersecano, la musica è un raffinato tessuto armonico, intrecciato con note di blues, folk e jazz, che i cinque francesi offrono alle intuizioni liriche di una serie di artisti dal diverso curriculum stilistico. Questi ultimi, pur avendo a loro volta già raccontato gli stessi luoghi solitari con identica fragilità e pathos, abbracciano questo viaggio con la stessa genuinità della prima volta.

Ogni canzone è un piccolo racconto, una fotografia, a volte intellegibile e piacevolmente attigua al cantautorato dark-folk ("Dear Darkness", "Blown By The Wind"). Spesso i brani sono marchiati a fuoco dall'ospite di turno, come nella gotica ed epica ballata rock "Bury My Body" condivisa con una Shannon Wright in gran forma, o nella trascinante "The Allure Of Della Rae", dove Howe Gelb frantuma leggermente il tono più mistico dell'album con un corrosivo insieme di basso, chitarra e batteria.
Tra le voci, quella di Phoebe Killdeer (Nouvelle Vague) è una delle più incisive: ad essa tocca infine sottolineare gli episodi più intensi del progetto, a partire dall'ipnotico noise-blues alla Tindersticks che introduce l'album ("Rising Tides", cantata a due voci con Howe Gelb), passando per le atmosfere romantiche e quasi chamber-folk della title track, fino all'intensa e scarna "Wild Birds".
Non è altresì facile resistere alle magiche e sensuali atmosfere di "Le Septiéme Jour", che Julia Lanoë tratteggia con toni apocalittici alla maniera di novella Nico con tanto di organo ed echi noir, o ai raffinati tempi dispari, quasi jazz, dell'ineffabile Josh Haden, modellatore della malinconicamente inebriante "Constellations".

Il primo progetto dei Valparaiso è un album fortemente ispirato, capace di ammaliare come i Portishead nel recitato-cantato di "Fireplace", o di rinnovare antichi ardori jazz-folk nella sofisticata e sognante "Valparaiso", inabissandosi infine nel labirinto lirico più periglioso e intrigante ("The River"), che Shannon Wright e John Parish intonano con funebre passione e un penetrante senso di tenebroso mistero.
Non è un disco ordinario o prevedibile, "Broken Homeland", bensì un progetto avventuroso che mette a frutto un intenso impegno collettivo, dove ogni ombra e ogni spiraglio di luce ha il potere di catturare l'immaginazione dell'ascoltatore. Un'affascinante sorpresa.

(18/10/2017)



  • Tracklist
  1. Rising Tides
  2. Fireplace
  3. Bury My Body
  4. Blown By The Wind
  5. Wild Birds
  6. Constellations
  7. Valparaiso
  8. The Allure Of Della Rae
  9. The River
  10. Broken Homeland
  11. Le Septieme Jour
  12. Dear Darkness
  13. Marees Hautes






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