Visible Cloaks

Reassemblage

2017 (Rvng) | ambient, post-new-age, glitch

Che sia immaginato o realmente vissuto, decontestualizzato, utilizzato come elemento di colore, parte di un discorso di modernizzazione del suo passato oppure rievocato nella propria brulicante attualità, negli ultimi due-tre anni il Giappone è tornato a essere di prepotenza un paese guardato con ammirazione e curiosità, e il suo ricchissimo patrimonio musicale è motivo di forte interesse (quando non saccheggio selvaggio).
Impossibile indicare una causa scatenante unica, ma la pletora di ristampe, l'emersione di nuovi talenti ben consci delle potenzialità del mezzo informatico e la (ancora lenta) fuoriuscita dall'auto-embargo che per anni ha impedito il caricamento su piattaforme di streaming e di condivisione di artisti che hanno fatto la storia del pop-rock giapponese hanno senz'altro favorito il clima di (ri)scoperta e di ricombinazione proprio dell'ultimo triennio, muovendosi oltre il carrozzone sempre più sfilacciato dell'estetica vaporwave (comunque attivo da ben più tempo).
Ora, Spencer Doran non è propriamente l'ultimo degli arrivati, e già nel 2010 "Fairlights, Mallets And Bamboo: Fourth-World Japan, Years 1980-1986" testimoniava il suo amore per la musica nipponica, in un mix che tra Haruomi Hosono, Ryuichi Sakamoto, Phew e tanti altri gettava luce su quella peculiare miscela di ambient, influssi wave, melodismo bizzarro e spunti esotici che tanto ha influito sull'evoluzione dei linguaggi pop del Sol Levante. È però soltanto con il suo attuale progetto Visible Cloaks, in combutta con Ryan Carlile, che il compositore di stanza a Portland passa dal semplice tributo a qualcosa di decisamente più eccitante e personale, in cui l'amore per un paese si traduce in un linguaggio cangiante e poliedrico, un incrocio interculturale al crocevia tra ambient, new age ed elettronica. "Reassemblage" è il manifesto di questa fortunata e ispirata unione di intenti.

Lo avesse pubblicato Brian Eno, ai tempi della sua ambient-series, probabilmente il titolo dell'album non sarebbe stato molto diverso da "Music For Zen Gardens": in effetti le immagini che suggeriscono i quindici brani del disco, licenziato sotto l'egida di un'etichetta accorta quale la Rvng, rimandano a un universo di serafica bellezza, dove anche le eventuali turbolenze risultano stemperate dalla pace circostante, in una corresponsione perfetta di armonia esteriore e interiore. Nel ricreare paesaggi immersi in una simile calma, la musica dei Visible Cloaks vaga, tra sottili melodie e un'immersione nell'atmosfera più pura, alla ricerca di uno spazio in cui contestualizzare elementi più o meno propri della tradizione giapponese in un ambiente il più verosimile possibile, per quanto totalmente irreale, ricreato attraverso l'utilizzo di sequenziatori, un programming (comprensibilmente) omogeneo nel mood ma mai ripetitivo nelle soluzioni compositive e un'acuta gestione delle pause e delle ripartenze, che accentua le qualità trascendenti del disco. I brani di "Reassemblage" forniscono quindi un'esperienza ambient nel senso più puro del termine, evasiva e immersiva allo stesso tempo, un passeggiare tra ruscelli, cespugli, sabbia e rocce disposte con la dovuta meticolosità.

Se già il video di "Terrazzo" (il brano che dal punto di vista sonoro sfrutta di più le influenze nipponiche) a suo modo esemplifica quanto si è agitato nella testa del duo, in una stilizzazione cybernetica dei giardini rievocati dalla traccia, la commistione sensoriale si spinge ancora oltre, sfruttando i canoni compositivi della musica new age in una sua riconversione digitale (la rilassatezza acquatica di "Wintergreen", con le sue ricorsive mareggiate glitch, il panismo della conclusiva "Cave", in cui si riassume l'atarassia concettuale del disco attraverso un lavoro di contrasto tra i formicolii noise di base e il candore soverchiante degli spunti timbrici sovrastanti), oppure mettendo in atto vere e proprie sedute Asmr, laddove subentra anche l'elemento vocale. È il caso della splendida "Valve", in cui il lento spoken-word di Miyako Koda, voce del suadente duo avant-pop 80's Dip In The Pool, viene sostenuto dalla manipolazione a mo' di shakuhachi dello stesso, in una sinergia che quasi non ha bisogno di altro per descrivere la serenità a cui anela, oppure "Neume", dove l'atmosfera sparsa, dettata da una destrutturazione della tenue melodia di base, supporta radi contributi canori in una sorta di micro-sinfonia ambient, in cui l'immersione nel mondo circostante e nei suoi suoni diventa pressoché total(izzant)e.

Il discorso poi non tralascia anche piccoli spunti neoclassici (l'incrocio stilistico di "Imprint", con archi simulati alla perfezione dall'apparato sintetico del duo), e non manca di approfondire ulteriormente le potenzialità sinestetiche, dalle qualità quasi tattili, insite nel sound dei Visible Cloaks (le superfici di vetro di "Bloodstream", tra i momenti più minimal del lotto; il paradiso acquatico di "Mask", un sospeso fluire dai profumi "esotici").
Con la forza di un'inventiva che ha trovato la quadratura del cerchio, e coniuga in un progetto compatto solidità descrittiva, personalità espressiva e fascino atmosferico, "Reassemblage" porta con onore il titolo prescelto, configurandosi come una delle esperienze ambient più peculiari degli ultimi anni. E se la serenità si trovasse proprio sul crinale che separa la realtà da immaginazione?

(10/05/2017)

  • Tracklist
  1. Screen
  2. Valve (ft. Miyako Koda)
  3. Bloodstream
  4. Terrazzo (ft. Motion Graphics)
  5. Wintergreen
  6. Circle
  7. Mask
  8. Mimesis
  9. Skyscraper
  10. Neume (ft. Matt Carlson)
  11. Place
  12. Valve (revisited) (ft. Dip In The Pool) (bonus track)
  13. Imprint (bonus track)
  14. Moon (bonus track)
  15. Cave (bonus track)




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