Waterboys

Out of All This Blue

2017 (Bmg) | pop, soul, folk

Dopo trentacinque anni è forse arrivato il momento di porsi una domanda: chi è veramente Mike Scott? E’ l’ardimentoso inventore di quella “Big Music” che caratterizzo i primi tre album a nome Waterboys? Il raffinato innovatore del folk-blues celtico di “Fisherman’s Blues”? Oppure l’indeciso protagonista della successiva corsa ad ostacoli tra album da solista e restauri della fortunata ditta?

Anche il più recente “Modern Blues”(2015), nonostante un rinnovato vigore creativo, non ha risolto il quesito, ma quello che non avremmo mai immaginato è che il ritorno sotto l’egida di una major fosse sancito dalla passione di Mike Scott per l’hip-hop. Facile immaginare lo sconcerto generale, e anche personale, di fronte all’ennesima variazione in corso d’opera del progetto Waterboys, il restauro in chiave classic-rock del penultimo album faceva intuire ben altri sviluppi, ma con un monumentale doppio album di ben 23 canzoni (34 nell’edizione limitata di tre cd o Lp) tutto è rimesso in discussione.
Delusioni, timori riverenziali e cartelle stampa trasformate in recensioni hanno infine accompagnato la pubblicazione di “Out Of All This Blue”, seminando ulteriori dubbi e perplessità su un’opera alquanto complessa.

Lo confesso: le mie personali incertezze scaturivano dalle intrusioni di ritmi black, anche se va subito segnalato che non è solo l’hip-hop ma anche la soul music più classica la nuova referenza creativa di Scott. Il recente matrimonio con l’artista giapponese Megumi Igarashi e una ritrovata energia sono alla base di questo nuovo capitolo della premiata ditta Waterboys, il cui vero unico difetto è quello di essere a volte disordinato e meno coraggioso di quanto paventato dallo stesso autore in molte interviste.
Mentre “Modern Blues” si tuffava nel rock anni 70, concentrando l’attenzione più sul suono che sulle composizioni, nel nuovo album Scott ritrova l’ispirazione e mette a segno una serie di canzoni rimarchevoli.

Le intrusioni di loop e drum machine rimandano al soul di Isaac Hayes e Curtis Mayfield, ed è forse questo uno dei motivi della presenza di Trey Pollard (Matthew E White, Natalie Prass) dietro il banco di produzione di alcune delle tracce dell’album. Nel trascinante disco-soul di “Didn’t We Walk On Water” l’autore mette al servizio di sonorità in bilico tra philly-sound e Barry White una delle sue migliori intuizioni pop, allo stesso modo la sontuosa orchestrazione di “Love Walks In” restituisce tutta quell’epica che sembrava smarrita, grazie a un elegantissimo celtic-soul (poi ripreso con il titolo “So In Love With You”).
Anche le solari e ispirate “Do We Choose Who We Love” e “Santa Fe” hanno la stessa verve del passato, è solo la veste sonora ad essere cambiata, e se in “If The Answer Was Yeah” e “The Connemara Fox” il mix funky-blues-rock evoca pericolosamente gli Inxs, non abbiate timore: Mike Scott sembra intenzionato a rischiare tutta la credibilità passata.

Non sono le contaminazioni il gap di “Out Of All This Blue”, anzi sono proprio le canzoni infettate da loop e drum machine quelle che lasciano il segno, il minimal-funk intriso di hip-hop di “If I Was Your Boyfriend” e di “New York I Love You” ( le due tracce più difficili da digerire per i vecchi fan) sono le vere sorprese dell’album: dietro il loro minimalismo lirico e ritmico si nasconde l’essenza del rock’n’roll, il refrain non è molto diverso da “Sweet Jane” dei Velvet Underground, o “Walk On The Wild Side” di Lou Reed , o di alcuni brani degli Stones o dei Clash.
“The Girl In The Window Chair” e “Kinky’s History Lesson” ritornano elegantemente nei dintorni folk era-“Roam To Room”, mentre “Monument”, “Nashville Tennessee” e “Mister Charisma”, pur evocando le atmosfere di “Modern Blues”, restano al palo, sottolineando il vero difetto di “Out Of All This Blue”, ovvero la sua eccessiva mole.

A dispetto di una ritrovata qualità della scrittura, resta comunque un album difficile da amare, mentre canzoni come “Man, What A Woman”, “Rokudenashiko” e il trip-hop di “The Elegant Companion” preservano un loro fascino, alcune tracce sono a dir poco inutili e irritanti (“The Hammerhead Bar”, “Hiphopstrumental 4”, “Yamaben”), per non parlare delle superflue bonus track.
Con una scelta più diligente e un po’ di coraggio in più, il ritorno dei Waterboys poteva trasformarsi in una delle pagine più elettrizzanti della loro discografia, c’è infatti una vitalità interessante dietro le scelte stilistiche di “Out Of All This Blue”, qualcosa che in futuro potrebbe riportare Scott e la sua band a essere nuovamente tra i protagonisti della scena rock contemporanea.

(30/11/2017)



  • Tracklist
  1. Do We Choose Who We Love
  2. If I Was Your Boyfriend
  3. Santa Fe
  4. If The Answer Is Yeah
  5. Love Walks In
  6. Hiphopstrumental 4 (Scatman)
  7. New York I Love You
  8. The Connemara Fox
  9. The Girl In The Window Chair
  10. Morning Came Too Soon
  11. The Hammerhead Bar
  12. Mister Charisma
  13. Nashville, Tennessee
  14. Man, What A Woman
  15. Kinky's History Lesson
  16. Monument
  17. Girl In A Kayak
  18. Rokudenashiko
  19. Didn't We Walk On Water
  20. The Elegant Companion
  21. Skyclad Lady
  22. Yamaben
  23. Payo Payo Chin
  24. The Memphis Fox (bonus track)
  25. If The Answer Is Yeah - Alternate Version (bonus track)
  26. If I Was Your Boyfriend - Zeenie Mix (bonus track)
  27. Epiphany On Mott Street (bonus track)
  28. Didn't We Walk On Water (bonus track)
  29. Santa Fe - Instrumental (bonus track)
  30. Payo Payo Chin (Tokyo Hotel) (bonus track)
  31. Return To Roppongi Hills (bonus track)
  32. Nashville, Tennessee - Live (bonus track)
  33. Mister Charisma - Alternate Version (bonus track)
  34. So In Love With You (bonus track)






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