Waxahatchee

Out In The Storm

2017 (Merge) | songwriter, alt-rock

E anche per Katie Crutchfield il processo di normalizzazione può dirsi completato.
Vezzeggiata dalla critica ben oltre i suoi effettivi meriti, l'artista nascosta dietro il moniker Waxahatchee pare essersi scrollata di dosso le timidezze espressive e quell'approccio, ispido ai limiti della trasandatezza, che pure avevano fatto la sua fortuna ai tempi di "Cerulean Salt", quattro anni fa soltanto. Stesso discorso per la parte squisitamente tecnica, con le registrazioni domestiche di ieri accantonate per far spazio a una produzione via via sempre di più alto profilo. E poi, chissà, il recente lancio solista della sorella gemella Allison, in numerosi progetti comuni quasi relegata nella sua ombra, potrebbe aver implicitamente rappresentato uno stimolo in più a dispetto delle reciproche visite di cortesia (che in scuderia, alla Merge, non possono che aver visto con favore).

L'opener "Never Been Wrong" lo dice forte e chiaro, l'impeto elettrico appare ragguardevole e va a referto con un'accresciuta consapevolezza in termini di interpretazione. Il risultato oscilla con buon opportunismo tra rombanti impennate e frangenti votati alla delicatezza, grazie a una scrittura sufficientemente quadrata e a un chitarrismo marezzato che si lascia apprezzare, merito in buona parte di Katie Harkin degli Sky Larkin, (anche turnista per le Sleater-Kinney). Tra i passaggi più interessanti si segnalano quelli, "8 Ball" ad esempio, in cui la ventottenne dell'Alabama flirta assai bene con un cantautorato più orientato alla riforma country, in un inseguimento non impossibile alle Sharon Van Etten e alle Angel Olsen. Per il resto, tuttavia, si tende a insistere con un felice revival nineties apparecchiato più a sentimento che secondo un'effettiva adesione estetica. Meno tormentata di Kristine Leschper, meno guizzante e irregolare di Frances Quinlan, meno ironica di Courtney Barnett e meno slacker di Sadie Dupuis, la Nostra gioca la sua partita più in superficie senza peraltro dispiacere.

In linea di massima, comunque, "Out In The Storm" è un disco di ripiegamento che presenta meno intransigenza e forzature rispetto agli esordi di Waxahatchee, un piglio ottimista che fa abbastanza a pugni con la weirdness originaria e un sound ripulito, potente, assicurato da un professionista di lunghissimo corso come John Agnello (Dinosaur Jr, Mark Lanegan, Sonic Youth, The Kills). Nonostante i disastri relazionali chiamati in causa dalle parole, si ravvisa l'aspirazione a una proposta più adulta e rasserenata ("Sparks Fly", l'organo chiesastico della più aulica "Recite Remorse") che fa però eccessivo affidamento sul garbo per poter impressionare davvero. Il punto di riferimento privilegiato sembra essere diventata Alanis Morissette, non quella problematica di "Jagged Little Pill" bensì la sua controfigura misticheggiante di alcuni lavori successivi.

Qualche sussulto favorevole, nel complesso, non manca. Le discontinuità promesse dai trascorsi della cantante, però, rimangono una pratica inevasa o sempre un po' troppo didascalica, mentre la tempesta emotiva del titolo risuona pallida, smorzata, distante. Regolarità per regolarità, meglio allora quando Katie - in "A Little More" come nell'evocativo congedo di "Fade" - si gioca la carta di un intimismo senz'altro risaputo ma declinato con la giusta partecipazione.
La curiosa stravaganza di ieri, ad ogni modo, è evaporata. Oggi la Crutchfield riesce più autentica ma anche più prevedibile, forse. L'esatto contrario di quella gemella che, almeno a questo giro, ha fatto meglio di lei.

(30/08/2017)

  • Tracklist
  1. Never Been Wrong
  2. 8 Ball
  3. Silver
  4. Recite Remorse
  5. Sparks Fly
  6. Brass Beam
  7. Hear You
  8. A Little More
  9. No Question
  10. Fade
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