Wobbler

From Silence To Somewhere

2017 (Karisma) | progressive

Il quintetto norvegese dei Wobbler torna dopo ben sei anni dal precedente “Rites At Dawn” (2011) con il nuovo "From Silence To Somewhere", Lp che segue con coerenza la strada di un progressive rock orgogliosamente retromaniaco, che fa della pulizia dei suoni e di una tecnica degna dei maestri del genere la sua cifra principale. Un prog così tipicamente seventies da ridurre quasi a zero ogni elemento neo-prog alla Marillion, tenendosi perennemente nei solchi di King Crimson, Genesis, Jethro Tull e Yes.

Il punto di forza dei Wobbler sta nella loro capacità - nonostante i rimandi siano evidenti in ogni singola parte - di mantenere nel complesso un suono abbastanza originale, senza apparire mai eccessivamente derivativi. Un prog finlandese con una sua identità che riesce a far suoi tanti aspetti del prog classico senza farsene schiacciare (le melodie Genesis, l’ipertecnicismo degli Yes, l’imponenza dei King Crimson prog e il chitarrismo frippiano post-prog in stile “Red”).

Le strutture dei brani sono estremamente complesse, a volte anche sorprendenti, come nella title track, una suite di quasi 21 minuti che ha dei momenti di altissimo livello, con cambi di tempo continui e un’alternanza tra melodia romantica e vertiginosi inseguimenti di chitarre e tastiere che sono due degli elementi tipici del successo di tutto il prog-rock.
Dopo la breve pausa di piano e archi di "Rendered In Shades Of Green", si ritorna in pieno territorio prog con “Fermented Hours”; la sensazione è quella di trovarsi di fronte un supergruppo formato dagli Yes con Keith Emerson alle tastiere al posto di Wakeman, visti gli assoli esasperati e la tensione tra chitarre e synth.

Dieci minuti tesi allo spasimo che lasciano spazio a “Foxlight”, che inizia con flauti melodici e tempi dilatati. Dal quarto minuto si impongono ritmi epici e assoli di chitarra che rasentano persino il prog-metal, per poi svanire in inattesi clavicembali da musica rinascimentale. Un crossover non tanto inaudito, se si pensa quanto questa varietà sia strettamente connessa alle ispirazioni che dovrebbero spingere ogni musicista a suonare musica autenticamente progressiva.
Nel complesso, un buon album, considerata la difficoltà di buona parte dei gruppi prog contemporanei di crearsi un sound personale; giustamente considerato uno degli album prog migliori del 2017 da varie riviste e webzine del settore. 

(30/01/2018)



  • Tracklist
  1. From Silence To Somewhere
  2. Rendered In Shades Of Green
  3. Fermented Hours
  4. Foxlight


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