Wolf Parade

Cry Cry Cry

2017 (Sub Pop) | indie-rock

Nell'ormai cronica carestia di headliner veri e propri (ma anche "non propri", come in questo caso), i Wolf Parade sono una non inaspettata "semi-reunion". Troppo giovani, per fortuna, per lanciare un tour celebrativo con la tracklist del loro album più rappresentativo (e forse senza un seguito tale da poter proporre qualcosa del genere), ne sfornano uno nuovo, "Cry Cry Cry". Che suona come un headlining album, pieno di hook che risuonano nel silenzio, delle svisate proggarole di Spencer Krug, di una strisciante e mai efficace tentazione anthemica, di finali pirotecnici. Ma proprio nella sua magniloquenza trova i segni di un'età che incombe.

Complemento ideale della scrittura di Dan Boeckner (isterica e di ispirazione generalmente wave/post-punk) e Spencer Krug (passionale e magmatico, come uno che ha ascoltato troppa musica da piccolo), i Wolf Parade hanno sempre suonato come una combriccola di bambini prodigio. Ancora prima il loro scioglimento, nel 2010, i due avevano già generato una serie di progetti paralleli e collaborazioni che sarebbe bastato per una vita - a volte, come nel caso dei Sunset Rubdown, arrivando a superare la band di partenza.
Il ritorno dei Wolf Parade suona quindi in partenza come una parziale sconfitta, dato che nessuno di questi progetti ha davvero preso il volo. Certo, alcuni brani di questo "Cry Cry Cry" non era facile aspettarseli. Krug che flirta con lo heartland rock ("Valley Boy")? Dopo Granduciel & co., forse non dovrebbe essere una sorpresa. Non si può chiedere ai Wolf Parade di suonare e scrivere in quel modo inconfondibile, che ti spingeva sull'orlo della sedia facendoti chiedere cosa sarebbe successo un momento dopo, ma sicuramente di non presentare un singolo come "Lazarus Online", che suona, con quel greve arrangiamento per pianoforte e quel cambio di passo scadentissimo, come il tentativo dark-rock dei Duran Duran.

Non è tanto questione di un presunto "tradimento" dei fan, quanto dello scadimento della proposta della band, per il resto mai davvero sgradevole, ma anche mai in grado di alzare l'asticella. Anche i cambi (melodici, ritmici, armonici, di tutto e di più) di Krug risultano ormai prevedibili, e pare che questi abbia sviluppato un'inaspettata e un po' senescente tendenza radiofonica ("King Of Piss And Paper"). Decisamente meglio quando prova a imitare Boeckner con brani più asciutti e lineari ("Am I An Alien Here", forse il brano più "regolare" della sua carriera), un Boeckner che a sua volta è di gran lunga il meno dannoso dell'operazione (perlomeno senza infamia e senza lode la progressione sincopata di country-rock adrenalinico in "Incantation"): a parte qualche momento più brainless (l'uptempo power-pop di "Artificial Life"), in "Weaponized" trova il groove scombinato e tagliente dei bei tempi.
Detto questo, non sarà il primo e non sarà l'ultimo di album di reunion a suonare come l'ombra attempata degli "originali", e va detto che sempre più spesso il successo di critica e di pubblico arride a queste operazioni (dando l'impressione di un certo smarrimento generale), che prevedibilmente continueranno con sempre maggiore frequenza. Se questa reunion porterà fortuna ai Wolf Parade, sarà solo un giusto riconoscimento per questi anni di a volte troppo oscuro lavoro.

(10/10/2017)



  • Tracklist
  1. Lazarus Online
  2. You're Dreaming
  3. Valley Boy
  4. Incantation
  5. Files on the Sun
  6. Baby Blue
  7. Weaponized
  8. Who Are Ya
  9. Am I an Alien Here
  10. Artificial Life
  11. King of Piss and Paper
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