Zeal & Ardor

Devil Is Fine

2017 (Ada UK) | spirituals, blues, black-metal

A good god is a dead one
a good god is the one
a good god is a dead one
a good god is the one
a good lord is a dark one
a good lord is the one that brings the fire
a good lord is a dark one
a good lord is the one that brings the fire
("Blood In The River") 
Il black-metal ha conosciuto le più assurde contaminazioni nel corso della sua lunga storia. Non solo le più ovvie, cioè quelle con altri stili estremi dell'heavy-metal, ma anche quelle molto diffuse con il folk e la musica sinfonica. Come non citare poi l'influenza della musica elettronica e dell'ambient, senza dimenticare lo shoegaze e il punk. Praticamente, è stato ibridato con quasi ogni cosa possibile.
Quasi, appunto, perché lo svizzero Manuel Gagneux, già attivo come Birdmask, ha raccolto un giorno una scommessa online per la quale utenti anonimi hanno chiesto al compositore una fusione fra la musica tradizionale afroamericana e il black-metal. Spirituals, canti gospel, doppia-cassa e canto straziante e urlatissimo: sulla carta, un disastro preannunciato. Ma Gagneux impiega due anni per venire a capo di questa assurda fusione, capace di avvicinare la serenità e la malinconica speranza della tradizione afroamericana con la violenza del black-metal. Il collegamento, pur rocambolesco, è possibile: così come i norvegesi hanno visto il Cristianesimo imposto nella loro terra, così gli afroamericani hanno dovuto adottare il culto dei padroni invece di tramandare la propria religione. Ma in fondo, poco importa se esiste un qualche reale collegamento, anche come mero esercizio stilistico questo "Devil Is Fine" è un esordio che risulta stravagante e azzardato anche nel contesto del multiforme black-metal. 

Non solo perché l'apertura con la title track è al contempo blasfema e surreale, con il suo dolce canto accorato, una batteria metal sullo sfondo e qualche chitarra distorta, tutto sommato educata. "In Ashes" fonde un canto liturgico a esplosioni di sub-bass, ronzii di chitarre e distese di doppia-cassa, fino all'inevitabile intervento di qualche straziante grido. Dalle parti della trap si ferma "Sacrilegium 1", che nella seconda parte opta per una danza degna del più placido carillon e nella terza e ultima parte diventa una baroccheggiante fantasia per synth. L'hand-clap che apre in territori blues "Come On Down" anticipa un grido in pieno black-metal, trovando poi lungo la strada un groove death-metal, sempre mentre il più sincero degli spiritual viene cantato sullo sfondo. "Children's Summon" unisce un clavicembalo indiavolato a cori liturgici e accelerazioni grindcore, mentre "What Is A Killer Like You Gonna Do Here" arriva dalle parti di Tom Waits

L'apice blasfemo è probabilmente "Blood In The River", il momento in cui il rovesciamento della tradizione afroamericana sembra particolarmente riuscito: potrebbe essere il punto di partenza di un secondo, più sostanzioso e coerente album.

(28/02/2017)

  • Tracklist
  1. Devil Is Fine
  2. In Ashes
  3. Sacrilegium I 
  4. Come on Down 
  5. Children's Summon 
  6. Sacrilegium II 
  7. Blood in the River 
  8. What Is a Killer Like You Gonna Do Here
  9. Sacrilegium III


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