Bobby Joe Long's Friendship Party

Bundytismo (concetti sostanze meanstream)

2017 (autoprodotto) | dramasynthcoattowave, ebm

E dunque, dove eravamo rimasti? Era il 1 aprile 2016 e OndaRock pubblicava la recensione del "disco del mese", il debutto di quella che da lì a poco diverrà l’Oscura Combo Romana, fra mille perplessità che si spingevano fino all’insinuazione che si trattasse di un pesce d’aprile ordito dal Direttore in combutta con chi vi scrive (si leggano al riguardo i commenti in calce a quella recensione). Oggi, rispetto a un anno fa, allorché solitari scommettemmo le nostre fiche su questo progetto di sicuro stravagante ma allo stesso modo unico, possiamo se non altro sostenere di non essere più soli: pagine web a parte, anche autorevoli riviste cartacee si sono interessate alle vicende di Henry Bowers e del suo progetto, accendendo i riflettori su una proposta che, in fin dei conti, necessita solo della giusta messa a fuoco per poter essere compresa appieno. Una pratica poco agevole, d’accordo, e di certo non per tutti.

Avevamo lasciato il sottile Bowers alle prese con gli stranianti fantasmi della suburra romana 2.0, luogo del “residuo di sporcizia elettroluminescente tra la criniera del nulla” in cui la vita scorre come la caricatura di un film horror, e ce lo ritroviamo ora brulicante fra le strade della quotidianità, fuori dal quartiere d’origine, a prendere le misure al mondo circostante.
Con una formazione nuova di zecca composta - oltre che da Henry Bowers - da Abacab Carcosa e Peter Spandau (chi saranno costoro?), e fatta salva la tecnica declamatoria del cantato e la presenza di alcuni già noti “amici virtuali” (a cominciare dal sanguinario serial-killer Ted Bundy, parafrasato nel titolo dell’album e già presente, col suo maggiolino color bronzo, nel disco di debutto), l’evoluzione musicale di questo secondo episodio appare evidente e, per certi versi, sorprendente.

Dalla calibrata essenzialità di “Roma Est”, si è passati alle forme cangianti di un gothic più evoluto, che pur non rinunciando alle citazioni d’autore (Joy Division/New Order, in primis, ascoltare “Vojo sona' l’arpa come Nerone mentre tutto brucia” per credere) si infila in territori post industriali – Ebm, come ben si evince in “Harry Angel” (“Famo arte a Roma Est, e vogliamo bene solo a Raffaella Carrà...”), ma soprattutto in “Soko Socks” e in “Siderale bellezza upper class”, in cui i bpm diventano persino materia per dancefloor.
A dare lustro sono le trame chitarristiche, virtuose, essenziali e mai scontate, come nel manifesto programmatico “Totti”, un totem della romanità rivisitato da una prospettiva a dir poco inedita (“Totti è “Controversy Between” dei Front 242, la versione estesa co’ l’intro de due minuti e passa”), trame che si inseriscono in marzialità assortite a sancire un sound di sicuro più scolpito e variegato (“Chiodo e disadattamento”, e “Bundytismo”, probabilmente la migliore del lotto).

Il vero piatto forte è dato ancora dai testi, che prendono la scena col loro citazionismo dissacrante e poco incline a compiacere, e che nuovamente ricorrono a personaggi anche estremi per smuovere le coscienze: ad esempio, il Donato Bilancia della “ghost track”, o il già citato Ted Bundy di “Bundytismo”, che viene affiancato per l’occasione da Bryan Ferry e Casanova. Tre personaggi uguali/diversi buoni per esprimere vari gradi di ossessione nei confronti dell’universo femminile?
Non manca neppure il sarcasmo più o meno divertito (“Corro in edicola per chiarirmi le idee sui principi base che determinano le incontrovertibili leggi dell’Universo, perché c’è una rivista di nuova uscita che c’ha anche l’inserto omaggio” in “Donato Bilancia listens to Front 242”) e un nonsense di facciata che fa da collante a flussi di coscienza ed elucubrazioni più o meno serie (non perdetevi la “dichiarazione d’amore” a Eva Riccobono in “Siderale bellezza upper class”), a suggello di un’estetica che, piaccia o meno, avrà sì i suoi bei riferimenti, ma che si attesta su coordinate davvero uniche e riconoscibili.

Se non concepite nulla che sia al di fuori degli schemi consolidati (inclusi quelli cosiddetti “alternativi”) e se il politically correct è la vostra stella polare, allora lasciate perdere. Chi invece crede che i codici siano sono delle convenzioni da superare, e chi non sa che farsene delle etichette consolidate, si faccia pure avanti: “Bundytismo” darà tante note, e parole, per le vostre orecchie.

Come il debutto, anche questo cd è autoprodotto: chi volesse contribuire alla causa può acquistarlo, in un numero limitato di copie, scrivendo direttamente alla band all'indirizzo e-mail bobbyjoelongfp@gmail.com

(23/08/2017)



  • Tracklist
  1. Vojo sona' l'arpa come Nerone mentre tutto brucia
  2. Siderale bellezza Upper Class
  3. Chiodo e disattamento
  4. True Crime ist Freundschaft
  5. Alain Delon
  6. Bundytismo
  7. Harry Angel
  8. SoKo Socks
  9. Totti
  10. Donato Bilancia Listens To Front 242 (ghost track)
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Recensioni

BOBBY JOE LONG'S FRIENDSHIP PARTY

Roma Est

(2016 - autoprodotto)
Il provocatorio sarcasmo noir di un'oscura combo romana dedita alla coatto-wave.



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