Enrico Ruggeri [2]

As If

2017 (autoproduzione) | ambient-drone

Da non confondere col ben più celebre co-fondatore dei Decibel, il bergamasco Enrico Ruggeri milita invece negli sperimentali Hogwash prima di darsi a una carriera solista che, tra le altre cose, ha anche fruttato la valida collaborazione d’avanguardia con Luca Barachetti per “Barachetti Ruggeri” (2016).

“Musteri Hinna Föllnu Steina” (2012) è un suo primo campionario di soundscape inerti e risonanti (“Musteri”), battimenti elettrostatici (“Die Dämmerung”) e “ferroviari” (“Svarti Hringurinn”) e rimbombi misteriosi (“Kobold”). “IUS” (2013) aggiunge tocchi di arrangiamento e lo pone in un ambito più preciso, un dark-ambient particolarmente sulfureo, con cui espone il suo talento di tinteggiatore in chiaroscuro alla maniera di Eluvium e Robert Rich, per “Printania Dust” (un cigolio disperso in folate di cori stregoneschi) e la sonata rallentata e seppellita sotto una coltre di “Errore #11”; “Succo” espone invece l’altro lato della musica aleatoria (distorsioni e feedback di chitarra).

Viene poi un periodo di brani estesi. “Gli occhi degli altri” (2014), trentatré minuti improvvisati dal vivo nel 2013, importa ancora vaghi registri gotici, stavolta per imbastire una piccola sinfonia della e sulla degradazione sonica. “03-31”, in “Mera” (2016), sono venticinque minuti ancor più funebri e rarefatti, in cui peraltro ritorna al post-rock degli Hogwash (uno dei più lenti e zen mai concepiti). “Ignis in tenebris” (2016) è mezz’ora di esperimento con la vocalità cosmica. “The Ruins That Keep Me Awake” (2016) ritorna a “Gli occhi”, “How A Smile Gives Me Peace” (2017) è la più breve e pastorale, e i ventiquattro minuti di “The Outer Limit” (2017) si sperdono in baluginii di glockenspiel.

Trascorso un altro esperimento, “Curt Dead Letter Swordfish” (2017), basato sui Metallica (da cui estrae un nuovo lamento funebre-cosmico di quarantasei minuti), Ruggeri dà alla luce quello che nelle intenzioni è il suo album di ricapitolazione, la suite in sei parti “As If”.
Dopo la breve introduzione di “/”, la seconda “//”, sedici minuti, dispiega un nugolo di voci filtrate, in alternanza, dal vento, dal vetro, dalla risacca, per stabilire un equilibrio, una filigrana timbrica che però a metà brano si acumina fino a sfrigolare sulle pareti stereofoniche. La vera esplorazione sta però nei pezzi brevi: “///” è un cortocircuito di sorgenti acustiche, tra urla deformi e stridori scomposti, in “////” la chitarra rifratta sembra evocare mille carillon in risonanza, “/////” richiama un susseguirsi di toni sostenuti e discreti, e il finale, “//////”, ristagna celestiale in un’allucinazione di trombe barocche.

Privo di uscita su supporto fisico, liberamente scaricabile con tanto di libretto digitale (versi lirici di anonimo accompagnati dai fotoritocchi di Giordana Pazzi), è il lento, fluido, poetico resoconto di un’educazione compositiva che l’autore compie su sé stesso. Da sentire. Qualche indugio scultoreo e, tolta la limpidezza della parte finale, una puntigliosa (insolita per la musica ambient) attitudine alla trasformazione del suono. Parti vocali: Jennifer Williams.

(15/11/2017)

  • Tracklist
  1. As If /
  2. As If //
  3. As If ///
  4. As If ////
  5. As If /////
  6. As If //////
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