Kamasi Washington

Heaven And Earth

2018 (Young Turks) | jazz

Che al buon Kamasi piacessero le cose in grande è ampiamente risaputo. "The Epic" è stato un primo biglietto da visita a dir poco emblematico, e denominare Ep il successivo "Harmony Of Difference" resta una mera convenzione. Non poteva dunque non essere magniloquente anche il qui presente "Heaven And Earth", secondo Lp in tre anni che conferma la prolificità del sassofonista statunitense, ma soprattutto il suo desiderio di grandezza, al quale si affianca la capacità di richiamare puntualmente a sé una combriccola di strumentisti davvero formidabile, tra amici e turnisti di tutto rispetto: il fidato Thundercat e suo fratello Ronald Bruner, Jr., Terrace Martin, Cameron Graves, Miles Mosley, Patrice Quinn, Sonnet Simmons, Brandon Coleman, e suo padre Rickey al flauto, giusto per citarne alcuni.

Paradiso e terra sono gli elementi attorno ai quali Kamasi tende a far ruotare la propria musica, e che dividono il disco in due parti, chiamate per l'appunto "Heaven" e "Earth". Dunque, aria e terra, anima e corpo, spirito e sangue: dualismi che si intersecano nei sedici movimenti di un disco che si pone come una sorta di concept contemplativo entro cui calare umori profondi e una visione del mondo divenuta totalizzante. Registrato presso gli Henson Studios di Los Angeles con i suoi Next Step e membri dei West Coast Get Down, "Heaven And Earth" incarna la seconda sfida del musicista losangelino, da tre anni a questa parte eletto - suo "malgrado" - a esponente massimo della rinascita jazz in territori indie per il semplice motivo di provenire da determinati circuiti; al di là di queste considerazioni, siamo comunque dinanzi a un connubio fino a diversi anni fa impensabile nei termini proposti da Washington, accettabile dalle giovani platee solo mediante sperimentazioni, variazioni di fase, improbabili intrecci (Stones Throw e Brainfeeder docet).
Certo, non sono mancate le secchiate di critiche dai jazzofili più attempati, talvolta inorriditi dinanzi a cotanta sfacciataggine, quasi come se i vari Coltrane, Ayler e Coleman fossero proprietà privata, divinità intoccabili alle quali è proibito ispirarsi. Un approccio ovviamente estremamente campanilista, finanche gratuito, vista la resa media e la bontà melodica offerta dal "giovane" sassofonista.

Scetticismo che viene momentaneamente spazzato via dai cori angelici dell'introduttiva "Fists Of Fury": una soave ascesa verso l'alto a esternare un sentimento celeste che sarà uno dei leit-motiv del disco, con il piano di Cameron Graves (già presente negli Young Adult Jazz assieme allo stesso Kamasi e ai fratelli Bruner) da navigato cerimoniere e un'andatura in stile rumba decisamente frizzante. Mentre una sottile morbidezza entra a gamba tesa in "The Space Travelers Lullaby", la traccia più cinematografica del lotto, con archi alla Morricone, e l'immancabile sax di Washington a innalzare i toni qui e là.
Al contrario, è un vero e proprio richiamo caraibico a spuntare lemme lemme nei passaggi caldissimi di "Vi Lua Vi Sol" presente nella seconda parte. Una vocazione esotica che si affievolisce nei cori divini di "Street Fighter Mas", con il basso di Mosley da metronomo all'insieme. Il tropicalismo soffuso della seguente "Songs Fo The Fallen" è spinto invece dal basso elettrico di Thundercat, che interagisce con un'andatura jazzy tanto briosa quanto ancora una volta epica. Insomma, è come se Kamasi tentasse di raggiungere il proprio karma spirituale ad ogni ripresa; un obiettivo mai come in questo momento necessario sia per il mondo che lo circonda, sia per se stesso. E così, il proprio strumento diventa inesorabilmente l'estensione di questa sua smania compositiva, l'arco dal quale lanciare frecce a profusione.

Il climax più cupo, ma non per questo meno angelico, di "Can You Hear Me" affonda a sua volta in fraseggi strumentali più introspettivi, con variazioni lievemente più articolate, a rimarcare la natura mistica e in alcune occasioni ambigua che contraddistingue l'opera. Da segnalare certamente anche gli episodi più "criptici", come "Show Us The Way", ai quali comunque non manca una buona dose di coralità paradisiaca, il più delle volte fornita in apertura e in appoggio nel finale. Un modus operandi ben preciso che caratterizza la musica di Washington da sempre, ma che in questo lavoro trova una quadratura concettualmente definitiva.
Ciò che invece lascia qualche perplessità, è la pedanteria che aleggia su tale schema. E quando ciò non accade, come nella magnifica "Will You Sing", sembra quasi di scendere dalle nuvole e respirare finalmente un po' d'aria meno rarefatta, affondando per qualche istante i propri timpani nella terra calda, al netto dei cori arcaici che ne marcano i passaggi, prima che al centro tornino a mordere sax, basso e piano, nel consueto trittico. Ma il punto certamente più "basso" di tale immane operazione rimane "Hub-Tones", sciatta rivisitazione dell'omonima perla di Freddie Hubbard del lontanissimo 1962.

Tra ulteriori schizzi al sax lanciati in aria prima di indossare le ali (e di farle indossare in seguito a tutta l'allegra ciurma), come il conturbante avvio di "The Invincible Youth", che funge da celere apripista a una partitura al piano soffice come un bignè, e alla quale si aggiunge il resto della strumentazione nel più classico degli schemi jazz, il disco alterna momenti in cui l'elevazione verso l'alto dona calore ed entusiasmo, e fasi in cui subentra inesorabile una certa stanchezza. In sostanza, al buon omone di Los Angeles non manca l'ispirazione, così come non mancano i riempitivi di turno che (purtroppo) riempiranno di gioia i sopracitati nonnetti, amanti eternamente ingessati del glorioso passato. Un album quindi riuscito solo per una buona metà.

(15/07/2018)

  • Tracklist
Earth

  1. Fists of Fury
  2. Can You Hear Him
  3. Hub-Tones
  4. Connections
  5. Tiffakonkae
  6. The Invincible Youth
  7. Testify
  8. One of One

Heaven

  1. The Space Travelers Lullaby
  2. Vi Lua Vi Sol
  3. Street Fighter Mas
  4. Song for the Fallen
  5. Journey
  6. The Psalmnist
  7. Show Us the Way
  8. Will You Sing
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