Sons Of Kemet

Your Queen Is A Reptile

2018 (Impulse) | jazz

La natura onnivora della musica rock ha trovato spesso linfa vitale nelle geometrie tecnicamente più complesse del jazz, dando forma a ibridazioni stilistiche a volte rivoluzionarie, altre volte leggermente leziose, ma lasciando comunque più di un germe sul percorso tracciato dalla musica moderna.
La sottile intolleranza dei cultori del jazz nei confronti della contaminazione pop-rock, a volte semplificativa, è una delle argomentazioni che sovente fa capolino nei commenti e nelle recensioni di molte opere, cosiddette, di crossover tra i due generi.
Il nuovo album dei Sons Of Kemet rappresenta in questo panorama un’interessante eccezione in virtù della potenza del linguaggio artistico.

L’approdo alla prestigiosa etichetta Impulse coincide per il gruppo inglese con la scelta di un suono jazz più radicale: naturale evoluzione di quanto sperimentato dal leader Shabaka Hutchings nei due album precedenti del gruppo, ma anche nel progetto The Comet Is Coming e nelle varie collaborazioni: Orlando Julius and The Heliocentrics, Polar Bear, Melt Yourself Down, Parquet Courts.
All’elevata caratura degli elementi sonori corrisponde un’importante argomentazione sociale e politica, che nutre ogni episodio di “Your Queen Is A Reptile”, mettendo l’ascoltatore di fronte a un’opera di notevole rilievo artistico.

La premessa culturale è una rivoluzione quasi copernicana, la quale mette al centro della storia donne leggendarie: regine, studiose, intellettuali, persone comuni che hanno strenuamente lottato contro l’oppressione del potere. Va da sé che, mentre il corso della storia muove verso una società che sembra tener sempre meno conto dell’elemento umano, la musica dei Sons Of Kemet procede in senso opposto, recuperando dal passato storie esemplari di integrazione e inclusione sociale.
La diaspora afro-caraibica diventa un linguaggio musicale: soca, calypso, merengue si amalgamano a funk, afrobeat e trip-hop seguendo i dettami del jazz, ripercorrendo sentieri già esplorati da Sun Ra, Art Ensemble Of Chicago e Alice Coltrane, rivissuti con un’intensità spirituale che rende tutto attuale e altamente evocativo.

Alle tematiche sociali alquanto forti non corrispondono sonorità particolarmente riottose o aggressive. Sulla scia di John Coltrane e Pharoah Sanders la musica affida il proprio messaggio alla forza trascendentale dell’arte: i ritmi ora tribali, ora quasi ballabili, hanno quella stessa energia che negli anni 70 riempiva le strade, sradicando l’arroganza degli intellettuali di regime.
Il tocco aspro del sax di Shabaka Hutchings fa da elemento guida tra gli incessanti groove, messi in essere dalla presenza costante di due batterie (Tom Skinner, Moses Boyd, Sebastian Rochford...), mentre l’ipnotico suono della tuba di Theon Cross funge da elemento dinamico, intercettando il ruolo ora del basso, ora dello strumento solista.
Completano il cast Joshua Idehen, Congo Natty, Nubya Garcia, Pete Wareham, Eddie Hick e Maxwell Hallett, musicisti il cui apporto è sia tecnico, che creativo. “Your Queen Is A Reptile” è un album ricco di dettagli strumentali ma anche di autentica passione. 

Dedicata alla bisnonna di Shabaka Hutchings, “My Queen Is Ada Eastman” apre le danze mettendo in gioco tutti gli elementi finora descritti, catturando l’ascoltatore, alla stessa maniera del pifferaio di Hamelin che incantava topi e bambini, per poi sedurre corpo e anima con la travolgente ed esotica vitalità del singolo che ha anticipato la pubblicazione dell’album: “My Queen Is Harriet Tubman”.
L’elettronica è protagonista quasi invisibile di uno degli episodi più originali e innovativi dell’album, “My Queen Is Anna Julia Cooper”, dove Hutchings  e Wareham duellano a colpi di sax con toni soft ma stridenti. Un altro duello, ma tra batteristi, agita le acque di “My Queen Is Albertina Sisulu”, fino a intorbidirle in maniera egregia, lasciando sul campo un altro gioiellino di sintesi musicale.
Il tono più irrequieto di “My Queen Is Angela Davis”, le ritmiche dub e reggae di “My Queen Is Mamie Phipps Clark” e il vellutato groove psichedelico di “My Queen Is Nanny Of The Maroons” sono apparentemente concilianti, ma a ognuna di essa corrisponde una diversa forma di resistenza nei confronti dell’imperialismo britannico, quindi una diversa prospettiva sonora.

Con l’esemplare riabilitazione della figura femminile, Hutchings pone infine l’accento sull’unica arma che ognuno di noi può ancora utilizzare contro il potere, ovvero l’autodeterminazione, sociale e culturale. Ed è questa la ragion d’essere della conclusiva “My Queen Is Doreen Lawrence”, energica chiamata alle armi dal robusto inciso vocale che utilizza a mo' di drone il brano dei Comet Is Coming, “Space Is Carnival”.
A questo punto va sottolineata l’importanza del quadro storico delle nove protagoniste femminili, considerazioni che in questa sede si è volutamente evitata per rendere più agile e stimolante l'analisi, nella speranza che la curiosità del lettore sopperisca a questo mancato approfondimento, peraltro non sintetizzabile in poche righe.
Onore e merito ai Sons Of Kemet, dunque, non solo per aver ridato voce a chi ha subito secoli di oppressione e sfruttamento, e che oggi deve pure combattere con il ridondante eco del razzismo, ma anche per aver messo insieme una piccola enciclopedia delle suggestioni musicali che negli anni hanno portato tra la gente comune una scomoda realtà politica e sociale.

“Your Queen Is A Reptile” è un album che, pur seducendo con le sue intelligenti sonorità, cattura l’attenzione con un linguaggio completo e articolato, un disco imprescindibile per chiunque abbia a cuore la vera natura della musica contemporanea.

(31/07/2018)



  • Tracklist
  1. My Queen Is Ada Eastman
  2. My Queen Is Mamie Phipps Clark
  3. My Queen Is Harriet Tubman
  4. My Queen Is Anna Julia Cooper
  5. My Queen Is Angela Davis
  6. My Queen Is Nanny Of The Maroons
  7. My Queen Is Yaa Asantewaa
  8. My Queen Is Albertina Sisulu
  9. My Queen Is Doreen Lawrence






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