Almagest!

Fun House Mirrors

2018 (Backwards) | experimental, industrial, psych

All'inizio, non avevo capito niente. Poi, è sopraggiunto un sospetto. Quindi, è arrivato il momento in cui il mutamento è diventato evidente.
(Ernesto Tomasini)

Avevamo lasciato il bizzarro talento di Ernesto Tomasini a dar voce a Shackleton e all'elettronica astratta, ma pregna di tribale emotività, di “Devotional Songs”, opera che per un attimo, sul finire del 2016, aveva lenito l'assenza ormai ultradecennale dei Coil. Lo ritroviamo, adesso, in tutta la sua magnetica e policroma estensione vocale, a rifondere linfa vitale nel progetto Almagest!, che omaggia al contempo l'omonimo trattato astronomico di Claudio Tolomeo - scritto intorno al 150 d.C. - e i pilastri della musica kraut-rock e new wave, ossia Neu! e Ultravox! (quelli a guida John Foxx).

Condivisa con Fabrizio Modonese Palumbo (Larsen, Blind Cave Salamander), Paul Beauchamp (Blind Cave Salamander, Sikhara) e Evor Ameisie (Northgate, Camerata Mediolanense), l'esperienza Almagest! si rinnova scrollandosi di dosso l'alone vaudeville, ammantato di modern-classical, del precedente “Messier Objects” e indirizzando la naturale attitudine avanguardistica verso le lande corrose dell'industrial e della psichedelia.
Pubblicato sia in cd che in vinile da Backwards (l'artwork è di Luigi Pugliano), “Fun House Mirrors” è un turbinoso gioco di specchi neri nei cui riflessi non solo rivive la creatura di Balance e Christopherson, ma riaffiorano anche i Legendary Pink Dots di Edward Ka-Spel, i Current 93 di David Tibet e i Dead Can Dance di Brendan Perry e Lisa Gerrard.

L'apertura affidata a “Snake Oil” è il biglietto d'ingresso a un incubo spettrale di caroselli deturpati, sintetizzatori misticheggianti e chitarra metal-oriented, con un funambolico Tomasini in versione “venditore d'olio di serpente” a far da Virgilio.
Le mille voci del Klaus Nomi del ventunesimo secolo si rincorrono nel flusso della decadente marcia teutonica “Lustighe Ghai”, splendidamente arrangiata, ed esplodono in “Piume”, in cui la sfavillante ars declamatoria del multiforme artista si annoda a stranianti droni glaciali, stratificazioni sonore in perenne mutazione e cut-up vocali in reverse.

Cariche di mistero sono invece le nuance cinematografiche di “Nne”, che sembrano il risultato di torture inflitte da Nurse With Wound alle colonne sonore firmate da Roberto Nicolosi su commissione del maestro Mario Bava. Il dedalo di generi musicali e atmosfere attraversato da “Durch den Irrgarten Hindurch”, lungo epilogo dell'album, risuona nell'estatico violoncello di Julia Kent, nelle evoluzioni percussive di Marco “Il Bue” Schiavo e nei fiati ipnotizzanti di Ramon Moro, parterre di ospiti che accompagna i malsani gorgheggi di Tomasini e impreziosisce l'anatomia prog-ambient forgiata da Palumbo, Beauchamp e Ameisie.

Non c'è che dire: la variopinta rosa di emozioni scatenata da “Fun House Mirrors” ne fa, a buon titolo, uno dei più ragguardevoli episodi della discografia degli Almagest! (e dei singoli musicisti che ne fanno parte), oltre che una delle uscite più intriganti di questa prima tranche del 2018.

(12/04/2018)



  • Tracklist
  1. Snake Oil
  2. Lustighe Ghai
  3. Piume
  4. Nne
  5. Durch den Irrgarten Hindurch
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