Alvar

I Sew A Blanket Of All The Broken Clouds

2018 (Daft) | electro industrial, techno, ebm, warm wave

Dalla prolifica e vitale scena post-industrial svedese arrivano gli Alvar, all’origine un duo electro-industrial sperimentale composto dai coniugi Johanna Backman e Jonas Fredriksson, ma che oggi vedono nelle loro fila, in pianta stabile, anche Jimmy Svensson e Fredrik Djurfeldt. Il primo sotto lo pseudonimo di Yabibo Hazurfa si muove in ambiti noise in stile Haus Arafna, il secondo ha all’attivo diversi progetti come Boar Alarm, Analfabetism (su Malignant Records) e Severe Illusion. Tutti i membri della band oggi vivono a Stoccolma, ma il nome Alvar si riferisce alla “Stora Alvaret”, un’ampia pianura calcarea situata nella parte meridionale dell’isola di Öland. Si tratta di un luogo quasi totalmente disabitato, dove la natura regna incontrastata. La musica degli Alvar si ispira proprio a quei luoghi deserti, alle case dimenticate del villaggio di Dröstop, abbandonato dai suoi abitanti alla fine del 19° secolo, e alle vecchie leggende sui fantasmi che infesterebbero la pianura.

Dopo una serie di uscite su nastro per label di culto come Beläten e Cloister Records, gli Alvar sono stati avvicinati da Dirk Ivens, artista belga che non ha bisogno di presentazioni in quanto responsabile di progetti che hanno fatto la storia della musica industrial (ricordiamo solo nomi come Dive, The Klinik, Absolute Body Control e Sonar). Ivens prima ha fatto uscire per la sua label, la Daft Records, una raccolta in cd dei loro brani intitolata “Guilt Kollektion” e oggi dà alle stampe il primo vero album del gruppo nella sua formazione a quattro elementi. “I Sew A Blanket Of All The Broken Clouds” riesce nel difficile tentativo di fotografare il lavoro di una band che oggi ha la sua ragion d’essere soprattutto nell'esibizioni dal vivo. Come avveniva per i Throbbing Gristle, è proprio in sede live che il gruppo rimescola le sue carte, sempre mantenendo un’attitudine da terroristi sonori.

Sono molte le influenze riconoscibili nel lavoro dei quattro, come quella della leggendaria label svedese Cold Meat Industry e dell’electro Ebm dei Klinik. Il loro sound non è alieno, specie del vivo, a derive techno-industrial Ebm o a incursioni in atmosfere claustrofobiche vicine a quelle proposte dagli artisti della Galakthorrö.
Se brani come “Steelwerks” e “Sluten” rievocano il fantasma dei primi Klinik, con tracce come “Horsemen”, “Contact” e “Touch” siamo vicini a certi ambiti techno liminari in stile Ancient Methods e Headless Horseman. Tutto il disco è intriso di oscura paranoia e disillusione, come nella conturbante “Reduced To An End” o nei ritmati clangori industriali dell’amletica “The Very Witching Time Of Night” che, come in “Contact”, si avvalgono della ieratica voce di Johanna. Apprezzabile la scelta di utilizzare non solo l’inglese ma anche la loro lingua madre, la quale conferisce ai brani un’atmosfera propriamente scandinava che ben si adatta all’oscurità evocata dai Nostri.

“I Sew A Blanket Of All The Broken Clouds” è un ottimo lavoro che riesce a mettere assieme diverse influenze in un sound personale e ben riconoscibile. È il giusto biglietto da vista per uno dei live act più interessanti della contemporanea scena post-industriale.

(19/10/2018)



  • Tracklist
  1. Steelwerks
  2. The Fluid
  3. Horsemen
  4. Another Gate
  5. Contact
  6. Error Turns
  7. Sluten
  8. Reduced To An End
  9. The Very Witching Time Of Night
  10. Cancer
  11. Touch (Call Out My Name)
  12. Slow Death


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