Ancient Methods

The Jericho Records

2018 (Ancient Methods) | techno, industrial, noise

Allora il popolo lanciò il grido di guerra e si suonarono le trombe. Come il popolo udì il suono della tromba ed ebbe lanciato un grande grido di guerra, le mura della città crollarono; il popolo allora salì verso la città, ciascuno diritto davanti a sé, e occuparono la città. 
(La Caduta di Gerico, Giosuè 6:20)

Son passati più di dieci anni dall’esordio di Michael Wollenhaupt, in arte Ancient Methods. Dopo svariati Ep, arriva il suo primo vero e proprio album, un triplo Lp di ben 14 tracce, pubblicato per la sua etichetta personale. Il lavoro è un concept-album sulla caduta della città di Gerico e riprende idealmente il tema di “Seventh Seal”, un precedente Ep del 2013. Diviso in tre capitoli ("The City Of Jericho", "The Battle" e "The Aftermath"), “The Jericho Records” è la summa del lavoro dell’artista tedesco e anche una pietra miliare di quel genere a cavallo tra sonorità post-industrial, techno ed Ebm che il Nostro ha contribuito a far evolvere e mutare nel corso degli anni, divenendo ben presto un’icona della musica elettronica berlinese.

Nato in origine come duo assieme a Conrad Protzmann, ben presto Ancient Methods diverrà il progetto solista del solo Wollenhaupt che alternerà la sua attività di producer con quella di dj. Per anni il Nostro sarà resident del Tresor di Berlino, arrivando a costruire uno stile riconoscibile e personale dai tratti tribali e catacombali, con un occhio sempre attento al passato della musica wave, post-punk e industrial. Nel corso degli anni Ancient Methods (anche con lo pseudonimo di Room 506) rileggerà, in un’originale chiave techno contemporanea, brani di Nico, Kirlian Camera, Deutsch Nepal, Wolfsheim e Soft Moon e collaborerà con svariati protagonisti della scena. Con Regis nel progetto Ugandan Methods e con gli Orphx nelle vesti del trio Eschaton, ad esempio. Non è un caso che per il suo album Wollenhaupt abbia schierato gli amici e collaboratori di sempre, nomi del calibro di Regis, Orphx, King Dude, Cindytalk e Prurient, a riprova che qui non si scherza. L’attesa era tanta e dall’ascolto del lavoro si può tranquillamente affermare che siamo di fronte a una pietra miliare che ha richiesto un tempo di gestione di almeno cinque anni di lavoro, a detta dell’artista.

Entrando all’interno del trittico messo in scena da Michael Wollenhaupt, ci troviamo subito di fronte a un'intro dai toni ambient e claustrofobici, “Wall”, che prende in prestito le parole di Franz Kafka per descrivere l’ostacolo apparentemente insormontabile delle mura della città di Gerico. “Twelve Stones To Divide Jordan's Sand” mostra il suono maturo di un Ancient Methods che ormai ha travalicato i confini dell’ambito technoide per mutare in una sorta di rituale post-industriale selvaggio e distorto, fatto di torsioni implosive e plumbee decelerazioni. Seguono gli oscuri paesaggi mediorientali dipinti in “The City Awakes”. Il brano ricorda un po’ il migliore e più caustico Vatican Shadow. Conclude la prima parte del lavoro, una spettrale “Treason Creeps In” e “The House Of Rahab”, tripudio di distorsioni che spostano il tutto su un versante rhythmic noise.

In questa prima parte, prevale una dimensione propiziatoria e ritualista che ricorda alcune uscite della leggendaria label svedese Cold Meat Industry. Nella seconda, invece, siamo presi in una danza selvaggia dal sapore antico e primigenio, come se la techno si facesse carico degli archetipi sonori di una danza di guerra in un’ottica spietatamente martial industrial. “Array The Troops” che si avvale della partecipazione di Karl “Regis” O'Connor è una sorta di versione dark e distorta del sound dei British Murder Boys, uno dei migliori brani del lotto assieme all’aggressiva “Crack And Collapse In The Storm Of Lights”.
La collaborazione con il duo industrial Orphx in “The Seven Shofars” si mantiene su territori più atmosferici e marziali, con un suono che vorrebbe suggerire quello delle trombe di corno d’ariete suonate davanti all’arca durante la leggendaria presa di Gerico. “Swordplay”, con il suo clangore di spade campionate, si muove invece in territori industrial alla Einstürzende Neubauten (ovviamente declinati in chiave techno) concludendo alla perfezione la seconda parte del lavoro.

Il terzo capitolo dell’album si avvale di ben tre collaborazioni eccellenti. La voce baritonale di King Dude, artista di area dark-folk, ben si presta ad accompagnare la trance di “I Am Your New King”. Del resto, Ancient Methods non è nuovo a queste incursioni inaspettate verso un versante oscuro di stampo gothic. Fa da contraltare alla cupa voce di King Dude, quella androgina di Cindytalk, alias di Gordon Sharp, nel breve episodio di “Moonset”. Subito a seguire, un altro ospite eccellente che non dovrebbe aver bisogno di presentazioni: Dominick Fernow, qui nelle vesti di Prurient in “Walking On Cursed Soil”. Quest’ultimo è uno degli episodi più interessanti dell’album. Il risultato finale, specie nell’ultima parte della traccia, ricorda un po’ il suono del disco di The Empire Line, uscito proprio quest’anno: un’interessante fusione tra techno, dark-ambient e power electronics che travalica i generi in un sinistro amalgama. Che sia questa l’evoluzione del sound techno-industrial del 2018?

Per concludere, “The Jericho Records” mostra un’evidente trasformazione di un genere che ormai si è emancipato da anni dall’ambito del dancefloor, pur non dimenticando l’importanza del corpo e della fisicità. Traduce a suo modo la dura lezione sull’importanza del conflitto espressa nell’Electronic Body Music e riesce a fondere/miscelare diverse forme musicali: dal noise/power electronics all’electro industrial. A suo modo, l’album riassume tutto quello che ha realizzato Wollenhaupt sino ad oggi, guardando soprattutto a Ep seminali come “Seventh Seal” e all’ottimo “Turn Ice Realities Into Fire Dreams” del 2015.
Il muro da abbattere attraverso la potenza del suono si fa portatore di significati contrastanti: liberazione o dominazione? Altro punto importante da sottolineare è che la musica di Ancient Methods oltre a dipingere possibili scenari distopici, può rievocare pulsioni molto antiche e immagini archetipiche che sono sedimentate nel nostro immaginario. In tutto questo “The Jericho Records” si potrebbe rivelare anche un’inquietante colonna sonora dei nostri tempi futuri.

(02/10/2018)



  • Tracklist
  1. Walls 
  2. Twelve Stones To Divide Jordan’s Sand 
  3. The City Awakes 
  4. Treason Creeps In 
  5. The House Of Rahab 
  6. Array The Troops 
  7. The Seven Shofars 
  8. Crack And Collapse In The Storm Of Lights 
  9. Swordplay 
  10. Omen’s Duty 
  11. I Am Your New King 
  12. Moonset
  13. Walking On Cursed Soil
  14. In Silence 
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