Antimatter

Black Market Enlightenment

2018 (Music In Stone) | post-metal, alternative rock, doom

Sicuramente al tempo non manca il senso dell’ironia. Se gli Antimatter dovevano molto della loro qualità al co-fondatore Duncan Patterson, l’ex-genio ribelle degli Anathema, oggi i loro padri spirituali gioverebbero non poco della maturità raggiunta dall’one-man-band Mick Moss.
A differenza degli ex-padri del doom-death metal (e molto altro a seguire) - artefici di un’evoluzione più o meno condivisibile ma sempre coraggiosa, poi malamente interrotta con le prove in studio degli ultimi 4 anni - il compositore inglese ha saputo reagire all’addio del suo visionario compare, perdendo sì un bagaglio artistico fatto di stimolanti contributi trip-hop ed elettronici, ma sviluppando nel tempo un songwriting potente ed efficace.

E’ così che “Black Market Enlightenment” accoglie tutti gli orfani di un certo rock gotico degli anni 90 (chi ha nominato “Judgement”?), tra riverberi floydiani ereditati dal buon Duncan, massicci riff distorti e l’uso misurato dei fiati, i quali donano un imprevedibile tocco folk/etnico a brani come “Wish I Was Here” e alla straniante “Sanctification”.
Il maggior pregio di questa opera è di saper proporre un quadro vario ma allo stesso tempo monolitico, senza inutili momenti rarefatti o battute di arresto forzate. E’ strabilitante la facilità con cui i suoi brani si succedano uno dopo l’altro, rinunciando a facili colpi di scena. Un esempio è la marcia “This Is Not Utopia”, che tira dritta massiccia e distorta dopo le battute atmosferiche del preambolo del disco, sfumando in “Partners In Crime”, la quale la butta sul pathos sfruttando sapientemente i cliché di genere fatti di orchestrazioni suggestive, puntualmente spazzate via senza pietà dai wall of sound chitarristici.

L’innovazione non è quindi il fine ultimo di questa opera: la qualità di un progetto ormai alla sua completa maturazione è tutta nella capacità di saper governare gli stilemi del post-metal e alternative rock a cavallo tra 90 e 2000, sfruttandoli a proprio piacimento ottenendo composizioni solide, ricche e complesse ma non barocche, senza mai una volta cadere nell’autompiaciuto omaggio a sé stessi, ma riuscendo anzi a tenere alta l’attenzione dell’ascoltatore stupendolo con una semplicità solo apparente.
La voce di Mick Moss è la ciliegina sulla torta. Grave ed elegante, è la perfetta narratrice dei paesaggi cupi e opprimenti attraversati dai suoi testi, negativi e sofferti come e più che mai come da tradizione antimatteriana.

Un artista maturo al 100%, un lavoro che arriva quando non te lo aspetti e dove non avresti mai pensato anni fa.

(29/12/2018)



  • Tracklist
  1. The Third Arm
  2. Wish I Was Here
  3. This Is Not Utopia
  4. Partners in Crime
  5. Sanctification
  6. Existential
  7. What Do You Want Me To Do
  8. Between the Atoms
  9. Liquid Light
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