Aperture

Threads

2018 (Other/Other) | leftfield / sperimentale, spoken word

Sono tanti e a volte impensati i modi di sedurre, nella vita come nell’arte: lo si può fare scopertamente, oppure con strategie subdole che mirano all’inconscio e alla memoria dei sensi; e questa seconda istanza, inutile dirlo, è forse la più efficace in assoluto.
Aperture, duo formato dai fratelli fiorentini Elisabetta ed Emanuele Porcinai, ha lavorato a lungo per incontrare la sua dimensione sonora, che dopo anni di sperimentazioni al confine con le arti performative si concretizza nell’esordio su Other/Other, marchio figlio della britannica Subtext, che ne distribuisce l’edizione in Lp. “Threads”: trame, per l’appunto, fili narrativi intessuti liberamente su un proscenio buio, dove voci e suggestioni acustiche prendono vita come figure illusorie in un sonno profondissimo.

Indugiando negli stessi anfratti cui sempre più spesso attinge Andy Stott, il producer gioca per associazione di idee, accostamenti mai davvero arditi eppure sorprendenti, proiettando nello spazio le note di pianoforti leggermente scordati (“All In Our Head”), uno scricchiolare di assi malferme (“Atmen”), le dita che scorrono sulle corde della chitarra e il similare cigolio di un piede che sfrega sul pavimento (“Anaïs”).
Se l’atmosfera iniziale pare indebitarsi con la scura poesia metropolitana di “Mezzanine” (“In These Awkward Voids”), nel corso di questa mezz’ora abbondante i referenti vanno diradandosi spontaneamente, arrivando ad assistere in men che non si dica alla genesi di una formula espressiva tutta propria: un microcosmo tratteggiato con segni sottili ma decisi, in cui le diafane linee melodiche e gli elementi ritmici ridotti all’osso si intrecciano in una danza dai gesti lenti e ipnotici (“Tide”), una sorta di filo del rasoio per il carezzevole recitato di Elisabetta, che sovente ricorda i flussi di coscienza morbosi di Jenny Hval, sebbene qui la prosa si presenti molto più astratta e distaccata.

Strisciante e sottilmente sensuale, il primo progetto nostrano entrato nell’orbita Subtext lascia da subito il sentore di un delitto perfetto, compiuto con assoluta precisione sfuggendo alla vista di tutti; un pas de deux inclassificabile che nemmeno dopo ripetuti ascolti disvela il suo segreto, invitandoci a rivivere lo spettacolo assente ogni volta con la medesima, complice arrendevolezza.

(23/11/2018)

  • Tracklist
  1. In These Awkward Voids
  2. Rockburn
  3. Tide
  4. All In Our Head
  5. Traumnovelle
  6. Helicopters
  7. Atmen
  8. Vessels
  9. Anaïs
  10. Your Absence
Aperture on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.