Ariana Grande

Sweetener

2018 (Republic) | trap-pop

Come ormai da tradizione, anche a questo giro Ariana Grande ci ha saputo deliziare con un paio di gustosi momenti di cultura popolare. Dapprima è arrivata la sfavillante "No Tears Left To Cry", con le sue inedite progressioni melodiche capaci di snodarsi passo-passo senza mai perdere il filo né risultare piatte - ottimo saggio di scrittura pop, che la cangiante voce dell'autrice cavalca con invidiabile nonchalance. Poi l'atterraggio di "God Is A Woman", momento di trap-r&b con perno ritmico/armonico ben piantato a terra, sopra al quale Ariana sussurra e si dimena fino a un finalone di cori gospel che si ergono come una muraglia. Da notare il videoclip allegato a quest'ultima; nelle mani del fido Dave Meyers, Ariana si è circondata di marmotte urlanti, un discorso para-biblico interpretato addirittura da Madonna, arte rinascimentale riprocessata via meme, e ha fatto pure un ditalino al pianeta Terra.
Il meglio della cifra stilistica della signorina Grande viene fuori proprio su momenti del genere. Una personalità mainstream a tutti gli effetti, che cavalca ogni carosello mediatico messole a disposizione (dal consueto carpool karaoke di James Corden agli sketch del SNL e un pericolosissimo omaggio ad Aretha Franklin), ma anche una ragazza sicura abbastanza da concedersi qualche bizzarra licenza poetica.

E di licenze poetiche su "Sweetener" ce ne sono diverse. Al quarto album in meno di un decennio, e ormai sul punto di detonare una volta per tutte al pari della collega Taylor Swift, Ariana vira bruscamente a sinistra e consegna il suo album più quieto e minimalista - un lavoro tutto sommato atipico nell'attuale panorama anglofono da Top 10. Certo, "Sweetener" rimane un prodotto melodico e ben curato, grazie all'onnipresente mano di Pharrell Williams che sopravvede ai lavori e mette tutti in riga. Ma l'assemblaggio non rincorre necessariamente la costruzione massimalista del singolo radiofonico come ai tempi di "Problem" e "Break Free", ma anzi si gioca quasi tutto di sottrazione.
Con la solita presenza di Nicki Minaj a introdurre le danze, "The Light Is Coming" è un saltellante bap con calibratissima produzione elettronica in punta di dita e un refrain che ti si ficca in testa - peccato solo che dal secondo minuto in poi il pezzo non si sviluppi ulteriormente, rimanendo ancorato a una sorta di filastrocca reminescente di "Lemon" (presentato in anteprima corredato da video, non è stato licenziato come singolo ufficiale). "Blazed" è un altro pezzo di micro-beat dove Pharrell presta la voce e Ariana ricama coretti d'ovatta, ma c'è pure una calibratissima Missy Elliott su "Borderline", irriconoscibile tra imperscrutabili atmosfere synth e una felpatissima linea di basso.

E quando poi "Sweetener" gioca la carta del pop, la formula tende a fondere il tipico rullante narcolettico della trap con liquide interpretazioni vocali tenute sempre a freno. Ci vogliono svariati ascolti per distinguere i pezzi e coglierne le sfumature, vedasi il trittico centrale "Sweetener"-"Successful"-"Everytime", o anche "Better Off", dove delicate melodie quasi in aria da musical vengono supportate da mini-beat elettronici e sparuti arrangiamenti (due fili di tastiere, un sample di steel drums e poco altro). Sono quindi le confessioni personali a fare il resto del lavoro, Ariana interpreta con calma e grazia senza strafare, mettendo tutta l'enfasi sulle storie che sta raccontando.
Menzione di riguardo per la raffinatissima "R.E.M", per la semi-cover del celebre pezzo della madrina Imogen Heap "Goodnight N Go", e per il finale di "Get Well Soon", calibrata dedica alla città di Manchester dopo l'attentato terroristico avvenuto anno scorso durante il concerto della stessa Ariana - considerato il contesto, sarebbe stato facilissimo tirare fuori un'abbaiata strappalacrime alla Kesha, ma è qui che la Grande ci sorprende in positivo, mostrandosi fin troppo elegante.
Il toto-singolo - se mai ne verrà estratto un terzo - a questo punto però converge quasi esclusivamente su "Breatin", l'unico altro pezzo del lotto capace di competere con la più diretta presa melodica dei due già pubblicati.

Ariana è sulla giusta strada. Un po' come l'ultima Rihanna, ha capito che oltre a tirare fuori singoli di successo deve anche costruirsi un profilo artistico più solido, piegando le mode al proprio volere (e non viceversa). In questo viene ampiamente aiutata dalla propria voce, un timbro dolce e innocente col quale recitare la parte della sciantosa tanto cara alla tradizione popolare americana. Ma oggi le viene in soccorso anche l'esperienza in materia, che l'ha aiutata a sviluppare una buona padronanza dei registri più bassi per giocare con l'hip-hop e l'r&b senza dover strafare a tutti i costi. Insomma, Ariana ha capito che i pirotecnici giochi vocali alla Mariah Carey diventano pericolosi con l'avanzare dell'età, ma anche urlare come una Christina Aguilera per far vedere di avere la voce alla fine non è che porti chissà quali risultati sulla lunga distanza. Con tale bagaglio, la sua carriera è ancora ben lontana dal tramontare.
Paradossalmente, adesso manca a "Sweetener" un po' di quel sano divertimento e di sguaiato "puttanellismo" d'alta classifica che aveva adornato le precedenti uscite. Tra qualche annetto, un possibile Greatest Hits di singoli di Ariana Grande potrebbe rivaleggiare con quello della Britney anni 00 e consolidarla tra le icone americane del decennio in corso. Il vero colpaccio, però, sarebbe riuscire a fondere l'irresistibile verve pop dei suoi singoli più famosi con l'eleganza di questo "Sweetener" per la durata di un album intero. Il che forse è chiedere troppo, ma Ariana avrebbe proprio tutte le carte in regola.

(21/08/2018)



  • Tracklist
  1. Raindrops (An Angel Cried)
  2. Blazed feat. Pharrell Williams
  3. The Light Is Coming feat. Nicki Minaj
  4. R.E.M
  5. God Is A Woman
  6. Sweetener
  7. Successful
  8. Everytime
  9. Breathin
  10. No Tears Left To Cry
  11. Borderline feat. Missy Elliott
  12. Better Off
  13. Goodnight N Go
  14. Pete Davidson
  15. Get Well Soon






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