Ash

Islands

2018 (Infectious) | pop-rock

Gli Ash erano tornati al formato-album con “Kablammo!” nel 2015, dopo anni passati a sperimentare nuove sonorità - con la serie di singoli denominata “A-Z” - e a lasciar spazio alle evasioni del leader Tim Wheeler, concretizzatesi in un disco solista e in un altro in collaborazione con Emmy The Great. La pubblicazione di un lavoro sulla lunga distanza dopo tanto tempo era stata, comprensibilmente, segnata dalla voglia del trio nordirlandese di tornare agli elementi-base del proprio stile e quindi di realizzare una serie di canzoni dalla spiccata attitudine rock.
C’era da chiedersi se Wheeler e soci avessero in qualche modo rinnegato la voglia di ampliamento stilistico mostrata tra il 2009 e il 2010, e questo nuovo album era l’occasione perfetta per una risposta alla domanda. Ebbene, i tre fanno capire chiaramente di non aver rinnegato nulla, dando alle stampe il loro lavoro più vario di sempre, che riprende tutto ciò che è stato fatto finora, senza tralasciare niente e proponendo anche qualche novità.

“Islands”, che segna il ritorno del trio alla Infectious, rappresenta, per la maggior parte del suo contenuto, un perfetto riassunto di ciò che hanno fatto gli Ash in oltre vent’anni di attività. Ci sono il rock ruvido e diretto (il primo singolo “Buzzkill”), quello adatto al singalong da grandi concerti (l’iniziale “True Story”), il dolce romanticismo (“Don’t Need Your Love”), le sonorità prettamente elettriche ma più votate all’hi-fi (“Somersault”), quelle, invece, contaminate da tastiere e ritmiche danzerecce (“Confessions In The Pool”), e ci sono altri brani che riprendono le caratteristiche sopra citate con maggior pulizia e dinamismo negli arrangiamenti.
Troviamo, poi, tre canzoni che presentano interessanti novità: “Did Your Love Burn Out?” è basata sulla continua alternanza tra un’anima morbida e sentimentale e una più ruvida, spinta dalla voglia di rivalsa, senza che vi sia un ritornello ma con le due diverse strofe che si rincorrono per tutta la durata del brano; nelle due canzoni conclusive - “Is It True?” e “Incoming Waves” - troviamo, invece, un’interazione tra chitarre e tastiere del tutto inedita negli Ash, visto che, per la prima volta, nessuno dei due elementi prevale sull’altro.

Passando dalla descrizione al giudizio di merito, si può sottolineare come il disco sia caratterizzato da una buona solidità per tutta la propria durata. Così come nel lavoro precedente, non c’è un solo passo falso, e tutte le canzoni risultano sufficientemente valide e accattivanti. Gli Ash non sono mai stati, né devono essere, un gruppo dietro al quale elucubrare complessi ragionamenti concettuali, ma hanno sempre voluto sfornare canzoni fresche e immediate, capaci di invogliare l’ascoltatore al canto e all’ascolto ripetuto. Qui la missione è perfettamente compiuta e l’unico appunto che si può fare al trio è la mancanza di almeno un episodio che possa rivaleggiare con i momenti migliori del passato: “Kablammo!” ne presentava almeno un paio, qui, invece, non ce la sentiamo di inserire alcun brano nell’Olimpo del repertorio della band.
Al lettore, poi, potrà forse venire il dubbio di un disco troppo slegato, vista l’ampia varietà descritta, ma da sempre gli Ash hanno saputo ricondurre a una ben precisa identità esplorazioni musicali di natura diversa, e riescono a farlo anche qui, e non solo perché i testi hanno tutti, a detta di Wheeler, un’unica fonte di ispirazione, ovvero la fine di un’importante storia d’amore per la quale l’autore non si dà pace.

In definitiva, in quello che è il disco più audace della loro carriera, gli Ash, pur senza far gridare al miracolo, sono riusciti a realizzare un prodotto che ha tutte le carte in regola per regalare numerosi ascolti piacevoli ai fan e a tutti coloro che apprezzano l’unione tra energia e melodia all’insegna di qualità e ispirazione.

(25/05/2018)



  • Tracklist
  1. True Story
  2. Annabel
  3. Buzzkill
  4. Confessions In The Pool
  5. All That I Have Left
  6. Don’t Need Your Love
  7. Somersault
  8. Did Your Love Burn Out?
  9. Silver Suit
  10. It’s A Trap
  11. Is It True?
  12. Incoming Waves
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